Che fare?

In questi giorni ho letto tante cose sul fatto di scrivere per Mondadori-Einaudi pur essendo di sinistra, ho letto articoli più o meno informati, ho letto post, opinioni e risposte come quelle di Eraldo Baldini, Eugenio Scalfari o Diego Cugia (solo per citarne qualcuna). Ho ricevuto mail con inviti a passare ad altre case editrici, appelli al boicottaggio dei libri Mondadori, critiche ed elogi. Ringrazio tutti perché mi hanno permesso di chiarire il mio pensiero al riguardo e di sciogliere anche quelle contraddizioni che mi facevano attribuire un certo “mal di pancia”.
La mia posizione al riguardo è questa:

non voglio lasciare un patrimonio di cultura, di civilità e di democrazia come è il catalogo Einaudi e in gran parte anche Mondadori nelle mani di quello che anch’io considero una delle grandi sciagure di questo paese.

Il mio posto dentro quella storia non è suo, e io intendo difenderlo con tutte le mie forze, e finché potrò scrivere al meglio e in piena libertà e sarò in compagnia di gente che si riconosce in quei valori (autori, editor e lavoratori a vario titolo) io resisterò assieme a loro.

Perché una casa editrice, non è un’azienda come un’altra. Quando è e resta libera il suo nome e la sua faccia non sono quelli del padrone ma dei suoi libri, dei suoi autori e dei suoi lettori. La proprietà culturale di quella casa editrice è questa e va difesa da quell’altra proprietà, facendo in modo –grazie anche a quei libri- che le cose possano tornare ad essere degne di un paese civile.

Combattere il sistema dall’interno, quando questo non richiede compromessi è altrettanto utile che farlo dall’esterno, soprattutto se un sistema così invasivo come quello che stiamo vivendo in Italia lascia pochissimi spazi al di fuori di se stesso.

Rispetto tutte le posizioni individuali di chi intenda fare una scelta diversa, ma per me andarmene sarebbe solo una fuga, un gesto facile, buono far bella figura e a farsi pagare meglio da un’altra parte (ho la fortuna di essere un autore appetibile), ma inutile, incoerente e per di più dannoso.

Passare in blocco, come si chiede a molti di noi, ad altre grandi case editrici significherebbe occupare lo spazio di chi già c’è e vende meno di noi (siamo in periodo di crisi e questa è la logica del mercato) oltre che lasciare il nostro posto ad autori più in linea con i desideri del padrone. Passare armi e bagagli a case editrici più piccole ma più “pure” (con le quali molti di noi comunque pubblicano particolari progetti con grandi e reciproche soddisfazioni) significherebbe caricarle di un lavoro che non potrebbero soddisfare in pieno, limitando la penetrazione del libro.

Tutto questo, assieme alla proposta di boicottaggio della Mondadori –che in un paese di non lettori come l’Italia si traduce in un boicottaggio del libro e della lettura- significa solo meno spazi, meno voci, meno libri in libreria. E meno spazio ovunque, dal momento che la coerenza chiederebbe a molti di noi di uscire anche dalla televisione. E chiederebbe anche, sia a noi che al lettore, di esercitare lo stesso boicottaggio su tutti i numerosi e spesso sconosciuti esempi di conflitto di interesse che, come fa notare Diego Cugia, sono tanti e non si limitano soltanto all’editoria.

Cosa che riporta tutto al nocciolo della questione: il conflitto di interesse, mai risolto da politici ed elettori, che adesso sembra avere l’ultimo campo di battaglia sulla pelle di un pugno di scrittori.

Un conflitto di interesse che una volta risolta l’anomalia Berlusconi si riproporrà di nuovo per altri soggetti, anche se in modo meno appariscente. Ma questa è un’altra storia.

Per cui torno all’argomento in questione e per quanto mi riguarda lo concludo: finché potrò farlo bene, liberamente e in buona compagnia continuerò a scrivere i miei libri anche per Einaudi e anche per Mondadori. Spero che un giorno –magari anche grazie a quei libri- chi ha deciso di non farlo più possa tornare a leggerli senza mal di pancia.

Carlo Lucarelli


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edita dalla Star Comics e creata da Carlo Lucarelli,
Mauro Smocovich e Giuseppe Di Bernardo.
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creato da Chiara Bertazzoni e Michele Celentano.
Voce narrante: Isabella Mancini.

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