"Blu Notte" è il titolo della trasmissione televisiva che Carlo Lucarelli conduce per RAI Tre
Blu Notte è un programma di Carlo Lucarelli, Giuliana Catamo, Paola De Martiis
Condotto da Carlo Lucarelli
Con la consulenza di Francesco La Licata e Vincenzo Vasile.
Inchieste di Vincenzo Vasile.
Produttore esecutivo Francesca Perelli, Carlotta Zanini.
Regia di Alessandro Patrignanelli.
Una produzione Raitre - Etabeta S.p.A.
Autore musicale Alessandro Molinari
Una produzione Ra iTre - Etabeta S.p.A.


"Dopo tanti anni passati a raccontare quegli episodi della metà oscura della storia recente del nostro paese che chiamiamo “misteri italiani”, ci siamo accorti che stavamo disegnando un grande mosaico.
La nascita e lo sviluppo delle grandi famiglie della criminalità organizzata (la ‘ndragheta, cosa nostra, la camorra), le varie fasi del terrorismo e della violenza politica, gli intrecci tra malapolitica e finanza criminale, i singoli delitti eccellenti: tutte tessere di un grande disegno che senza avere necessariamente una logica comune (un grande vecchio) e senza forzature dietrologiche contribuiscono a raccontare quello che eravamo e quello che siamo ancora.
Quest’anno ci siamo dedicati ad alcune delle tessere che ancora mancano a quel grande mosaico, come la storia della P2 o quella della mafia dei casalesi, o le voci interne a Cosa Nostra espresse dai collaboratori di giustizia (la mafia che parla).
A queste abbiamo aggiunto altri episodi che anche se sembravano fuori dai due filoni principali delle nostre storia (mafia, terrorismo, politica criminale) con quelli avevano tantissimo a che fare, come le cosiddette “navi a perdere”, il traffico di rifiuti tossici e radioattivi sia a livello nazionale che internazionale, la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
Personalmente da questo studio ho capito due cose.
La prima: anche se non esiste un grande vecchio o un grande complotto esiste comunque nella nostra storia e nella nostra società un “humus criminale”, “ambientale” addirittura, che fa in modo che tanti elementi ricorrano in un insieme di interessi comuni: imprenditori senza scrupoli, istituzioni infedeli, criminalità organizzata, politici corrotti. Un “sistema Italia” –la sua metà oscura, naturalmente- che da tempo si sostiene, si alimenta, si copre e si potegge “istintivamente”. E si rinnova.
La seconda: abbiamo ancora tante, ma tante altre tessere da raccontare per completare il mosaico.
"
Carlo Lucarelli



MISTERO IN BLU, BLU NOTTE e LUCARELLIRACCONTA

La prima serie si intitolava "Mistero in Blu" è andata in onda nel 1998.
Laseconda serie intitolata "Blu Notte" è andata in onda nel 1999. La terza nel 2000
La
quarta serie intitolata "Blu Notte - Misteri d'Italia" ed è andata in onda nel 2001.

La quinta serie intitolata "Blu Notte - Misteri Italiani" è andata in onda nel 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009.
La undicesima serie intitolata "Lucarelliracconta” è andata in onda nel 2010.


http://www.blunotte.rai.it

BLU NOTTE (seconda serie) su rai click

Le musiche di Blu Notte

versione Blu Notte

versione Blu Notte Misteri d'Italia



Ecco dalle parole dello stesso Carlo Lucarelli quanto dura la preparazione tipo per una puntata di "Blu Notte":
"Prima parte la ricerca su tutti i casi contemporaneamente, affidata ai vari giornalisti e a Viganò e Riva e di solito dura tre o quattro mesi. Poi, caso per caso, andiamo sul luogo per una settimana a fare le indagini e girare le ricostruzioni, più un'altra settimana per scrivere io e montare loro, più due giorni per registrare in studio più altri tre per montare tutto. Fai il conto e questa è una puntata di Blu Notte."
(quasi cinque mesi!)

Carlo Lucarelli per Mistero in Blu si è avvalso della collaborazione di Paola De Martiis, Giuliana Catamo, Silio Bozzi, Alessandro Riva & Lorenzo Viganò e Paola Mordiglia.
Per Blu Notte - Misteri italiani si avvale della collaborazione d d


Mistero in Blu (prima serie - 1998):

01. Alvise (Firenze)
02. Francesca (Bologna)
03. Max (Rimini)
04. Antonella (Catania)
05. Nadia (Chiavari - Genova)
06. Giuliano ed Enrico (Val di Susa -Torino)
07. Alessandra (Castellina - Siena)
08. Laura (Clusone - Brescia)



Blu Notte (seconda serie - 1999):

01. Lea (Bologna) 14 - 04 - 1999
02. Luigia e Antonella (Genova) 21 - 04 -1999
03. Simonetta (Milano) 28 - 04 - 1999
04. Lidia (Varese) 5 - 05 - 1999
05. Gianfranco (Firenze) 12 - 05 - 1999
06. Clotilde (Milano) 19 - 05 - 1999
07. Duilio (Roma) 26 - 05 - 1999
08. Elisa e Patrizio (Latina) 2 - 06 - 1999
09. Massimo (Aosta) 9 - 06 - 1999
10. Mara (Perugia) 16 - 06 - 1999
11. Mimmo, Gemma e Angela (Napoli) 23 - 06 - 1999
12. Maria Luisa (Trento) 30 - 06 - 1999



Blu Notte (terza serie - 2000)

01. Antonella (Roma) 3 ottobre 2000
02. Stevanin (Terrazzo) 10 ottobre 2000
03. Anna Laura (Pordenone) 17 ottobre 2000
04. Christian (Castelgulcina - Bolzano) 24 ottobre 2000
05. Floride (Urbino) 1 novembre 2000
06. Susy (Siracusa) 8 novembre 2000
07. Roberta (Falconara Albanese - Cosenza) 15 novembre 2000
08. I Misteri di Alleghe (Belluno) 22 - novembre 2000
09. Enzo (Sabaudia - Latina) 29 novembre 2000
10. Agata (Coglio di Vobarlo - Brescia) 6 dicembre 2000
11. Prof. Klinger (Milano) 13 dicembre 2000
12. Luigi (Sant'alberto - Ravenna) 20 dicembre 2000
13. Aurora (Palermo) 27 dicembre 2000



Blu Notte - Misteri Italiani (quarta serie - 2001)

01. Michele Sindona (17 ottobre 2001)
02. Graziella Campagna (24 ottobre 2001)
03. Sergio Castellari (31 ottobre 2001)
04. "Gioia Tauro" (7 novembre 2001)
05. Antonio Ammaturo (14 novembre 2001)
06. La "Uno Bianca" (21 novembre 2001)
07. Roberto Calvi (28 novembre 2001)
08. Enrico Mattei (5 dicembre 2001)
09. Mauro De Mauro (12 dicembre 2001)
10. Antonino Gioè (19 dicembre 2001)



Blu Notte - Misteri Italiani (quinta serie 2002)

01. Il Caso Salvatore Giuliano (29 dicembre 2002)
02. Il Caso Ustica (05 gennaio 2003)
03. Il Caso Wilma Montesi (12 gennaio 2003)
04. Il Caso Antonino Agostino, Emanuele Piazza (19 gennaio 2003)
05. Il Caso Pier Paolo Pasolini (26 gennaio 2003)
06. Il Caso della Strage di Bologna (2 febbraio 2003)
07. Il Caso Alceste Campanile (9 febbraio 2003)
08. Il Caso Mostro di Firenze - Prima Parte (16 febbraio 2003)
09. Il Caso Mostro di Firenze - Seconda Parte (23 febbraio 2003)
10. Il Caso Giuseppe Beppe Alfano (2 marzo 2003)
11. Il Caso Paolo Borsellino (9 marzo 2003)



Blu Notte - Misteri Italiani (speciale 2003)

Mercoledì 25 giugno 2003 alle ore 20:50, su Raitre, puntata speciale di Blu Notte.
Carlo Lucarelli accompagna gli spettatori attraverso "La Mattanza. Dai silenzi sulla mafia al silenzio della mafia". Titolo che dice tutto circa il tema della puntata: i delitti di quella che fu anche definita l'Onorata Società, dagli anni '60 ad oggi, con particolare attenzione ai rapporti mafia-politica (si parlerà anche del 41 bis, invisa norma che istituisce un regime di "massima sicurezza" per i mafiosi incarcerati) e un ricordo particolare di Padre Puglisi, a 10 anni dalla morte dell'eroico sacerdote del quartiere Brancaccio ucciso dalla mafia il 15 settembre '93.



Blu Notte - Misteri Italiani (sesta serie 2004) Prima parte

01. La storia delle Brigate Rosse - Prima Parte (01 aprile 2004)
02. La Storia delle Brigate Rosse - Seconda Parte (08 aprile 2004)
03. Il Mostro di Firenze (15 aprile 2004)

... è prevista una puntata su La Mattanza dai silenzi sulla Mafia al silenzio della Mafia ma la trasmissione viene interrotta.
Viene dichiarato che riprenderà in Ottobre 2004.
Effettivamente riprende:

Blu Notte - Misteri Italiani (sesta serie 2004) Seconda parte

04. La Mattanza dai silenzi sulla Mafia al silenzio della Mafia - (17 ottobre 2004)
05. La storia della 'Ndrangheta - (24 ottobre 2004)

06. Milano Calibro Nove - (31 ottobre 2004)
07. La storia della Camorra - (7 novembre2004)
08. La Banda della Magliana - (14 novembre 2004)



Blu Notte - Misteri Italiani (settima serie 2005)

01. La strage di piazza Fontana, un processo senza fine (11 settembre 2005)
02. Mauro De Mauro - nuova versione aggiornata (18 settembre 2005)

03. OSS, CIA, GLADIO, i rapporti segreti tra america e Italia (25 settembre 2005)
04. La violenza negli stadi negli anni '70 (2 ottobre 2005)
05. Vita e morte di Pier Paolo Pasolini (9 ottobre 2005)

01. La strage di piazza Fontana, un processo senza fine (11 settembre 2005)
12 dicembre 1969: tre bombe esplodono contemporaneamente a Milano e Roma. Diciassette morti e oltre 100 feriti. E' l'inizio della strategia della tensione con il preciso obiettivo di condurre a un colpo di stato autoritario. I bersagli sono civili, adulti e bambini.
02. Mauro De Mauro (18 settembre 2005)

03. OSS, CIA, GLADIO, i rapporti segreti tra america e Italia (25 settembre 2005)
Quale ruolo hanno avuto i servizi segreti americani in Italia, in che modo è stata combattuta la guerra fredda, attraverso quali patti segreti e innominabili? Questa è una storia di spie, oscura e misteriosa, che inizia con lo sbarco alleato in Sicilia nel '43 e si conclude con la caduta del muro di Berlino.
04. La violenza negli stadi negli anni '70 (2 ottobre 2005)
Che cosa hanno significato gli anni '70 nella storia d'Italia? Di sicuro la stagione più controversa della Prima repubblica: anni di piombo ma anche anni di grandi conquiste, anni di ideali e speranze, nei quali però si moriva di politica, a destra come a sinistra. Anni di scelte estreme, di segreti e misteri, di morti assurde e inspiegabili, di complotti, che hanno cambiato per sempre la vita di due generazioni. Ma davvero tutto è stato chiarito, analizzato, e riportato alla luce ?
05. Vita e morte di Pier Paolo Pasolini (9 ottobre 2005)
Con le parole, le immagini e i versi, Pier Paolo Pasolini ha descritto, amato e criticato l'Italia. A distanza di 30 anni ci rimangono la vita difficile e straordinaria di un vero intellettuale, i giudizi sommari di chi non lo aveva mai amato e le bugie di un giovane assassino. L'omosessualità dello scrittore, peraltro mai nascosta, è l'unica spiegazione di un feroce massacro o la pista politica può ancora rivelare aspetti poco noti, e in parte ancora attuali, della storia recente?



Blu Notte - Misteri Italiani (ottava serie 2007)

01. Terra e Libertà. Gli omicidi Miraglia, Rizzotto e Carnevale (10/03/2007)
02. Anomalia sarda. La criminalità in Sardegna (17/03/2007)
03. L'armadio della vergogna, le stragi naziste (02/09/2007)
04. G8 genova (09/09/2007)
05. Strage di Piazza della Loggia (16/09/2007)
06. Trapani, coppole e colletti bianchi (23/09/2007)
07. Il naufragio fantasma (30/09/2007)
08. Una guerra di spie, il rapimento dell'imam Abu Omar (07/10/2007)



Blu Notte - Misteri Italiani (nona serie 2008)

01. La Mafia al Nord (31/08/2008)
02. Tangentopoli (07/09/2008)
03. Mafia & Politica (14/09/2008)
04. Amianto: una strage silenziosa (21/09/2008)
05. Il racket delle estorsioni (28/09/2008)
06. Messina, un enigma da decifrare (05/10/2008)



Blu Notte - Misteri Italiani (decima serie 2009)

01. L’ombra oscura della P2 (02/10/2009)
02. Navi a perdere – Il mare dei veleni (09/10/2009)
03. Dentro Cosa Nostra – La storia dei ‘pentiti’ di mafia (16/10/2009)
04. Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (23/10/2009)
05. Il clan dei Casalesi – Soldi, silenzio e sangue (30/10/2009)
06. Sicilia nera - Dall’omicidio di Peppino Impastato alla strage della Caserma di Alcamo Marina (06/11/2009)

01. L’ombra oscura della P2 (02/10/2009)
La mattina del 17 marzo 1981 scatta un’operazione di indagine estremamente riservata. Su mandato dei giudici di Milano Gherardo Colombo e Giuliano Turone, che stanno indagando sul bancarottiere Michele Sindona, la Guardia di Finanza perquisisce una fabbrica di abbigliamento nella provincia di Arezzo e scopre una lista di migliaia di nomi di affiliati ad una loggia massonica segreta: la Loggia Propaganda Due, la P2.
A capo di quella loggia segreta è Licio Gelli, il Maestro Venerabile, uno tra gli uomini più potenti d’Italia. Nella lista, infatti, appaiono quasi tutti i componenti dello stato maggiore dell’Esercito e dei vertici dei servizi segreti, diversi industriali, giornalisti, 44 parlamentari, alcuni ministri e un segretario di partito. Si tratta di uno scandalo politico senza precedenti.
Un anno dopo si scoprirà anche che Loggia P2 aveva un programma politico e istituzionale: il cosiddetto “Piano di Rinascita Democratica”, un progetto di riforme dello Stato, della politica e della società civile italiana in senso autoritario che oggi è tornato drammaticamente di attualità.

02. Navi a perdere - Il mare dei veleni (09/10/2009)
Nel mare della Calabria – secondo le recenti dichiarazioni del pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti – sono state affondate più di 30 navi contenenti rifiuti tossici.
Un grosso affare tra organizzazioni criminali, servizi segreti e politica.
Cunsky, Jolly Rosso, Rigel , Karin B., Marco Polo, Koraline, Nicos 1, Alessandro I sono nomi che alla maggior parte delle persone non dicono niente. In realtà sono nomi di navi scomparse nel mare. Alcune volte ricompaiono – come la Cunsky - alcune volte no.
Cosa trasportavano quelle navi? Quali sono state le circostanze del loro naufragio o del loro affondamento? E che traffici si nascondono dietro le loro strane rotte?
Carlo Lucarelli, seguendo le orme dell’ufficiale di Marina, Natale De Grazia - uno dei tanti eroi sconosciuti del nostro Paese – e di alcuni coraggiosi magistrati, ci apre le porte al mistero delle navi fantasma inabissate al largo delle coste italiane con il loro carico di rifiuti tossici o addirittura radioattivi.
In seguito allo spiaggiamento della motonave Jolly Rosso, avvenuto il 14 dicembre 1990 sulla costa di Amantea in Calabria, parte un’inchiesta che viene subito osteggiata e, tra coinvolgimenti dei servizi segreti ed intercettazioni dei magistrati, prosegue fino alla morte in circostanze misteriose di Natale De Grazia

03. Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (16/10/2009)
Sulla vicenda di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin si è parlato molto e il Parlamento ha creato una Commissione d’Inchiesta che ha lavorato per anni.
Ma una versione univoca sulle cause della morte dei due giornalisti del Tg3 della Rai ancora non c’è. Come non c’è una descrizione univoca della dinamica dell’attentato: agguato per rapina – con colpi di Kalashnikov sparati da lontano – come conclude la relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare presieduta dall’onorevole Carlo Taormina, o esecuzione – con colpi di pistola sparati a bruciapelo – come sembrano confermare tutte le testimonianza raccolte subito dopo l’eccidio.
I misteri intorno all’agguato del 20 marzo 1994 a Mogadiscio sono tanti: a cominciare dalla dinamica dell’aggressione, passando alla condanna a 26 anni di Hashi Omar Hassan, il cittadino somalo venuto in Italia per testimoniare e poi condannato per il duplice omicidio, fino alla scomparsa di alcune cassette con l’intervista al sultano di Bosaso, l’ultima intervista realizzata da Ilaria e Miran in Somalia.
Ilaria e Miran probabilmente avevano scoperto qualcosa di inquietante: traffici internazionali di rifiuti tossici e di armi, nascosti dietro la cooperazione internazionale ai paesi in via di sviluppo.
Analizzando tutta la documentazione, le evidenze e i dettagli legati a quel tragico 20 marzo del 1994, si porta alla conoscenza di tutti un mistero ancora irrisolto, ma anche una vicenda profondamente umana dove spicca la figura e la dignità dei genitori di Ilaria.

04. Dentro Cosa Nostra - La storia dei "pentiti" di Mafia (23/10/2009)
Il 15 luglio 1984 arriva a Roma, estradato dagli Stati Uniti, Tommaso Buscetta. Reduce da un tentativo di suicidio e dallo sterminio di quasi tutta la sua famiglia, si “pente” e grazie alla sua collaborazione con il giudice Giovanni Falcone, per la prima volta la Mafia comincia a non avere più un misteri.
Buscetta parla, svela organigrammi, nomi, traffici, struttura, omicidi. Si ferma solo quando sta per parlare dei rapporti tra mafia e politica. La sua confessione è uno dei pilastri su cui si basa il Maxiprocesso, il primo vero e proprio processo alla Mafia.
La prima legge sui collaboratori di giustizia in Italia viene varata nel 1991. I suoi effetti sono dirompenti: moltissimi mafiosi, dopo le condanne del Maxiprocesso e le conseguenze della sanguinosa guerra interna scatenata dai Corleonesi, iniziano a collaborare usufruendo dei programmi di protezione e reinserimento della legge. La Mafia sembra quasi sconfitta.
Nel 2001 è approvata una nuova legge – che per alcuni restringe i troppi “privilegi”, mentre per altri, di fatto, indebolisce le possibilità di scoprire, attraverso l’aiuto dei collaboratori di giustizia, il cosiddetto terzo livello: i rapporti della mafia con la politica.
Le testimonianze dei numerosi ‘pentiti’ non solo ripercorrono vicende umane dai tratti sconvolgenti, ma anche la storia di una delle maggiori organizzazioni criminali di tutti i tempi. Un’occasione unica per conoscere la Mafia dal suo interno.

05. Il clan dei Casalesi - Soldi, silenzio e sangue (30/10/2009)
Il 1 luglio 1998 si apre uno dei più importanti processi alla criminalità degli ultimi anni in Italia.
Paragonabile, se non superiore, per numero di imputati, delitti commessi e giro di affari criminali al Maxiprocesso di Palermo.
E’ stato praticamente ignorato dai media nazionali fino a che uno scrittore esordiente – Roberto Saviano – scrive “Gomorra”, parlando – tra le altre cose – anche delle vicende trattate nel processo.
Da allora tutti sanno cos’è il Clan dei Casalesi. Tutti conoscono i soprannomi evocativi dei principali imputati: “Sandokan”, “Cicciotto ‘e mezzanotte”, “O fuggiasc”, “Walterino”. O’ ninno”, “Bin Laden”.
Sono questi i componenti di questa camorra di paese – più simile alla mafia corleonese che alla camorra di Napoli –che ha insanguinato e distrutto l’economia e l’ambiente di uno dei luoghi più belli e più ricchi della Campania.
Dall’ascesa di Antonio Bardellino nella lotta contro la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo fino alla strage dei Ghanesi di Castelvolturno alla fine del 2008, Carlo Lucarelli, grazie anche alla testimonianza di eccezione di Roberto Saviano, ci racconta una delle organizzazioni criminali più pericolose e più “imprenditoriali” del mondo, capace di riciclare con furbizia e scaltrezza i proventi delle sue molteplici attività fino a costruire un vero e proprio impero finanziario internazionale.

06. Sicilia nera (06/11/2009)
Dall’omicidio di Peppino Impastato alla strage della Caserma di Alcamo Marina
Diversi misteri si succedono in Sicilia negli anni ’70. Il 9 maggio 1978 viene ucciso a Cinisi in provincia di Palermo, Peppino Impastato.
Peppino è figlio di un uomo d’onore, ma nonostante questo sceglie di sfuggire ad un destino segnato e riesce a mettere in difficoltà la mafia di Tano Badalamenti, con l’ironia tipica di quegli anni, ma soprattutto, con la controinformazione che viaggia sulle frequenze di una delle prime radio libere: “Radio Aut”.
L’omicidio inizialmente è fatto passare per un attentato terroristico andato male, ma la tenacia della madre Felicia e del fratello Giovanni e del gruppo di tutti i suoi amici conducono ad una mobilitazione popolare e ad un film – “I cento passi” – smascherando l’iniziale depistaggio e arrivando alla condanna, per omicidio, di Tano Badalamenti.
Il 26 gennaio 1976 nella casermetta dei carabinieri di Alcamo Marina, in provincia di Trapani, vengono assassinati l'appuntato Salvatore Falcetta e il carabiniere Carmine Apuzzo.
Sono arrestati e incriminati dell’omicidio cinque giovani del posto che confessano e vengono condannati. Dopo anni e ulteriori indagini si scopre che quei cinque giovani sono stati sottoposti a torture e che le loro confessioni sono state estorte. Il 10 giugno del 2009 la Prima Sezione della Corte di Cassazione ha stabilito la revisione del processo in cui quei giovani furono condannati. Uno di loro, in carcere da 21 anni, sta scontando ancora l’ergastolo.
Il 27 ottobre 1972 Giovanni Spampinato - un giornalista che stava indagando sull’omicidio di un ingegnere imprenditore - viene ucciso a Ragusa da Roberto Campria, figlio dell'allora Presidente del tribunale della città. Il movente dell’omicidio è rimasto ambiguo e avvolto nel mistero.





LUCARELLIRACCONTA


1. Nelle mani dello Stato
2. La trattativa
3. La morte sul lavoro
4. La mala del Brenta
5. La quarta mafia

http://www.lucarelliracconta.rai.it

Dopo dieci edizioni di “Blu Notte - Misteri italiani”, Carlo Lucarelli ritorna su Rai Tre con un nuovo programma: “Lucarelliracconta”.
Lo scrittore e conduttore televisivo riprende con il suo appassionante stile narrativo un percorso di indagine e ricostruzione di alcune delle più controverse vicende della società italiana.

Cinque nuovi casi della nostra storia recente: La mala del Brenta, La quarta mafia, La morte sul lavoro, Nelle mani dello Stato e La trattativa, per raccontare fatti che troppo spesso rimangono nascosti o vengono archiviati, dove la storia del crimine inevitabilmente si intreccia alla storia di chi al crimine si contrappone o di chi fatalmente ne rimane vittima.

Ogni puntata avrà un prologo e un epilogo con un’intervista di Carlo Lucarelli a un personaggio che introduce e chiude il tema trattato nella puntata.
Per quella dedicata alla trattativa tra lo Stato e la mafia sarà lo scrittore Andrea Camilleri a introdurci nelle pieghe di una storia di misteri, di stragi sanguinose, di apparati dei servizi segreti deviati. Una storia a cui si aggiungono sempre nuovi elementi, una sorta di mosaico che, giorno dopo giorno, sembrerebbe apparire più definito. Perché soprattutto questa è la storia di un’ipotesi, l’ipotesi di un filo che ha legato e lega Cosa Nostra non solo all’economia, non solo alla politica, ma a una parte dello Stato.

Un’intervista al giallista Massimo Carlotto, invece, ci accompagnerà nelle vicende di una mafia del Nord, “La mala del Brenta” di Felice Maniero, detto “faccia d’angelo”, che con la sua feroce organizzazione criminale dal piccolo paese di Campolongo Maggiore arriva a controllare non solo tutto il Veneto, ma anche altre zone d’Italia e traffici illegali internazionali con i Balcani. La parabola di Felice Maniero sembrerebbe quasi incarnare, da un punto di vista criminale, l’espansione fulminea del Nord-Est, uno dei settori geografici più produttivi del nostro Paese.
Si snoda in Puglia l’inchiesta su “La quarta mafia”, la Sacra Corona Unita. Una mafia autoctona che si ispira alla Camorra e alla ‘Ndrangheta, fatta di estorsioni e di usura, di traffico di stupefacenti, armi e sigarette, di omicidi e di bombe. Ma anche di rituali segreti, di parole arcaiche come formule magiche, immagini sacre bruciate. Forse l’unico esempio in Italia di mafia che è stata sconfitta e sradicata da una terra che, come Don Luigi Ciotti ci racconta, può essere ‘sfruttata’ in maniera positiva.

Non ha invece connotazioni territoriali la puntata su “La morte sul lavoro”che si apre con un prologo di Ascanio Celestini sulla difficoltà di narrare un mondo del lavoro sempre più frammentato e convulso. Carlo Lucarelli cercherà di indagare le ragioni profonde degli incidenti, i problemi della sicurezza sul lavoro, quanto è stato fatto per difenderla e quanto ancora resta da fare per impedire che il lavoro, fondamento nella nostra Repubblica e della nostra Costituzione, invece di portar vita e possibilità di esprimere il proprio talento, porti così la morte.

La puntata “Nelle mani dello Stato” - ­introdotta dall’intervista a un cantautore con un forte interesse per i temi sociali come Daniele Silvestri - racconta di luoghi diversi: caserme, questure, carceri, reparti penitenziari degli ospedali, ospedali psichiatrici giudiziari, centri di identificazione ed espulsione, in cui un cittadino finisce nelle mani dello Stato perché arrestato o fermato, detenuto in attesa di giudizio, condannato, o semplicemente bisognoso di cure. Ci sono leggi, procedure, controlli e persone che regolano questa tutela. Ci sono forme di garanzia che, in una democrazia, spesso funzionano ma altre volte no. Come nei casi di Stefano Cucchi o Federico Aldrovandi, o come in quelli di donne e uomini che stavano dietro le sbarre e che sono morti di morte violenta mentre erano nelle mani dello Stato.

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BLU NOTTE IN DVD

Esistono due serie di DVD pubblicati da De Agostini e dal Corriere della Sera

BLU NOTTE - De Agostini

i DVD di Blu Notte della De Agostini

01 La Uno bianca
02 I delitti del mostro di Firenze
03 Oss, Cia, Gladio - I rapporti segreti tra America e Italia
04 La strage di Ustica
05 La banda della Magliana - Il potere del crimine
06 La strage di Bologna - Il dolore della memoria
07 Il caso Mattei - Un "visionario" scomodo
08 La scomparsa di Mauro De Mauro - Un mistero di Stato
09 La storia della Camorra
10 Michele Sindona - Banchiere di Dio o diavolo?
11 Milano calibro nove
12 Il caso Montesi
13 Salvatore Giuliano
14 Il caso Calvi
15 La storia dell 'Ndrangheta
16 Antonino Gioè - Il boss suicida
17 Pier Paolo Pasolini - Morte di un poeta
18 Poliziotti allo sbaraglio
19 Brigate Rosse prima parte
20 Brigate Rosse seconda parte
21 Paolo Borsellino
22 Sergio Castellari - Un suicidio anomalo
23 Anni Settanta - Gli anni della violenza
24 Beppe Alfano - Un cronista di frontiera
25 Gioia Tauro - La strage dimenticata
26 Terra e libertà - Morte di tre sindacalisti
27 L'anomalia sarda - La fabbrica dei sequestri
28 Elisa e Patrizio
29 Mara - Il delitto di Todi
30 Lidia - Il delitto di Cittiglio
31 Luigia e Antonella - Il delitto di Genova
32 Antonella Di veroli - Il delitto di Montesacro
33 Stevanin - Il serial killer di Terrazzo
34 Annalaura - Il delitto di Pordenone
35 Susy - Il delitto di Siracusa
36 Roberta Lanzino - Il delitto di Falconara Albanese
37 I misteri di Alleghe
38 Floride - Il delitto di Urbino
39 Il professor Klinger - Il delitto di Milano
40 Enzo - Il delitto di Sabaudia
41 L'archivio della vergogna
42 Genova 2001, G8
43 Piazza della Loggia: Il luogo della memoria
44 Il naufragio fantasma
45 Una guerra di spie


Blu Notte - Corriere della Sera


i DVD del Corriere della Sera

01 Le Brigate Rosse prima parte
02 Le Brigate Rosse seconda parte
03 Piazza Fontana
04 La Mattanza
05 Piazza della Loggia
06 La Uno bianca
07 Strage di Bologna
08 La banda della Magliana
09 Enrico Mattei
10 Pier Paolo Pasolini
11 L'armadio della vergogna
12 Cia, Oss, Gladio
13 Anni 70
14 la scomparsa di Mauro De Mauro
15 Michele Sindona
16 La 'Ndrangheta
17 G8. Genova 2001
18 La storia della Camorra
19 Mafia al nord
20 Una guerra di spie
21 Amianto
22 Tangentopoli
23 Terra e libertà
24 Il naufragio fantasma


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Seguono alcuni articoli apparsi sui quotidiani:



SOSPESA LA TRASMISSIONE BLU NOTTE. CARLO LUCARELLI DICE LA SUA SU "LA REPUBBLICA":

La decima edizione di Blu Notte - Misteri Italiani
La presentazione di Carlo Lucarelli
Dopo tanti anni passati a raccontare quegli episodi della metà oscura della storia recente del nostro paese che chiamiamo “misteri italiani”, ci siamo accorti che stavamo disegnando un grande mosaico.
La nascita e lo sviluppo delle grandi famiglie della criminalità organizzata (la ‘ndragheta, cosa nostra, la camorra), le varie fasi del terrorismo e della violenza politica, gli intrecci tra malapolitica e finanza criminale, i singoli delitti eccellenti: tutte tessere di un grande disegno che senza avere necessariamente una logica comune (un grande vecchio) e senza forzature dietrologiche contribuiscono a raccontare quello che eravamo e quello che siamo ancora.
Quest’anno ci siamo dedicati ad alcune delle tessere che ancora mancano a quel grande mosaico, come la storia della P2 o quella della mafia dei casalesi, o le voci interne a Cosa Nostra espresse dai collaboratori di giustizia (la mafia che parla).
A queste abbiamo aggiunto altri episodi che anche se sembravano fuori dai due filoni principali delle nostre storia (mafia, terrorismo, politica criminale) con quelli avevano tantissimo a che fare, come le cosiddette “navi a perdere”, il traffico di rifiuti tossici e radioattivi sia a livello nazionale che internazionale, la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
Personalmente da questo studio ho capito due cose.
La prima: anche se non esiste un grande vecchio o un grande complotto esiste comunque nella nostra storia e nella nostra società un “humus criminale”, “ambientale” addirittura, che fa in modo che tanti elementi ricorrano in un insieme di interessi comuni: imprenditori senza scrupoli, istituzioni infedeli, criminalità organizzata, politici corrotti. Un “sistema Italia” –la sua metà oscura, naturalmente- che da tempo si sostiene, si alimenta, si copre e si potegge “istintivamente”. E si rinnova.
La seconda: abbiamo ancora tante, ma tante altre tessere da raccontare per completare il mosaico.
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LA POLEMICA: Ma a chi diamo fastidio se parliamo di mafia?


CARLO LUCARELLI

Il mio cellulare non prende mai. Ogni volta che guardo il display vedo la scritta solo emergenze e nessuna tacca, così quando sono fuori sono quasi sempre scollegato dal mondo. Tipo giovedì sera, sono a cena fuori a casa di amici e aspettiamo di vedere la puntata di "Blu notte" sulla mafia, che alcuni di loro non hanno visto e che io rivedo volentieri. E´ per questo, per il mio teelfono che non prende, che nessuno riesce ad avvertirmi e come molti telespettatori mi ritrovo Clint Eastwood appeso ad un albero invece di Totò Riina al 41 bis. Non capisco. Poi qualcuno riesce a raggoungermi e mi dice che ci hanno sospeso. Sospeso? Non mi era mai successo, neanche a scuola. Così mi sono guardato Il Grande Fratello (il film con Clint lo avevo
già visto).
Il giorno dopo ho cercato spiegazioni. E ho continuato a non capire. Mi hanno letto una circolare secondo la quale programmi come il mio violerebbero la legge sulla par condicio. Perché intervisto alcuni politici e perché parlo di argomenti che possono essere ricondotti alla politica.
Non capisco. Ho intervistato politici di quasi tutti gli schieramenti della prima e della seconda repubblica, hanno parlato Mancino che all´epoca dei fatti raccontati era ministro degli Interni, ha parlato Martelli che lo era della Giustizia, ha parlato Violante dei Ds e Battaglia di An, e hanno parlato solo delle cose che li riguardavano rispetto alla vicenda.
Correttamente ed esaurientemente direi, visto che nessuno si era lamentato quando la puntata era già andata in onda nel giugno del 2003, come una specie di pilota di questa nuova serie. E allora perché non siamo andati in onda?
Parliamo di politica, e siamo sotto le elezioni. Non è esatto, noi parliamo di mafia, e parlare di mafia non dovrebbe dar fastidio a nessuno, a parte la mafia, naturalmente. Parlarne in modo corretto, intendo, come sono convinto che avevamo fatto noi e come ci era stato riconosciuto da più parti (chissà, magari anche dai mafiosi? non lo so, non frequento). Secondo la circolare
che mi hanno letto non si può parlare di politica, non si può parlare con e di politici coinvolti nelle elezioni, neanche di fatti che li riguardano, per quanto vecchi o passati che siano. Forse mi sbaglio, o semplicemente non capisco, ma fortuna che Giulio Andreotti è già senatore a vita e non è candidato, se no non potremmo mandare in onda neanche una puntata sul caso Montesi, 1953, preistoria della prima repubblica, perché ad un certo punto passiamo un´intervista di repertorio ad Andreotti che ricorda le impressioni lasciate da quel caso nell´Italia di allora. Unico modo per andare in onda con la nostra puntata sulla mafia: passare sotto la responsabilità di una testata giornalistica. Ma il direttore generale, mi hanno detto, non ha ritenuto di dare l´autorizzazzione.
Forse sono io che mi sbaglio. O semplicemente non capisco. Non lo so.
Vediamo quello che non vedremo sulla Rai da qui al giorno delle elezioni.
Intanto, l´altra sera mi sono guardato il Grande Fratello. Per chi avesse visto il film su Rai3, o Don Matteo o qualcos´altro: è uscita Carolina, quella carina, che se la faceva con Tommaso.

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IL MANIFESTO

VESPRI

Telecomando piatto, solo film e censura
di NORMA RANGERI
Film, film, film, Grande Fratello e un altro film. Prima o poi doveva succedere ed è successo ieri: sulle sei reti nazionali del monopolio berlusconiano in prima serata sono andati in onda cinque film e un reality (La7 trasmetteva un partita di calcio). Non è la prima volta che la poderosa macchina televisiva italiana sforna un palinsesto di repliche cinematografiche, ma questo menù fisso di solito viene propinato nei mesi caldi, quando i programmi vanno in vacanza. Evidentemente i dirigenti della Rai hanno anticipato i tempi e questa volta le ferie estive non c'entrano. C'entra, invece, la scelta di togliere di mezzo l'unico programma, Blu notte, dedicato alla ricostruzione di alcune stragi mafiose, a partire da quelle del '92. Si sarebbe parlato anche dell'assassinio del giudice Borsellino e probabilmente anche delle sue accuse al mondo politico. Dunque sono entrate in azione le forbici, in una serata in cui il deserto del palinsesto faceva risaltare l'impossibilità di scelta per il teleutente. O meglio una scelta c'era, ed infatti non stupisce se, di fronte al vuoto di una programmazione che aveva mandato in soffita informazione e intrattenimento, il giochino dei reclusi in onda su Canale5 conquistava uno share altissimo. Giunto alle puntate finali, il Grande fratello gonfia gli ascolti, tanto più se è trainato dal nulla delle reti concorrenti.

L'uso (inutile) del telecomando suggeriva una guerra senza quartiere alla libertà di scelta. Come era evidente dalle immagini di Blob con i volti dei politici coperti da strisce rosse perché d'ora in poi, per decisione del direttore generale, Flavio Cattaneo, anche gli ultimi brandelli di satira vanno eliminati per la vicinanza della campagna elettorale. A parte le veline quotidiane emesse dai telegiornali, di politica si potrà parlare solo nelle apposite tribune (rifilate alla moribonda Raidue), mentre i leader saranno esclusivo appannaggio di Porta a Porta. Una televisione per stomaci forti.
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IL BARBIERE DELLA SERA

23.04.2004
La Mafia? Impiccala più in alto
di Madame Psychosis

“La Mattanza”, la puntata dedicata alla mafia del programma Blu notte di Carlo Lucarelli, ieri sera non è andata in onda. Bloccata dalla direzione Rai, ha dovuto lasciare il posto a Clint Eastwood.

“Sento il dovere di scusarmi con i telespettatori per l'impossibilità di mandare in onda stasera, così come annunciato, la puntata del programma Blu notte dedicata alla mafia, in quanto il programma non è stato riconosciuto dall’azienda come una trasmissione informativa riconducibile alla responsabilità di una testata giornalistica, come previsto dalla legge sulla par condicio e dalle disposizioni della Commissione parlamentare di Vigilanza”, ha spiegato in una nota il direttore di rete Paolo Ruffini, come riportato da un’Ansa delle 19.38. Al posto di Rai Notte, va in onda “Impiccalo più in alto”, western con Clint Eastwood.

Io che mi ero preparata cuscino comodo e luce bassa per una serata tivu, quando alle nove ho visto passare delle vacche sullo schermo, colori Ferrania, ho capito che qualcosa non stava andando come previsto.

Carlo Lucarelli, ma tu quando l’hai saputo?

Stasera (ieri sera per chi legge, ndr). Il mio telefono non prendeva, poi mi hanno raggiunto, il direttore di rete, e un po’ di gente che lavora con noi, mi hanno comunicato: “non andiamo”.

Il motivo te l’hanno detto, immagino.

Si, par condicio. Non sono riusciti a inserire Blunotte nella lista dei programmi che ricadono sotto la responsabilità di una testata giornalistica, e siccome abbiamo in trasmissione dei politici…

E’ pretestuoso?

Non lo so. Non credo abbiano nulla contro di noi, contro di me, non sono mica Enzo Biagi. Tutto accade in quest’ottica che c’è, che fa chiudere tutta una serie di programmi perché chissà cosa ci potrebbe essere dentro.

Oggi tu domani un altro

Si, come Blob, che è nella stessa situazione. Con questa logica poi si possono coinvolgere tutti, i comici se fanno l’imitazione dei politici… Se si dà un’interpretazione restrittiva di questa legge, si chiude tutto.

Vengono in mente i cartelli nelle osterie del Ventennio: “Qui non si parla di politica”.

Esatto. Posso darti una risposta ironica: io non parlavo di politica, io parlavo di mafia. Mi stupisce che qualcuno si offenda se parlo di mafia, non credo si dovrebbe offendere nessuno, credo sia un bell’argomento da discutere.

Che tu sappia, prima di decidere hanno visionato la puntata?

Ma questa era già andata in onda, questa estate, come esperimento di prima serata per questa nuova serie. Il primo esperimento fu appunto la mafia, sai come facciamo noi, partiamo da uno spunto, che era quello delle stragi del ’92, e poi raccontiamo, senza metterci lì a fare teoremi, intervistando Violante ma anche Battaglia di An, sentendo tutti quelli che potevano avere qualcosa da dire. Questo era, niente di speciale, fatti messi in fila, come al solito.

Tutto sospeso quindi

Noi stiamo comunque lavorando alle altre puntate, a questo punto credo che andremo in onda di nuovo dall’autunno. Comunque, non so, io adesso mi sto guardando il Grande Fratello, il film con Clint Eastwood l’ho già visto.


Madame Psychosis




APPROFONDIMENTI:

Blu Notte - Misteri Italiani (quinta serie 2002)

01. Il Caso Salvatore Giuliano: Chi era veramente Salvatore Giuliano? Un bandito, un capopopolo separatista, un uomo al soldo della mafia e dei servizi di sicurezza americani? Il suo nome rimane indissolubilmente legato alla prima strage dell'Italia repubblicana: a Portella della Ginestra, in provincia di Palermo, il 1 maggio 1947, la banda Giuliano spara su una manifestazione di contadini, uccidendo 11 persone tra cui due bambini. Il movente di quella strage è rimasto oscuro come la morte del bandito, avvenuta nel luglio 1950. Una morte misteriosa, come quella di Gaspare Pisciotta, luogotenente di Giuliano, accusato di averlo venduto ai Carabinieri, che morirà avvelenato in carcere. Scomodo testimone di patti inconfessabili tra lo Stato e la Mafia, la figura del bandito siciliano rimane ancora avvolta nel mistero.

02. Il Caso Ustica: 27 giugno 1980, un aereo di linea proveniente da Bologna e diretto a Palermo esplode precipitando in mare al largo di Ustica. Delle 81 persone a bordo, nessuno si salva. Tante sono state le ipotesi sul disastro: una bomba, un cedimanto strutturale dell'aereo, un missile sparato nel corso di una battaglòia aerea. M ala verità, ancora oggi, non c'è. Carlo Lucarelli cerca di ricostruire i fatti e l'accidentato percorso delle indagini...

03. Il Caso Wilma Montesi: 11 aprile 1953, vigilia di Pasqua. Il cadavere di Wilma Montesi, una bella ragazza romana, viene trovato sulla spiaggia di Torvajanica, vicino Roma. Il caso coinvolgerà personaggi altolocati, uomini politici, giornalisti, giovani donne alla ricerca della scalata sociale, ma non avrà mai né un colpevole, né un movente e diventerà uno dei più emblematici misteri italiani.

04. Il Caso Antonino Agostino, Emanuele Piazza: 5 agosto 1989, l'agente di polizia Antonino Agostino viene ucciso a Palermo. Emanuele Piazza, ex agente di Polizia, scompare nel nulla sempre a Palermo il 16 marzo 1990. Su quest' ultimo delitto si fara' luce diversi anni dopo: il ragazzo era un collaboratore del Sisde e prima di essere ucciso stava tentando di catturare alcuni boss di Cosa Nostra, tra cui Salvatore Riina. La morte di Antonino Agostino, invece, rimarra' avvolta nel mistero. Ancora oggi si cerca di capire cosa ha unito queste due tragiche morti.

05. Il Caso Pier Paolo Pasolini: Ostia, 2 novembre 1975, giorno dei morti. Viene trovato il cadavere martoriato di Pier Paolo Pasolini, 53 anni, scrittore, poeta, regista, intellettuale scandaloso, personalità unica e certamente irripetibile della cultura italiana. Del suo assassinio viene accusato un 17/enne borgataro, Giuseppe Pelosi. Sembra una nemesi ineluttabile: Pasolini è stato ammazzato brutalmente da uno di quei ragazzi di vita che tanto aveva amato, di cui tanto aveva scritto, per la cui omologazione sociale e culturale tanto si era rattristato... delitto passionale in ambito omossessuale o delitto 'di Stato' su commissione?

06. Il Caso della Strage di Bologna, 2 agosto 1980, la più sanguinosa strage compiuta in Italia: 80 morti e oltre 200 feriti. In venti anni si sono susseguite sentenze di colpevolezza e assoluzione, ma il dubbio è rimasto. Chi e perché ha voluto quel massacro? Chi e come ha depistato le indagini? Tre neofascisti sono stati condannati come gli esecutori materiali, ma il contesto in cui è maturata la strage è rimasto sullo sfondo. Si è trattato dell'ennesimo atto della strategia della tensione o un atto di terrorismo internazionale al quale il neofascismo italiano ha dato il suo appoggio?

07. Il Caso Alceste Campanile: Reggio Emilia. E’ il giugno del 75. Il corpo di un ragazzo viene trovato in aperta campagna, ucciso da due colpi di pistola. E’ Alceste Campanile, 22 anni, militante di Lotta Continua. Per anni si sono susseguite le ipotesi: pista rossa che coinvolge nomi eccellenti della sinistra extraparlamentare o pista nera che colpisce Campanile come avversario politico? Alla fine degli anni ’90, il colpo di scena: un uomo legato a tanti altri misteri della storia italiana, si autoaccusa del delitto. Ma le sue confessioni appariranno poco credibili.

08. Il Caso Mostro di Firenze (Prima Parte): Per oltre dieci anni, il mostro di Firenze ha terrorizzato l'Italia. Ma il serial killer non era solo: aveva intorno a sé feroci e spietati compagni di sangue legati tra loro da segreti inconfessabili.

09. Il Caso Mostro di Firenze (Seconda Parte): La storia di questi mostri e dei loro delitti è, ancora in parte, rimasta oscura. Chi li proteggeva e ordinava di compiere assurdi delitti e terribili mutilazioni? Magia, sesso e folle violenza erano gli unici moventi degli otto duplici omicidi?

10. Il Caso Giuseppe Beppe Alfano: Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), 8 gennaio 1993. Il giornalista Beppe Alfano, che da anni raccontava le lotte a colpi di pistola fra le cosche mafiose locali, viene ucciso da alcuni killer. Il corpo del corrispondente locale del quotidiano di Catania <La Sicilia>, è riverso nella sua auto, una <Renault 5> di colore rosso, regolarmente parcheggiata in via Marconi, la strada principale del paese. A cento metri di distanza, nella vicina via Trento, una parallela, c'è la sua casa. Alfano è stato ucciso a colpi di pistola sparati alla testa, poco dopo le 23, 20.

11. Storie di mafia: dalla morte di Borsellino ai nostri giorni: Palermo 19 luglio 1992: in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta vengono uccisi da un’autobomba. Cinquantasei giorni dopo la strage di Capaci, era difficile pensare ad un nuovo massacro. Ma Cosa Nostra non rinuncia ai suoi obiettivi di morte. E pochi mesi dopo, per la prima volta nella sua storia, colpisce anche fuori dalla Sicilia: a Milano, Firenze e Roma, la Mafia cerca le stragi indiscriminate. A distanza di un decennio, rimangono ancora oscuri i moventi di quella strategia; così come rimangono oscure le ragioni dell'improvviso successivo silenzio che caratterizza ancora oggi il comportamento di Cosa Nostra.


Blu Notte (seconda serie - 1999):

1. LA GROTTA DELLA CROARA Una donna torna a casa con la sua macchina, posteggia, prende la borsa della spesa appena fatta, ma a casa non salira’ mai. Sparisce nel nulla per diversi giorni, viene ritrovata uccisa da un colpo di pistola nella grotta della Croara vicino Bologna.

2. LUIGIA E ANTONELLA. Genova

3. IL DELITTO DELLA CATTOLICA Simonetta Ferrero viene trovata uccisa in un bagno all’Universita’ Cattolica di Milano il 24 luglio 1971. Una ragazza tranquilla, molto per bene, molto religiosa. Il delitto è totalmente avvolto nel mistero, si aprono durante le indagini solo fragilissime piste.

4. IL DELITTO DI LIDIA MACCHI Nel 1987 viene uccisa a Varese Lidia Macchi, una ragazza dal carattere forte e solare. E’ una militante attivissima di Comunione e Liberazione. Le indagini sono delicate e viene coinvolto tra gli altri un prete. Una puntata del programma di Enzo Tortora sul caso della Macchi spinge la Magistratura a chiedere la prova del DNA. Ma erano i primi esperimenti e la cosa non funziona. Le indagini sembrano bloccarsi.

5. UN DELITTO A FIRENZE E’ il 24 marzo del 1995 un tipografo in pensione con una straordinaria passione per l’arte viene ucciso da 27 coltellate nel negozio/libreria di articoli religiosi nel centro storico di Firenze dove lavora saltuariamente. Questa storia più che un giallo sembra essere un racconto di fantasmi: Gianfranco Cuccuini e’ stato ucciso con certezza tra le 8.30 del mattino e le 8.45 mentre il negozio era regolarmente aperto, l’entrata principale e’ rivolta su una strada estremamente trafficata dov’e’ situata una fermata dell’autobus. In quel brevissimo lasso di tempo inoltre un prete dell’adiacente parrocchia era andato a bussare ad una porticina laterale per ritirare le ostie per la messa del giorno senza ottenere risposta. Nessuno vede niente.

6. LA BOTTIGLIA DI ROSOLIO Un’insegnante di musica, di 80 anni, viene ritrovata uccisa con il cranio fracassato da una bottiglia di rosolio e diverse coltellate. La signora abitava in un vecchio palazzo disabitato al centro di Milano. Sul tavolo da pranzo ci sono due piccoli bicchierini da rosolio con un residuo di liquore...

7. DUILIO. Roma

8. ELISA E PATRIZIO Una giovanissima coppia di fidanzati, Elisa Marafini e Patrizio Bovi, viene barbaramente uccisa da 170 coltellate nell’appartamento del ragazzo. Lei: una ragazza semplice, studiosa, figlia di un maresciallo dei Carabinieri in pensione. Lui: un ragazzo un po’ sbandato, sensibile e con aspirazioni artistiche. Poco prima del delitto un appuntamento tra il ragazzo e tre amici per una cena a cui misteriosamente non si presenta nessuno.

9. MASSIMO. Aosta

10. MARA - IL DELITTO DELLA CAMERA CHIUSA Viene ripercorsa una vicenda del 15 luglio 1993, quando a Todi una ragazza che stava dormendo nella propria stanza fu colpita da una coltellata al petto. La giovane riuscì ad arrivare nella stanza del padre e a morire tra le sue braccia. Nessuno sentì nulla, nessuna traccia fu trovata.

11. MIMMO, GEMMA E ANGELA - Napoli e’ il 21 ottobre 1975, una ragazza di 19 anni sta scrivendo al fidanzato mentre i genitori cenano in cucina; poi buio fino a quando alcuni parenti non riuscendo a mettersi in contatto con la famiglia chiamano i vigili del fuoco. Una strage avvenuta, un triplice omicidio compiuto con un’indecifrabile ritualita’ ossessiva rimasta fino ad oggi avvolta nel mistero.

12. MARIA LUISA Agosto 1990. Maria Luisa de Cia, impiegata in una ditta che produce accessori per calzature, viene trovata su un sentiero di montagna nei pressi di S. Martino di Castrozza, nascosta dietro un masso. E’ stata uccisa da un colpo di pistola. L’unica testimonianza e’ di una donna che dice di averla vista salire su una macchina di grossa cilindrata non molto lontana dal luogo


Blu Notte (terza serie - 2000):


INTORNO A 'BLU NOTTE' di Carlo Lucarelli

Una volta si pensava che il giallo fosse evasione, un piacevole passatempo per soddisfare il piacere enigmistico di sapere chi e' stato. Non e' vero, e non era vero neanche una volta.

Il giallo e' un bisturi affilato che taglia e mette allo scoperto quello che sta sotto la superficie apparentemente tranquilla e coerente della normalita'. Un omicidio e' un evento traumatico da sconvolgere completamente una comunita', un ambiente sociale, una famiglia, un individuo, e mettere in luce tutte le contraddizioni anche nascoste. Di fronte all'omicidio non si puo' fare finta, bisogna cominciare a fare domande, tante domande e soprattutto su quella meta' oscura delle cose che di solito si cerca di dimenticare. Per questo il giallo e' uno degli strumenti piu' efficaci per raccontare, e dal momento che racconta sempre cose che non avrebbero mai dovuto succedere e' anche uno degli strumenti narrativi piu' efficaci per denunciare.

E' quello che succede con i casi di BLU NOTTE, che raccontano misteri, scavano dentro atmosfere, e situazioni, portano alla luce storie di provincia spesso non molto conosciute ma sicuramente degne di riflessione. Gli strumenti sono quelli del giallo, in tutte le sue forme: la capacita' di catturare l'attenzione del lettore e dello spettatore fin dal primo momento, la forte tensione emotiva che accompagna le sensazioni di paura, di orrore o sorpresa e che serve a fare da veicolo per sentimenti di pieta', rabbia, inquietudine o sollievo che da queste storie dovrebbero nascere.

Il giallo in tutte le sue forme e in tutti i suoi sottogeneri. Il classico mistero della camera chiusa per i casi di Anna Laura Pedron, uccisa a Pordenone mentre accudiva un bambino di tre anni, o di Floride Cesaretti massacrata nello scantinato di un college universitario ad Urbino. Il thriller fantapolitico di casi come quello di Christian Waldner, ucciso con un fucile di precisione in un castello di Bolzano, il noir metropolitano di Antonella Di Veroli, uccisa nel suo appartamento alla periferia di Roma, o quasi il gotico rurale, come nel caso di Roberta Lanzino, scomparsa sulla strada che porta al mare brutalmente uccisa in un campo in provincia di Cosenza. Ma anche il noir psicologico, come nel caso di Agata Bornino, annegata nei pressi di Salo', forse uccisa da qualcuno o forse da se stessa e dal suo tormento interiore. O il mistero dei misteri, il viaggio nell'orrore e nella paura, la storia di un serial killer lucido, brutale e tuttora enigmatico come Gianfranco Stevanin. Queste e altre storie, ognuna con un proprio riferimento letterario ad aiutare una narrazione che conferma ancora una volta una verita' tanto evidente da essere diventata un luogo comune: che la realta' supera di gran lunga la fantasia.

Rispetto alla passata edizione le differenze non sono molte. Forse una narrazione piu' veloce e serrata, con momenti descrittivi (come la caratterizzazione della città) piu' contenuti e integrati nella vicenda.

Quello che abbiamo cercato di mantenere intatto, gelosamente, e' l'eredita delle precedenti edizioni di MISTERO IN BLU E BLU NOTTE. Come la squadra che lavora alla realizzazione delle puntate, che a parte qualche prezioso acquisto rimane sostanzialmente invariata, o come la cura minuziosa nella ricostruzione delle vicende e della loro dinamica, fatta su atti giudiziari, consulenze di esperti, interviste dirette e sopralluoghi compiuti sempre personalmente e da tutti sul campo. O come il rispetto, che finisce sempre per diventare affetto, per il personaggio principale della storia, la vittima, anche se questo dovesse comportare la rinuncia a particolari eclatanti e di sicuro effetto. Carlo Lucarelli

INTRODUZIONE

Lo scrittore di romanzi gialli Carlo Lucarelli torna ad occuparsi di intricati casi di delitti rimasti insoluti, nell'edizione 2000 di "Blu notte" che Raitre propone da martedi 3 ottobre alle 23.10.

Anche quest'anno la figura centrale di "Blu notte" e' Carlo Lucarelli che ci racconta misteriose storie italiane con grande capacita' affabulativa, proponendole al telespettatore con il ritmo incalzante del racconto, fatto di pause, accelerazioni, musicalita'.

Tredici delitti, tredici casi, tredici percorsi narrativi originali attraverso i quali Lucarelli ci conduce all'interno di storie "nere" irrisolte, per indagarne le motivazioni recondite, le ipotetiche ma possibili ragioni di gesti, di fatti, altrimenti destinati a restare senza spiegazione. Anche se il programma privilegia i delitti che hanno come sfondo la provincia italiana, storie che trovano uno spazio quasi sempre da "trafiletto" nei mezzi di comunicazione ma che offrono la possibilita' di mostrare scenari di un'Italia spesso poco conosciuta, questa nuova serie e' puntellata da eccezioni che confermano la regola. E' stata infatti affrontata la eclatante storia del giovane politico Christian Waldner, assessore regionale alto-atesino, che viene trovato morto nel residence dove vive e lavora e la allucinante vicenda del serial killer Gianfranco Stevanin che agisce indisturbato per anni prima di essere arrestato nel 1994. Una puntata sara' inoltre dedicata ad una delle storie nere piu' complesse e inquietanti che gli italiani ricordino, che inizia nel 1933 con la morte di una cameriera di un albergo di Alleghe e si conclude nel 1962 con il processo a quattro imputati per un quadruplice omicidio.

La struttura del programma e' cosi' articolata: il racconto di Lucarelli, filo conduttore di ogni puntata, e' sostanziato da sequenze di fiction che ricostruiscono i momenti salienti della storia che viene raccontata, da brani di interviste a parenti e amici delle vittime, o ai protagonisti delle indagini che sono state svolte alla ricerca della verita'.

Immancabili naturalmente l'incontro di Lucarelli con i due giornalisti - investigatori Alessandro Riva e Lorenzo Vigano' nei luoghi dove e' avvenuto il delitto e il capitolo dove Silio Bozzi, il Commissario della Polizia Scientifica, offre interessanti spunti investigativi, che il conduttore utilizza per tirare le fila della vicenda e concludere la puntata.

1. ANTONELLA, UNA DONNA SOLA - Antonella Di Veroli - Roma 12 Aprile 1994 Una donna tutta sola Non più giovane, non bella, un caratteraccio. Ma era tutta qui Antonella Di Veroli, 47 anni, una vita equamente divisa tra casa e lavoro? No, non era solo questo. Gran lavoratrice, appassionata del suo mestiere di commercialista e consulente del lavoro; un carattere duro ma solo in superficie; una fermezza e - forse - un'arroganza di facciata, a proteggere le fragilità di una donna sola con n cuore ancora di ragazza, tutto teso alla ricerca di un equilibrio affettivo: un amore, una famiglia. Un desiderio, una speranza un'esigenza destinati a non compiersi mai perché il destino le riserva una fine tragica. La ritroveranno proprio dentro casa sua, sigillata in un armadio a muro, uccisa con due colpi di pistola.

2. GIANFRANCO STEVANIN - Casello autostradale di Vicenza Ovest 16 Novembre 1994 Indagine su un serial killer Vicenza Ovest, 16 novembre 1994. Una macchina con a bordo una coppia si ferma al casello dell'autostrada; mentre l'uomo paga il pedaggio, la donna, Gabriele Muesger, apre la portiera e corre verso la volante della Polizia che svolge il suo servizio al casello. Quell'uomo e' Gianfranco Stevanin e dietro quella sbarra autostradale si spalancano le porte dell'inferno. Cosa scatta nella mente di un uomo e fa di lui un serial killer? Che cosa deve succedere perche’ un giovane elegante, benestante, mediamente colto, eccezionalmente acuto e dotato di rigorosa logica, perfino gentile, si trasformi a tratti in un mostro omicida completamente privo di emozioni? Perche’ un uomo che ama le donne, che ricorda di averle cercate, di essersene perfino innamorato, poi le uccide, le fa a pezzi e le nasconde nel giardino di casa?

3. IL DELITTO DI VIA COLVERA Pordenone, 2 febbraio 1999. Al quarto piano di un palazzo un bimbo piange disperatamente. La sua baby sitter, Anna Laura, 21 anni e un sorriso dolcissimo, non può sentirlo. È riversa sul tavolino del salotto, qualcuno l’ha strangolata con un mezzo metro di nastro telato....

4. CHRISTIAN WALDNER. DELITTO AL CASTELLO Bolzano, 17 febbraio 1997. Christian Waldner, consigliere regionale ed ex giovane promessa della Suedtiroler Volkspartei, giace supino sul pavimento del suo studiolo dietro la reception del residence dove vive e lavora. A stenderlo sono stati 5 colpi di fucile calibro 22. Chi l’ha ucciso e perche’? C’e’ un movente politico o va cercata altrove la ragione di questa morte? Peter Paul Rainer, amico fraterno e compagno di tante battaglie ideologiche confessa; ma poi ritratta e le indagini ripartono da zero. Fino ad un nuovo colpo di scena.

5. FLORIDE. Urbino

6. SUSY. Siracusa

7. L'ULTIMO VIAGGIO DI ROBERTA Cosenza 26 luglio 1988. E’ piena estate, una ragazza corre in motorino verso il mare. Ma il suo destino l’aspetta ad un bivio: sbaglia una svolta e sparisce nel nulla. La ritroveranno violata e barbaramente assassinata, in una scarpata a pochi metri da quella strada che doveva portarla al mare.

8. I MISTERI DI ALLEGHE. Belluno

9. ENZO. Sabaudia - Latina

10. AGATA. Coglio di Vobarlo - Brescia

11. PROF. KLINGER. Milano

12. LUIGI. Sant'alberto - Ravenna

13. AURORA. Palermo


Blu Notte Misteri Italiani (Quarta serie)
Di Carlo Lucarelli, Giuliana Catamo, Paola De Martiis Condotto da Carlo Lucarelli Consulenza di Francesco La Licata, Guido Ruotolo, Vincenzo Vasile, Nicola Biondo Regia di Daniele Cini, Stefano Chimisso, Lorenzo Hendel, Alessandro Patrignanelli, Fabio Sabbioni

Dai delitti rimasti insoluti ai grandi misteri italiani, Carlo Lucarelli torna su Raitre per raccontare, come in un libro giallo, enigmi che hanno segnato la storia del nostro paese e non hanno ancora trovato risposta. Blu Notte quest'anno cambia. Ma solo in parte.
Carlo Lucarelli e il suo gruppo di lavoro hanno applicato il metodo di Blu Notte ai grandi misteri d'Italia, ad alcune vicende della storia italiana mai dimenticate ma mai del tutto chiarite. Si parte da un mistero concreto, da un delitto eccellente, per scandagliarne minuziosamente la dinamica, i risvolti investigativi e processuali attraverso una rigorosa documentazione. Ma la vicenda umana individuale della vittima trascina lo spettatore di questa nuova serie a ricordare, a conoscere, ad approfondire un periodo storico con le tensioni, i conflitti e le intrigate problematiche ad esso intimamente connessi. La tecnica di racconto non è giornalistica ma narrativa, sono stati infatti utilizzati tutti gli espedienti del genere giallo come la suspense, il mistero, il colpo di scena, per raccontare queste storie con il ritmo incalzante di un romanzo. Ancora una volta Carlo Lucarelli proporrà, con la sua straordinaria capacità affabulativa, le storie dei misteri italiani seguendo un ritmo narrativo con la punteggiatura e la musicalità proprie di un racconto. Tra i casi che il programma affronterà:

1. Caso Sindona Commercialista, avvocato, amministratore di enormi beni di dubbia origine, finanziatore di golpe e spregiudicato finanziere legato alla CIA e alla P2, la storia di Michele Sindona attraversa le pagine più oscure della storia italiana, dallo sbarco alleato in Sicilia fino agli scandali finanziari degli anni ottanta. Il mistero della sua morte, che ancora non è stato svelato, rimane strettamente legato ai segreti della finanza illegale italiana ed internazionale e al riciclaggio dei proventi della mafia siculo-americana.

2. Caso Campagna Il 12 dicembre 1985 Graziella Campagna, una ragazza di diciassette anni, viene rapita e uccisa a Villafranca Tirrena, un piccolo paese in provincia di Messina. Era l’anno del maxiprocesso alla mafia e l’omicidio di una ragazza qualunque, non fece notizia. Graziella, ignara, si e’ trovata invece al centro di una delle piu’ importanti connection mafiose che verra’ alla luce molti anni dopo la sua morte, in una provincia in cui si credeva che la Mafia davvero non esistesse: a Messina, la provincia “babba”.

3. Caso Castellari E’ il febbraio del 1993. L’inchiesta Mani Pulite sta decapitando i massimi vertici politici ed economici con arresti, avvisi di garanzia, perquisizioni. Tra questi c’e’ Sergio Castellari, importante manager di Stato ed ex direttore generale del Ministero delle partecipazioni Statali. Ha gia’ subito un interrogatorio e ha paura di essere arrestato. Scompare per qualche giorno e scrive delle lettere ai familiari e ai giornali. Viene trovato cadavere nei pressi di Roma il 22 febbraio 1993. Omicidio o suicidio? Che cos’era che preoccupava cosi’ tanto Castellari da spingerlo alla morte?

4. Caso Gioia Tauro Per quasi trent'anni, il deragliamento di un treno carico di pendolari nei pressi di Gioia Tauro, in Calabria, è stato considerato come un incidente. E' stata una strage, invece, e non isolata. A tutti gli effetti, essa, infatti, va ricondotta nell'ambito della "strategia della tensione" con l'apporto determinante del neofascismo e della 'ndrangheta, i veri gestori della rivolta di Reggio Calabria, scoppiata venti giorni prima della strage. Ma quel patto scellerato non doveva essere reso pubblico, come forse stavano per fare 5 ragazzi anarchici
La loro morte, tuttora avvolta nel mistero, è forse servita a far tacere uno dei primi e più riusciti tentativi di "controinformazione" alla ricerca della verità?

5. Caso Ammaturo Antonio Ammaturo, capo della Mobile di Napoli, viene ucciso da un commando delle Brigate Rosse il 15 luglio 1982. Nessuno dei suoi killer riuscirà mai a spiegare compiutamente il motivo di quell’agguato.Il poliziotto aveva tra le mani un’indagine scottante. Ammaturo era veramente in possesso di un misterioso plico di cui si sono perse completamente le tracce?

6. Caso Uno Bianca Chi erano veramente i componenti della Uno Bianca? Fanatici razzisti, rapinatori pieni di scrupoli, schegge impazzite? Dopo quasi dieci anni di terrore scatenato nell'ex isola felice dell'Emilia Romagna tra il 1985 e il 1994, quattro processi con condanne pesantissime, rimangono molti dubbi. La reale motivazione che ha spinto i fratelli Savi i loro complici, quasi tutti poliziotti, a compiere 26 omicidi e più di 100 feriti per un bottino irrisorio, è rimasta oscura. Così come le protezioni di cui hanno goduto, forse troppe per dei semplici rapinatori. C'era una mente dietro quella follia sanguinaria?

7. Caso Calvi Roberto Calvi riuscì a trasformare, in pochi anni, una banca di piccole dimensioni come l’Ambrosiano in una delle più agguerrite banche d’affari del mondo fino all’inevitabile crack, il più grave della storia italiana. Il 18 luglio 1982 il banchiere Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, viene trovato impiccato ad una trave sotto il ponte Blackfriars di Londra: si e’ suicidato per il fallimento ormai incombente o e’ stato ucciso da qualcuno che poteva trarre vantaggio dalla sua morte?

8. Caso Mattei Per decenni la morte di Mattei, che avvenne nell’ottobre 1962, è rimasta un mistero. Oggi è possibile affermare che a bordo dell’aereo del Presidente dell’ENI c’era una bomba assai sofisticata e che le indagini ufficiali vennero pesantemente inquinate per accreditare l’ipotesi dell’incidente. Ma chi era e cosa voleva Mattei? Il suo progetto principale era quello di sottrarre alla morsa delle compagnie petrolifere americane i paesi produttori di greggio del Mediterraneo e del Medio Oriente, appoggiando i tentativi di decolonizzazione, anche attraverso colpi di Stato. Ancora oggi la figura di Mattei fa discutere: fu davvero un industriale illuminato e lungimirante o un uomo di potere che per realizzare i suoi progetti non indugiava a corrompere il sistema politico ? Ma soprattutto chi voleva la sua morte e chi ne ha guadagnato?

9. Caso De Mauro Settembre 1970. A Palermo scompare Mauro De Mauro, uno dei giornalisti del quotidiano L’Ora, proprio mentre sta ricostruendo, per conto del regista Francesco Rosi, le ultime ore di vita di Enrico Mattei. Sono passati 30 anni e neanche i pentiti di mafia hanno fatto luce su questa misteriosa scomparsa.

10. Caso Gioè E’ il 28 luglio 1993. Cosa Nostra continua la sua strategia terroristica colpendo al cuore lo Stato. In quelle stesse ore il mafioso Antonino Gioè,detenuto a Rebibbia in isolamento, scrive poche righe in cui annuncia il suicidio:”Io rappresento la fine di tutto”. Viene ritrovato impiccato alcune ore dopo. Gioè, legato ai corleonesi, era accusato di aver preparato la strage di Capaci, in cui perse la vita Giovanni Falcone. Cosa significa quella frase e a chi è diretta? Forse ha preferito uccidersi invece di pentirsi. Di sicuro era a conoscenza degli aspetti più segreti della guerra tra Stato e Mafia.

IL LATO OSCURO DELLE COSE
di Carlo Lucarelli

“Diceva Glauser, il Simenon svizzero, che il giallo è un “ottimo mezzo per dire cose sensate”. La struttura del giallo, del noir, del thriller, comunque lo si voglia chiamare, si è rivelata da tempo una struttura narrativa efficacissima, una macchina quasi perfetta, per raccontare la metà oscura delle cose, dicendo cose sensate in modo appassionante. Non è detto che questa metà oscura debba riguardare soltanto un cuore, una casa o una città, come accade nei “delitti privati” che i gialli alla Agatha Christie – e le precedenti edizioni di Blu Notte – hanno raccontato. Si può applicare il metodo anche ai grandi misteri, quelli che coinvolgono una comunità, una nazione, un epoca addirittura. “American Tabloid” di James Ellroy, ne è un esempio.

Per questo abbiamo cercato di allargare l’orizzonte dei casi trattati, applicando il metodo narrativo del noir –la tensione, la suspense, il mistero- e quello di Blu Notte –solo quello che è provato, solo quello che c’è nelle carte, per quanto è possibile sapere, senza inventarsi niente- ad alcuni dei più grandi misteri italiani. Misteri importanti, misteri da romanzo, nonostante l’abitudine a sentirseli nominare possa provocare un moto di fastidio – oddio, ancora quello- a persone di una certa età, e indifferenza – chi? Mai sentito - a persone più giovani.

Le solite cose, cose vecchie… non c’è niente di meno vero. Ci sono misteri nella storia d’Italia che purtroppo non hanno niente da invidiare ai romanzi di John Le Carrè o ai film tratti dai libri di Grisham. Personaggi incredibili che sarebbero inverosimili anche in un romanzo di Ellroy. Trame, plot e subplot che nemmeno ad Hollywood. E assieme a questo, pezzi di storia, tra i più importanti anche se tra i meno conosciuti, che hanno contribuito a fare l’Italia e che devono essere raccontati non solo perché sono narrativamente “belli” ed “efficaci” ma soprattutto perché sono importanti, edificanti o spaventosi.

La sfida era questa, dire “cose sensate” con l’emozione del giallo su alcuni dei più incredibili Misteri Italiani

Il Mistero dei Misteri in TV
Carlo Lucarelli – L'UNITA' – 20/12/2001
:
Una domanda, ma 'sto cardinale Marcinkus l'ho sentito nominare in casi sempre loschi, ma chi è?
Il modo di scrivere è quello veloce e senza pause di chi è abituato a e-mail, newsgroup e messaggini telefonici e anche l'indirizzo di posta elettronica ha uno pseudonimo che fa pensare ad una persona molto giovane. E' una delle tante mail che sono arrivate alla redazione di Blu Notte, e io la considero una delle più belle, anche se a vederla così, con quella ammissione di storica e civile ignoranza, dovrebbe dare paura. A me, invece, riceverla ha fatto piacere, e mi ha dato anche un certo conforto.
Quando abbiamo cambiato la formula di “Blu Notte” in quella di “Blu Notte-Misteri d'Italia” ci siamo chiesti dove saremmo andati a finire. In tre anni di efferati delitti irrisolti, tutti molto importanti ma anche tutti molto “privati”, ci eravamo costruiti un pubblico affezionato che nonostante l'ora ci portava anche al 16%. O meglio, per non ragionare in biechi termini di audience, un pubblico che ci scriveva lettere e e-mail di entusiastica approvazione e che quando riconosceva me, il commissario Bozzi o Alessandro Riva e Lorenzo Viganò, ci fermava per la strada e ci diceva bravi. Ancora di più, un pubblico formato da parenti delle vittime che poi telefonava per ringraziarci per quello che avevamo fatto. Molti dei nostri telespettatori, lo sapevamo, erano appassionati di giallo, giallo classico alla Hitchcock, pieno di quella tensione concentrata che solo un delitto “privato”, da camera chiusa o da serial killer, riesce pienamente a dare.
Altri, invece, e sapevamo anche questo, erano semplicemente appassionati di sangue e forti emozioni da cronaca vera. Passare ad altri delitti, altrettanto efferati e irrisolti ma “pubblici”, che effetto avrebbe avuto? Un caso come quello di Michele Sindona, per esempio, o quelli di Roberto Calvi o Enrico Mattei. Complicati , difficili da raccontare e da capire. Più lontani dall'esperienza comune (e quindi da quella dose di identificazione necessaria per provare paura o inquietitudine) dell'omicidio di un'anziana signora, di una comune ragazza o di un semplice impiegato. Con quel senso di già visto, già sentito e già nominato che tutte le grandi storie come queste si portano dietro.
Poi arriva la mail di Ferruccio da Matera: “Il mio neonato interesse per moltissimi fatti di cui non conoscevo praticamente nulla spero sia condiviso da moltissimi italiani”. Quella di Eugenio, da Reggio Calabria, sulla strage di Gioia Tauro e i cinque ragazzi anarchici morti in uno strano incidente stradale: “Sono rimasto sbalordito proprio perché non ne avevo mai sentito parlare”. E Davide, dopo aver visto la storia di Michele Sindona: “Ho 18 anni e purtroppo appartengo ad una generazione a cui niente fa più paura. Davanti ad un film dell'orrore sono frequenti gli sbadigli, siamo abituati a tutto. Eppure stasera ho avuto più volte dei brividi. Brividi di paura”. E tanti altri, come Vincenzo, di 25 anni, Rossano di 32 (che esprime il suo interesse per “fatti, risvolti e oscuri accordi di questo strano paese”), Anna Maria (che invece di “misteri” li chiama “verità nascoste”) e di Mau, grande: “Ma 'sto cardinal Marcinkus, l'ho sentito nominare in casi sempre loschi, ma chi è?”.
Ne ho citate solo qualcuna, ma sono tante le mail, le lettere o anche solamente le strette di mano e le pacche sulla spalla che ho ricevuto da gente nata prima del 1970. Gente che le cose non le sa, o non le ha capite bene, ma che vuole saperle e vuole capirle. Non colleghi scrittori e giornalisti, intellettuali o anche solamente cittadini informati, incuriositi dal mio riassuntone narrativo di una storia nota e magari un pò dimenticata, o interessati a quelle a quelle schegge di verità nuove trovate da segugi di razza come Francesco La Licata, Vincenzo Vasile, Guido Ruotolo e Nicola Biondo. Ragazzi giovani, anche molto giovani, che hanno aspettato quasi mezzanotte, si sono visti la puntata e poi hanno scritto. Come Re Lucertola, che forse sentiva proprio Jim Morrison quando ci ha scritto “salve sono una ragazzo di 16 anni vi seguo dall'anno scorso siete mitici”, anche lui senza virgole e senza pause.
Anche quasi tutto il resto del pubblico ci è rimasto fedele, sia quello dei giallisti (la storia di Enrico Mattei, in fondo, cos'ha da invidiare ad una trama di Tom Clancy?, e la Uno Bianca a James Ellroy?) che, in parte, quello dei “sanguigni”, come Diego, “appassionato di delitti efferati, stragi di stato e serial killer”, e di questo siamo contenti.
L'unica cosa che ci è dispiaciuto, invece, è che non si è arrabbiato nessuno. Non dico a livello di querele o di pallettoni contro la macchina, per carità, va benissimo così. Però...forse siamo stati così bravi e così poco faziosi che tutto quello che abbiamo detto e mostrato era oggettivamente inoppugnabile. O forse non abbiamo detto niente di così grosso, costretti da un'autocensura di metodo (niente che non sia provato, niente che possa sembrare fazioso) e di forma (le mie esigenze di ritmo narrativo e quelle della comprensione della storia). O di così nuovo (anche se grazie ai sunnominati segugi un po' di cose inedite le abbiamo dette): in fondo, che l'attuale ministro per l'Attuazione del programma fosse amico di Carboni e fosse intervenuto in Parlamento a favore di una delle banche legate a Calvi era una cosa che si sapeva già. Ma che i nostri under '70 non hanno fatto a meno di notare con il giusto, indignato imbarazzo: “Scusate, ma Pisanu è quel Pisanu?”. Da parte degli interessati, invece, nessuna reazione. Meglio così. Forse.
Qualche settimana fa, per esempio, ero sul treno che da Roma andava a Bologna, quando ho visto un tipo strano. Giovane, ben messo, con gli occhiali scuri e la giacca aperta, sembrava una guardia del corpo, e più dall'atteggiamento che dall'aspetto. Guardava a destra e a sinistra come se cercasse il posto giusto per qualcuno e infatti era seguito da un signore distinto, vestito di nero, sulla cinquantina. Il ragazzo mi supera, il signore mi vede, gli fa cenno di fermarsi, mi dice “scusi, ma lei è Lucarelli?”, e poi “ho visto tutte le sue trasmissioni. Quella su Sindona...bellissima. E poi, è tutto vero...sono un amico di Licio Gelli”. Così mi stringe la mano e se ne va.
Che avessimo cambiato pubblico passando da “Blu Notte” a “Blu Notte-Misteri d'Italia” lo sapevo, ma che l'avessimo allargato così tanto non lo avrei proprio immaginato.


Il protagonista di Blu notte e giallista racconta:
"Via Poma è un caso difficile, con tante zone d'ombra"

Lo scrittore Carlo Lucarelli: "Così nasce il delitto perfetto"
E a Siracusa l'assassino di un omicidio irrisolto ha seminato indizi per la troupe della Rai
di MASSIMO VINCENZI


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ROMA - Se non è un indagatore dell'incubo come Dylan Dog, Carlo Lucarelli ci va vicino: si muove più semplicemente dentro i misteri della cronaca nera italiana, che spesso superano la fantasia. Sopra ai casi non risolti, lo scrittore di Parma ha costruito una trasmissione, Blu Notte su Raitre che riprenderà in autunno con un nuovo ciclo: indagini parallele, sguardi curiosi su quei crimini dove la faccia dell'assassino non si è mai vista. Come quello di Francesca Alinovi a Bologna o quello della tassista di Siena. O quello di Simonetta Cesaroni, la ragazza uccisa in via Poma dieci anni fa. Il classico delitto perfetto, dove qualcuno come Dylan Dog avrebbe fatto comodo. L'autore di "Almost blue" e "Guernica" non si tira indietro e partendo da quella storia lontana dell'estate romana prova a raccontare come un crimine diventa un giallo. Con alcune scoperte inquietanti.

Tra i tanti casi che lei ha ricostruito nel suo programma come mai manca quello di via Poma?
"Non è stato possibile, perchè non abbiamo potuto accedere alla documentazione necessaria e per un delitto così complicato come quello, senza questi dati fondamentali era inutile ogni sforzo".

Da esterno appassionato però un'idea se la sarà fatta...
"Con gli elementi che uno ha in mano leggendo solo i giornali è impossibile formulare ipotesi: sono tutte possibili. Di certo alcuni dettagli strani mi hanno colpito".

Per esempio?
"Di che cosa si occupasse esattamente quell'ufficio, cosa c'era nel computer, cosa c'era nei minimi dettagli dentro la stanza. Ci sono alcune anomalie che contribuiscono ad intorbidire ancora di più le acque".

Cosa trasforma un episodio di cronaca in un mistero, in un giallo irrisolto?
"Gli elementi sono tanti. Innanzi tutto i casi sono difficili, intricati, pieni di zone oscure. Non è come nei romanzi dove le prove vengono create ad arte e tutto si risolve come per magia, la realtà purtroppo è più complessa. Le impronte digitali per esempio sono difficilissime da rilevare: basta una superficie zigrinata e tutto è inutile. Ci sono poi i costi economici delle indagini: l'esame del Dna è carissimo, attorno ai due milioni, e gli investigatori non lo possono usare in continuazione. Poi qualche volta la polizia sbaglia oppure l'assassino ha fortuna".

In via Poma secondo lei ha sbagliato la polizia?
"Difficile da dire, ma mi sembra che qualche errore sia stato compiuto, soprattutto nella prima fase dell'inchiesta, quella del sopralluogo dell'appartamento. Ma queso è un problema generale in Italia, perché manca la cultura del congelamento del luogo del crimine. In Inghilterra, per esempio, questo è un principio sacro, da noi invece attorno al cadavere si muovono mille persone e tutto è più difficile. Dopo tutto i nostri carabinieri e poliziotti sono più bravi nel controllo del territorio, dipende proprio dalla cultura dell'indagine".

Come mai alcuni delitti restano impressi nella memoria collettiva?
"Ne parlavo in questi giorni con i miei amici a proposito proprio di via Poma. Una spiegazione razionale non c'è: entrano in gioco elementi come la vita della vittima, la scena del delitto, il contesto generale. Per esempio conta molto se un omicidio irrisolto avviene dove non te lo aspetti: nel centro di una metropoli, in un tranquillo paese di provincia, in una stanza chiusa. Soprattutto la stanza chiusa colpisce perché dentro dovrebbe esserci tutto quello che serve per scoprire il colpevole invece il suo volto è l'unica cosa che manca".

Quali sono i casi che l'hanno colpita di più?
"Di sicuro quello di Francesca Alinovi, la ricercatrice del Dams assassinata a Bologna negli anni Ottanta, proprio perché ha quasi tutti gli elementi che dicevo prima. Poi quelli di Lidia Macchi e Annalisa Pedron due ragazze di Varese e Pordenone".

Nelle sue indagini parallele hai mai risolto il rebus?
"Io e i miei collaboratori, alcuni sono poliziotti, in tre situazioni abbiamo trovato indizi tali che la magistratura ha riaperto le inchieste".

Quali sono?
"Non posso dirlo perchè c'è il segreto istruttorio e ci hanno chiesto di non svelare niente. Nell'ultima serie però ci è successo qualcosa di ancora più inquietante...".

Cioè?
"A Siracusa stavamo ricostruendo un delitto di una ragazza e l'assassino ci ha fatto ritrovare gli indumenti della vittima che erano scomparsi. La polizia li cercava da tempo e sono stati trovati in un pascolo proprio il giorno che noi siamo andati là per le riprese. Qualcuno sapeva che saremmo andati là e ha voluto darci, in particolare dare alla televisione, questa traccia, questo segnale".

(7 agosto 2000)

Riportiamo qui di seguito la sceneggiatura di un caso trattato nella prima serie.

Francesca (Il caso "Alinovi")
Bologna - 12 giugno 1983

Lucarelli, in studio: ci sono casi, nella cronaca, che anche a distanza di anni, anche quando sembrano risolti e non c’è più niente da fare, restano nella testa della gente e di un’intera città e continuano a bruciare con le stesse domande di allora: chi è stato? come? e perché?
Il caso che raccontiamo questa sera, il Caso Alinovi, è uno di quelli. A distanza di anni, poliziotti, avvocati e testimoni, quando ne parlano, si scaldano e urlano come se fossero ancora in questura o in corte d’appello, con lo stesso coinvolgimento emotivo di allora, la stessa passione.
E lo stesso mistero.
In teoria il caso Alinovi è risolto, esiste un colpevole, condannato in varie istanze, che deve scontare dodici anni per omicidio preterintenzionale, eppure, eppure… ecco, se fosse un giallo, il caso Alinovi sarebbe come "Prima di Mezzanotte" di Andrew Klavan o "Io ti salverò" di Alfred Hitchock… abbiamo un colpevole, tutto è chiaro, il caso è chiuso, però, però… c’è qualcuno che non è convinto. C’è qualcosa che non torna.
Proviamo a raccontarlo. Facciamo un passo indietro e andiamo là dove è iniziato tutto. Nel cuore di Bologna. In uno dei vicoli del centro.
FILMATO N.1 : ARRIVO IN VIA DEL RICCIO.
15 giugno 1983.
Sono le sette di sera e fa caldo perché il pomeriggio è stato afoso, uno di quei pomeriggi in cui il calore sale dalle pietre delle case e ristagna sotto i portici fino a tardi, troncando il respiro.
Via del Riccio numero 7, poco più di un vicolo, nel centro di Bologna.
Un’auto dei Vigili del Fuoco si ferma all’imboccatura della strada. Osservati da un gruppetto di curiosi, i pompieri appoggiano la scala al muro di una casa, salgono fino al secondo piano ed entrano da una finestra aperta. Attraversano la camera da letto ed entrano nel salotto, poi, all’improvviso, uno di loro torna indietro, corre alla finestra, si affaccia sul vicolo e grida di chiamare il 113.
FILMATO NUMERO N.2: luogo del delitto
lUCARELLI IN STUDIO (F.C)
A terra, davanti ad una poltrona, in un salotto pieno di quadri, libri e dischi, c’è una donna. E’ vestita, indossa scarpe rosse, pantaloni, una maglietta a righe e un giubbetto, anche se è estate. E’ coricata su un fianco, sulla moquette e ha la testa coperta da due grandi cuscini.
C’è sangue, non molto ma ce n’è: a terra, sullo schermo di un televisore, su un muro lontano, attorno ad un interruttore. E sulla moquette.
Perché la donna è morta, trafitta da quarantasette coltellate.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Sul posto, come nei romanzi gialli, arriva il capo della Mobile di Bologna, il commissario Gaetano Chiusolo, con gli agenti della Omicidi e arrivano anche i fotografi della scientifica e il medico legale che esamina subito quello stranissimo, impressionante massacro.
Sì perché la donna è stata uccisa con 47 pugnalate, ma sono pugnalate microscopiche, piccoli colpi, profondi poco più di un centimetro e nessuno mortale, a parte uno, al collo, che ha reciso la giugulare. Sono colpi strani, quasi tutti concentrati sul lato destro del corpo, soltanto il destro, alla gamba, al braccio, al collo e qualcuno sulla schiena, inferto da angolazioni diverse, a raggera, secondo una logica apparentemente assurda, da film del terrore. Perché?
A parte i colpi, nell’appartamento non ci sono segni di lotta. Neppure i vicini, nonostante via del Riccio sia solo un vicolo e le finestre fossero tutte aperte per il caldo, hanno sentito niente. La porta è chiusa, anche se con il semplice scatto della serratura e non presenta tracce di efrazione. Dall'appartamento non manca nulla di importante, tranne un piccolo asciugamani, qualche spicciolo, uno specchietto e un coltello da cucina.
Nel bagno, invece, c’è qualcosa di strano.
Un paio di occhiali, un paio di rayban a goccia come andavano allora, graduati, a specchio, con una lente sfilata.
FILMATO NUMERO 3: LA SCRITTA SUL VETRO.
VOCE LUCARELLI (F.C.)
E soprattutto, scritta sul vetro di una finestra, con un pennarello, c’è una frase: Your not alone, anyway. L'inglese è scorretto, ma la traduzione suona in modo inquietante: comunque non sarai mai sola.
Sì, però quella scritta… no, dopo. Vediamoli dopo i però. Per adesso seguiamo le indagini.
Anche il nome della vittima, che gli agenti della prima radiopattuglia intervenuta leggono sul tesserino ferroviario trovato in una borsa, contribuisce a complicare le cose. Perché la vittima non è una persona qualunque è "Alinovi Francesca, nata a Parma, di anni trentacinque", bella e stravagante intellettuale d'avanguardia, critica di fama internazionale e assistente di Estetica al DAMS di Bologna.
FILMATO N. 4: FRANCESCA.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Francesca Alinovi vive tra Bologna e New York, dove porta le suggestioni colorate dei Graffitisti americani e coordina un gruppo di giovani artisti, gli Enfatisti, che fanno capo alla galleria d’arte Neon. La ricordano due artisti del gruppo, Valeria Modica e Gino Giannuizzi e il gallerista Bartolomeo Maria Di Gioia, uno dei fondatori del Circolo Artistico di Bologna.
FILMATO N.4bis: INTERVISTE E RITRATTI DI FRANCESCA
LUCARELLI, IN STUDIO:
"Uno dei migliori critici della sua generazione", come la definisce il critico d’arte Renato Barilli, attiva e controcorrente, docente in una facoltà un po’ maledetta come quella del Dams di Bologna, dove si insegna a diventare critici, attori, pittori, artisti...
FILMATO N.5: FOTOGRAFIA DI FRANCESCA.
VOCE LUCARELLI (F.C.)
una tipa strana, con i capelli sparati in un taglio dark, come si usava allora, lo sguardo curioso, all’angolo degli occhi truccati di nero e quel sorriso ironico che ha sempre nelle foto. Inquieta e tormentata.
Bellissima, Francesca.
La vittima ideale per un romanzo giallo.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Francesca Alinovi è il primo personaggio della nostra storia. Adesso ci vuole il secondo. C’è stato un omicidio. C’è una donna assassinata. Ci vuole un assassino.
Le indagini della polizia si orientano subito sull’ambiente che frequentava la vittima. Tra l’altro, Francesca Alinovi non ammetteva facilmente degli estranei nel suo appartamento, lei che si affacciava alla finestra sulla strada quando suonavano il suo campanello e quindi è facile che ad ucciderla sia stata una persona conosciuta.
Dalle prime testimonianze, per esempio quella di Marcello Iori, un pittore amico di Francesca, l’uomo che quel giorno aveva chiamato i vigili del fuoco dopo che lei non aveva risposto nè alla porta nè al telefono, salta fuori subito lo strano rapporto che legava Francesca Alinovi ad uno dei suoi studenti,
FILMATO NUMERO 5bis: FOTO CIANCABILLA E QUADRI.
VOCE LUCARELLI (F.C.)
un pittore di ventitrè anni, dalla personalità complessa e affascinante, fragile e aggressiva, con problemi di tossicodipendenza. Insomma, un tipo strano, anche lui.
Francesco Ciancabilla.
Marco Girella, un giornalista di Bologna che ha seguito il caso per noi, ha intervistato Gaetano Chiusolo, il commissario della Squadra Mobile che condusse le indagini sull’omicidio.
FILMATO NUMERO 6: INTERVISTA CHIUSOLO.
LUCARELLI, IN STUDIO:
A Bologna, Francesco Ciancabilla viene trattenuto come testimone negli uffici della Questura. Straordinariamente calmo e impassibile, parla per due giorni con il magistrato e il commissario Chiusolo, che lo porta anche sul luogo del delitto. E’ l’ultima persona conosciuta ad aver visto Francesca Alinovi da viva, dato che la perizia del medico legale ne fa risalire la morte a tre giorni prima del ritrovamento, alla domenica del 12 giugno, tra le diciassette e le ventidue.
FILMATO N.7: PARTENZA TRENO.
Con Francesca, dice Ciancabilla, ha passato quasi tutto il pomeriggio di domenica, fino alle diciannove e trenta, quando è andato alla stazione a prendere il treno delle 20 per Pescara.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Alla stazione ha incontrato una sua amica, Anna Agari, una morettina con gli occhiali e un neo sul mento, all'angolo delle labbra, a cui aveva dato appuntamento chiamandola da casa della Alinovi. Anna, infatti, doveva andargli a prendere due dosi di eroina, una per se e una per lui, da farsi in Treno. A Pescara, poi, era arrivato puntuale per incontrare un'altra amica, Franca Memmo, che lo aveva portato a casa. Alle sette e mezzo, quando aveva lasciato via del Riccio, dice Ciancabilla, Francesca era viva.
Ma per tutti, per il commissario Chiusolo, per Marcello Iori e gli amici di Francesca, per il giudice istruttore Daniela Magagnoli, l’assassino è Francesco Ciancabilla. Anche per l’avvocato della parte civile, Achille Melchionda.
FILMATO N. 8: INTERVISTA MELCHIONDA.
LUCARELLI, IN STUDIO:
A inchiodarlo è una serie di indizi, strettamente connessi tra loro. Intanto il rapporto che lo legava a Francesca, un rapporto torbido e morboso, che durava da più di due anni e che lei raccontava in un diario.
FILMATO N.9: I DIARI.
VOCE LUCARELLI (F.C):
4 marzo 1981: "Sono innamorata di Francesco. Sono incredibilmente innamorata del sosia di me stessa. Gemelli. Lui è la versione di me al maschile".
16 settembre: "Francesco non lo vedo più e fra poco lo lascio. Una cosa destinata a finire, anzi, mai iniziata".
2 agosto 1982: "Sono perdutamente innamorata. Perdutamente, che significa: perdersi".
12 settembre: "Dire che sono infelice è anche poco per esprimere la mia infelicità. Continuare ad amare Francesco quando lui non può amarmi. Sola, sola, sola, io da sola, io che amo e non posso essere riamata".
E prima, il 20 dicembre 1981: "Faccio il mio testamento di amore e di morte perché ho sempre sentito l'amore come morte (e la morte come amore?). Non voglio morire... non posso amare...".
Brillante e volitiva come una grande critica, ma anche fragile e triste come una sedicenne, Francesca.
Con lui, con Ciancabilla, più giovane di dodici anni, curato e lanciato da lei come pittore a livello internazionale e sicuramente invidiato da molti, Francesca non aveva mai fatto l'amore, nonostante ci avesse provato in tutti i modi. Litigano sempre, tutte le volte che lei cerca di averlo, quando insiste perché smetta di drogarsi. Litigano sempre ma non riescono a lasciarsi.
FILMATO N.10: ritratto di ciancabilla
lucarelli in studio:
La polizia scopre anche qualche brutto precedente, che da alla relazione una sfumatura violenta, conflittuale. Ciancabilla aveva rincorso Francesca con un paio di forbici, una volta le aveva fatto un occhio nero, si era fermato con l'auto sull'orlo di un burrone, minacciando di uccidersi insieme.
Brutti precedenti, però… dopo. I dubbi dopo. Seguiamo le indagini.
Ma soprattutto ci sono gli orari, perché in questo caso, come nel più classico romanzo giallo, gli orari sono fondamentali. L’ora della morte, innanzitutto.
La perizia del medico legale stabilisce che Francesca Alinovi è morta tra le 17/18 e le 23/24 di domenica 12 giugno. Morte per annegamento interno dovuto al sangue della giugulare recisa. Una brutta morte che le ha causato un’agonia di almeno una decina di minuti. L’arco di tempo stabilito dall’autopsia è ampio, ma il cadavere è stato ben tre giorni al caldo dell’estate, sulla moquette, che riscalda ancora e accelera il processo di decomposizione. Non è facile stabilire un’ora, ma il medico legale, il professor Ricci la circoscrive a quell’arco di tempo: 17.00 – 24.00.
Sappiamo che Francesco Ciancabilla è stato con Francesca fino alle 19 e 30. Se Francesca è morta prima, Ciancabilla è incastrato. Se è morta dopo è salvo.
Cosa lo incastra?
Il fatto che Francesca riceva e faccia telefonate fino alle cinque di domenica pomeriggio e poi silenzio completo fino alla chiamata di Ciancabilla ad Anna Agari, per l'incontro alla stazione.
Ancora, Francesca aveva promesso di andare ad una mostra alle diciannove e trenta, alla quale non va, non accompagna neppure Ciancabilla al treno, come faceva sempre, viene trovata vestita come era stata vista alle due del pomeriggio, quando era andata a prendere Francesco, come dice in una telefonata entusiasta alla sorella, seguita due ore dopo da un'altra, tesa e turbata, ad una amica di Parma.
E poi c’è l’orologio.
L'orologio è un Rolex automatico, che Francesca Alinovi portava al polso al momento del delitto. E’ uno di quegli orologi che si caricano col movimento, per cui si potrebbe, attraverso un calcolo complesso e una accurata perizia, stabilire il periodo di massima carica, sottrarla all’ora indicata dalle lancette del rolex fermo e stabilire l’ultimo momento in cui Francesca ha mosso il polso. E’ un calcolo complesso, però, perché nel frattempo è successo che… ma no, questo dopo. I dubbi dopo. Seguiamo le indagini.
Filmato n. : rolex
La perizia dell’accusa stabilisce che l’ora segnata dal rolex insanguinato di Francesca è quella delle 5.12 del 14 giugno. Meno 35 fa le 18 e 12 del 12 giugno. Quando Ciancabilla era ancora in via del Riccio.
E’ fatta, Ciancabilla è incastrato.
A questo punto, per il giudice istruttore Daniela Magagnoli e per il commissario Chiusolo è tutto chiaro: Francesco Ciancabilla ha ucciso Francesca Alinovi. In un raptus violento seguito ad un litigio, oppure durante un gioco erotico o uno scherzo macabro: intontito dagli stupefacenti l’ha colpita con la punta di un’arma occasionale, un temperino che aveva con se e che usava a volte per dividere la cocaina o quel coltello da cucina che manca, l’ha presa alla gola con quel colpo fatale e poi ha continuato, incapace di fermarsi. Resosi conto di quello che aveva fatto, l’ha coperta con i cuscini, forse per pietà, poi si è pulito con l'asciugamano mancante, ha telefonato all'amica per crearsi un alibi e se ne è andato.
Lo dicono gli indizi, lo dicono i precedenti, lo dicono i testimoni e le perizie e lo dice l'orologio.
Al primo processo, il 31 gennaio 1985, Francesco Ciancabilla viene assolto per insufficenza di prove.
FILMATO N. 11: TRIBUNALE E 500.
VOCE LUCARELLI (F.C)
In appello, i giudici restano per sette ore in camera di consiglio. Alle diciassette e quindici del 3 dicembre 1986 il presidente legge il verdetto che "condanna Francesco Ciancabilla, per omicidio volontario, alla pena di anni quindici di reclusione, all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e ad almeno tre anni di casa di cura e di custodia...".
In quel momento Ciancabilla è a bordo di una 500 e viaggia da almeno due ore verso la frontiera svizzera. Da lì passerà in Francia e poi in Spagna, dove è stato rintracciato quest’anno.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Adesso è in carcere a Opera, vicino a Milano, dove dovrà rimanere per dodici anni, secondo il verdetto della Cassazione che il 9 maggio 1988 declassa il delitto da volontario a preterintenzionale.
Dodici anni. Dodici anni per l’omicidio di Francesca Alinovi. Caso chiuso.
Se fosse un giallo a questo punto ci sarebbe qualcuno che non è convinto. Qualcuno che scuote la testa di fronte al colpevole dietro le sbarre, pensa che c’è qualcosa che non quadra e si chiede:
ma è stato davvero Francesco Ciancabilla ad uccidere Francesca Alinovi?
I genitori di Francesco Ciancabilla, per esempio.
FILMATO N. : I GENITORI DI CIANCABILLA.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Torniamo indietro, allora. Torniamo a tutti quei però seminati e abbandonati durante il racconto della nostra storia.
La scritta.
C’è qualcosa che non va in quella scritta. Ricordate: Your not alone, anyway... comunque non sarai mai sola, scritto con un pennarello sulla finestra del bagno. Ci sono due persone, due artisti che hanno dormito a casa di Francesca Alinovi in quei giorni. I due ragazzi affermano che fino alla mattina di quella domenica, quando se ne sono andati, la scritta non c’era. Certo, potrebbero non averla vista e infatti alla polizia dicono che non possono proprio giurare che non c’era… però il bagno è piccolo, appena 1 e 20 per 1 e 90 e la finestra viene anche riflessa dallo specchio che sta sopra al bagno. E di solito è chiusa, perché se no ci si può guardare dentro, nel bagno. C’era o non c’era quella scritta? E’ importante perché la perizia calligrafica ordinata dal tribunale stabilisce che quelle parole non sono state scritte né da Francesca Alinovi né da Francesco Ciancabilla ma da una terza persona.
Le ricerche della polizia portano in Tribunale un altro testimone, un pittore di Trento, Umberto Postal, amico di Francesca. Postal, un uomo magro, con gli occhiali rotondi dalla montatura leggera, ammette di aver scritto una frase nel bagno di Francesca, una frase identica e infatti quando prova a riscriverla al processo commette lo stesso errore di ortografia. Ma non l’ha scritta sul vetro della finestra, l’ha scritta sullo specchio del bagno, con un rossetto e dopo è stata cancellata. E poi l’ha fatto tanti giorni prima perchè lui era a New York per una mostra ed è tornato in Italia solo quella mattina. Allora chi ha scritto quella frase? Quando? E perché?
Your not alone, anyway
... comunque non sarai mai sola… che in gergo, nello slang newyorkese significa anche finalmente ti ho fregato.

FILMATO N. :SCRITTA NEL BAGNO.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Gli occhiali nel bagno. Quei rayban a specchio con una lente sola.
Francesca portava le lenti a contatto ed erano di una gradazione superiore a quella degli occhiali. Forse erano suoi, di qualche tempo prima, di quando ci vedeva meglio… ma se non erano i suoi di chi erano quegli occhiali nel bagno?
Altro dubbio: l’ora della morte.
La difesa di Ciancabilla e i suoi periti mettono in dubbio la precisione della perizia del professor Ricci. Era estate, era caldo, c’era la moquette, c’erano tante difficoltà che potevano spostare quell’arco di tempo in avanti, oltre le 24 della domenica.
FILMATO N. : LE FOTO DELLA FESTA
VOCE LUCARELLI (F.C)
E poi, lo dicono i testimoni, Francesca Alinovi aveva sniffato cocaina la sera prima, verso le undici. Lei e Ciancabilla si erano fatti un quarto di dose, per festeggiare la riuscita di una mostra. La cocaina ci mette un po’ a metabolizzarsi e ad essere assorbita dall’organismo, un processo che naturalmente si arresta con la morte. Durante i vari dibattimenti c’è un’altra guerra di perizie su questo argomento che sposta avanti e indietro l’ora della morte.
E l’orologio? Quel rolex insanguinato che segnava con certezza l’ora del delitto?
C’è qualche problema riguardo all’orologio. L’ora segnata dalle lancette non viene rilevata subito.
Nel frattempo l’orologio è stato mosso dai necrofori che hanno rimosso il cadavere, è stato tolto dal polso di Francesca dal medico legale che lo ha consegnato alla famiglia, che lo porta da Bologna a Parma. Il cognato di Francesca lo tiene in tasca per alcune ore, poi lo toglie per lavarlo, perché è ancora sporco di sangue, si accorge delle lancette IN MOVIMENTO e chiama la questura di Bologna per segnalare il fatto. Viene rilevata l’ora, le 11 e 20 di mattina o le 23 e 20 di sera, perché è un orologio così, come questo e in quel momento nessuno pensa a far scattare il datario, perché non sembra ancora importante. L’orologio, intanto, ha ripreso a camminare e il giorno dopo ci si accorge che il datario e scattato dal 14 al 15 giugno.
Le perizie dell’accusa e della difesa cercano di calcolare in quanti minuti di carica aggiuntiva si possano tradurre questi movimenti per arrivare a quell’ora a cui sottrarre le 35 di massima carica. L’ora a cui arriviamo è ambigua… è un orologio come questo: sono le 5 e 12 del mattino o le 17 e 12 di sera? Sottratte trentacinque ore, sempre che davvero l’orologio fosse a massima carica e perfettamente funzionante, Francesca è morta alle 18 e 12 del 12 giugno o alle ***? Le 18 e 12 concorderebbero con la perizia del medico legale, ma la perizia è così precisa? E’ un serpente che si morde la coda… fermiamoci alle cose concrete. Ai fatti.
Chiediamoci: come è stata uccisa veramente Francesca Alinovi. C’è qualcosa che può dircelo.
FILMATO N. :LA SCIENTIFICA
LUCARELLI, IN STUDIO:
Lo studio delle ferite compiuto dal commissario Bozzi con due medici legali parla chiaro:
L’assassino di Francesca Alinovi ha colpito per uccidere. Non si è trattato di un incidente o di un gioco erotico finito male, ma di un omicidio intenzionale. 47 colpi inferti per uccidere e tanti sulla schiena, mentre Francesca è a terra che rantola, perché non si decide a morire, tanto che l’assassino deve girarla su un lato per vedere cosa succede e poi coprirla con due cuscini, perché fa rumore e ci sono le finestre aperte. Forse se ne va dall’appartamento senza neanche sapere se è morta davvero la povera Francesca.
E’ Ciancabilla questo assassino?
Forse… però… l’assassino si è sporcato, almeno sulle gambe. Ma quando è uscito di casa Ciancabilla non era sporco di sangue, lo dice Anna Agari, la ragazza che lo incontra alla stazione e che lo aveva visto all’inizio del pomeriggio, con gli stessi vestiti addosso. Certo, Anna Agari potrebbe non essere attendibile, però… c’è un altro però.
L’interruttore. Quell’interruttore sporco di sangue. Perché l’assassino avrebbe dovuto accendere o spegnere la luce alle 19 e 30 del 12 giugno, quando sicuramente c’è ancora il sole?
Mistero. Il caso Alinovi è sicuramente un caso misterioso. Ma non è l’unico.
Nel 1983, quando viene uccisa Francesca Alinovi il DAMS, Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, corso di Laurea della Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna, ha appena tredici anni, ma il "corso più moderno e progressista dell'università più antica del mondo", la "scuola che insegna a diventare artisti", in cui lavorano Umberto Eco e Renato Barilli, ha già fatto parlare molto di sè. E non solo in senso culturale.
La sera del 30 dicembre 1982, Angelo Fabbri, uno studente di Cervia di ventisei anni, uno studente modello, uno dei preferiti da Umberto Eco, esce dal suo appartamento di Bologna e lì, in via Mirasole, in pieno centro, scompare. Viene ritrovato la mattina dopo da due cercatori di tartufi, in un burrone in Val di Zena, ucciso da dodici pugnalate alle spalle.
Il DAMS torna nelle cartelline color panna della Questura già nel luglio 1983, quando Liviana Rossi, studentessa di Ferrara, viene uccisa in Calabria, ma soprattutto il 3 dicembre, quando viene ritrovata Leonarda Polvani, di vent'otto anni, iscritta al DAMS da due settimane. Anche lei scompare all'improvviso: parcheggia sotto casa e si dissolve nello spazio tra l'auto e il portone, mentre il marito l'aspetta di sopra, per riapparire cinque giorni dopo in una grotta fuori Bologna, nuda, con un laccio legato al collo, uccisa da un colpo di pistola al cuore. Quattro delitti in otto mesi: nasce l'ipotesi che siano maturati tutti nell'ambiente "torbido e malato" del DAMS, che l'autore sia uno solo, una specie di "killer degli intellettuali". L’ambiente è comunque morboso: nei giorni successivi all’assassinio di Francesca Alinovi sui muri del quartiere universitario, appare un manifesto agghiacciante: il volto di Antony Perkins, nell'espressione folle di "Psycho", reso più allucinato da un occhio enorme, da cartone animato e sotto, assieme alla scritta Cadaveri squisiti, il volto di Francesca Alinovi, ripetuto più volte.
Ma di effettivi legami non se ne trovano, a parte l’iscrizione alla stessa facoltà che potrebbe essere spiegata semplicemente con un calcolo statistico. E così i delitti del DAMS perdono la loro etichetta e restano soltanto casi insoluti.
Altri misteri di una città che non è come le altre città. Bologna.
Se fosse un romanzo giallo, il caso Alinovi non potrebbe che essere ambientato in una città così: bellissima, ambigua e misteriosa.
FILMATO N. : BOLOGNA.
Se fosse un romanzo giallo, a questo punto ci sarebbe la scoperta dell’assassino. Se fosse un romanzo di Klavan, qualcuno correrebbe dal magistrato con la prova che scagiona Ciancabilla e lo tira fuori dal carcere inchiodando il vero assassino. Oppure salterebbe fuori l’indizio imprevisto, la testimonianza dimenticata e come in "Testimone d’accusa" di Alfred Hitchcock scopriremmo che, colpo di scena, è stato davvero Francesco Ciancabilla quando tutto sembrava dimostrare il contrario.
Vediamo.
Prima ipotesi: è stato Francesco Ciancabilla. Era con lei quel pomeriggio, litigano come al solito ma questa volta con un’intensità diversa. Lui scatta, esplode in un raptus violento, magari aumentato dagli effetti della cocaina e la uccide. Poi si cambia con i vestiti che ha nella valigia, va alla stazione e parte. Forse, però…
Vediamo: seconda ipotesi. Ciancabilla se ne va, esce dall’appartamento di Francesca e lei è ancora viva. Sono le 19 e 30 e lei è ancora viva. Forse esce anche lei e poi ritorna, oppure sta per uscire ed ecco perché indossa quel giubbetto anche se è in casa… ma in quel momento arriva qualcuno. Un altro artista del suo giro, un collega di lavoro, un amico, anzi no… un nemico, qualcuno che ce l’ha con lei per qualche motivo. E’ andato a trovarla per discutere, per rimproverarle qualcosa, uno sgarbo sul lavoro o forse è un innamorato respinto da lei che guardava solo quell’altro, solo Ciancabilla. Lei lo fa sedere nel divanetto accanto alla potrona di vimini. Siede anche lei, lo ascolta, forse risponde, forse risponde male e lui scatta. La colpisce selvaggiamente con la prima cosa che si trova in tasca, un coltellino, come quello che gli artisti usano per aprire i colori o tagliare il cartone. 47 volte, in quel modo brutale e tremendo che abbiamo visto prima. Poi scappa. In prigione ci finsce quello sfortunato di Francesco Ciancabilla e lui è fuori. Nascosto. Nell’ombra. Forse.
Vediamone un altro. Terza ipotesi. Gira molta droga in quegli anni all’Università, soprattutto al Dams, soprattutto in un ambiente come quello di Francesca. Ne fa uso anche lei, un po’, lo sappiamo. Nei suoi diari c’è una cosa strana, una notazione. Qualche tempo prima di morire Francesca va in Turchia, in vacanza. Conosce un uomo, l’unica distrazione che si concede in tre anni dal suo amore per Ciancabilla. L’uomo è un uomo ambiguo, immischiato in traffici strani. Lei lo chiama "il boss della droga" e forse esagera, ma forse non tanto. Comunque la droga c’è in quegli anni e in quegli ambienti. E se Francesca Alinovi fosse rimasta coinvolta, magari involontariamente, magari solo sfiorata di striscio, come utente occasionale, con un brutto traffico? Se quella persona che è andata a trovarla la sera, dopo Ciancabilla, era uno spacciatore violento, un pusher che voleva qualcosa da lei e ha finito per ucciderla con uno di quei temperini che spesso i tossicodipendenti si portano dietro?
Ipotesi, ipotesi da romanzo giallo. Ma questo non è un giallo, questo è un caso di cronaca e chi abbia ucciso Francesca Alinovi noi non lo sappiamo. E’ l’Uomo Ombra, come si usava dire nei vecchi gialli degli anni trenta per indicare un assassino misterioso. L’uomo ombra.
Appuntamento la prossima settimana, alla stessa ora, su RAI 2 per raccontare un altro mistero.