"Blu Notte" è il titolo della trasmissione televisiva
che Carlo Lucarelli conduce per la RAI
casi irrisolti di omicidi narrati come se
fossero opere letterarie.
Inizialmente si intitolava "Mistero in Blu" poi è stata chiamata "Blu Notte".
La prima serie è andata in onda nel 1998.
La seconda nel 1999. La terza nel 2000.
La quarta serie intitolata "Blu Notte
- Misteri d'Italia" in onda su RAITRE
dal 17 ottobre al 19 dicembre 2001.
La quinta serie "Blu Notte - Misteri
Italiani" in onda su RAITRE dal 29 dicembre
2002 ore 23.10.
Su Raitre, "Blu Notte", il programma
di Carlo Lucarelli ha registrato il 15.09%
di share con 1 milione 520mila telespettatori...
http://www.blunotte.rai.it

BLU NOTTE (seconda serie) su rai click
Ecco dalle parole dello stesso Carlo Lucarelli
quanto dura la preparazione tipo per una
puntata di "Blu Notte":
"Prima parte la ricerca su tutti i casi contemporaneamente,
affidata ai vari giornalisti e a Viganò e
Riva e di solito dura tre o quattro mesi.
Poi, caso per caso, andiamo sul luogo per
una settimana a fare le indagini e girare
le ricostruzioni, più un'altra settimana
per scrivere io e montare loro, più due giorni
per registrare in studio più altri tre per
montare tutto. Fai il conto e questa è una
puntata di Blu Notte."
(quasi cinque mesi!)
Carlo Lucarelli si avvale della collaborazione
di Paola De Martiis, Giuliana Catamo, Silio
Bozzi, Alessandro Riva & Lorenzo Viganò
e Paola Mordiglia.
Mistero in Blu (prima serie - 1998):
01. Alvise (Firenze)
02. Francesca (Bologna)
03. Max (Rimini)
04. Antonella (Catania)
05. Nadia (Chiavari - Genova)
06. Giuliano ed Enrico (Val di Susa -Torino)
07. Alessandra (Castellina - Siena)
08. ... (Clusone - Brescia)

Blu Notte (seconda serie - 1999):
01. Lea (Bologna) 14 - 04 - 1999
02. Luigia e Antonella (Genova) 21 - 04 -1999
03. Simonetta (Milano) 28 - 04 - 1999
04. Lidia (Varese) 5 - 05 - 1999
05. Gianfranco (Firenze) 12 - 05 - 1999
06. Clotilde (Milano) 19 - 05 - 1999
07. Duilio (Roma) 26 - 05 - 1999
08. Elisa e Patrizio (Latina) 2 - 06 - 1999
09. Massimo (Aosta) 9 - 06 - 1999
10. Mara (Perugia) 16 - 06 - 1999
11. Mimmo, Gemma e Angela (Napoli) 23 - 06
- 1999
12. Maria Luisa (Trento) 30 - 06 - 1999

Blu Notte (terza serie - 2000):
01. Antonella (Roma) 3 ottobre 2000
02. Stevanin (Terrazzo) 10 ottobre 2000
03. Anna Laura (Pordenone) 17 ottobre 2000
04. Christian (Castelgulcina - Bolzano) 24
ottobre 2000
05. Floride (Urbino) 1 novembre 2000
06. Susy (Siracusa) 8 novembre 2000
07. Roberta (Falconara Albanese - Cosenza)
15 novembre 2000
08. I Misteri di Alleghe (Belluno) 22 - novembre
2000
09. Enzo (Sabaudia - Latina) 29 novembre
2000
10. Agata (Coglio di Vobarlo - Brescia) 6
dicembre 2000
11. Prof. Klinger (Milano) 13 dicembre 2000
12. Luigi (Sant'alberto - Ravenna) 20 dicembre
2000
13. Aurora (Palermo) 27 dicembre 2000

Blu Notte - Misteri Italiani (quarta serie
- 2001):
01. Michele Sindona (17 ottobre 2001)
02. Graziella Campagna (24 ottobre 2001)
03. Sergio Castellari (31 ottobre 2001)
04. "Gioia Tauro" (7 novembre 2001)
05. Antonio Ammaturo (14 novembre 2001)
06. La "Uno Bianca" (21 novembre
2001)
07. Roberto Calvi (28 novembre 2001)
08. Enrico Mattei (5 dicembre 2001)
09. Mauro De Mauro (12 dicembre 2001)
10. Antonino Gioè (19 dicembre 2001)

Blu Notte - Misteri Italiani (quinta serie
2002)
01. Il Caso Salvatore Giuliano (29 dicembre
2002)
02. Il Caso Ustica (05 gennaio 2003)
03. Il Caso Wilma Montesi (12 gennaio 2003)
04. Il Caso Antonino Agostino, Emanuele Piazza
(19 gennaio 2003)
05. Il Caso Pier Paolo Pasolini (26 gennaio
2003)
06. Il Caso della Strage di Bologna (2 febbraio
2003)
07. Il Caso Alceste Campanile (9 febbraio
2003)
08. Il Caso Mostro di Firenze - Prima Parte
(16 febbraio 2003)
09. Il Caso Mostro di Firenze - Seconda Parte
(23 febbraio 2003)
10. Il Caso Giuseppe Beppe Alfano (2 marzo
2003)
11. Il Caso Paolo Borsellino (9 marzo 2003)
Blu Notte - Misteri Italiani (speciale 2003)
Mercoledì 25 giugno 2003 alle ore 20:50,
su Raitre, puntata speciale di Blu Notte.
Carlo Lucarelli accompagna gli spettatori
attraverso "La Mattanza. Dai silenzi
sulla mafia al silenzio della mafia".
Titolo che dice tutto circa il tema della
puntata: i delitti di quella che fu anche
definita l'Onorata Società, dagli anni '60
ad oggi, con particolare attenzione ai rapporti
mafia-politica (si parlerà anche del 41 bis,
invisa norma che istituisce un regime di
"massima sicurezza" per i mafiosi
incarcerati) e un ricordo particolare di
Padre Puglisi, a 10 anni dalla morte dell'eroico
sacerdote del quartiere Brancaccio ucciso
dalla mafia il 15 settembre '93.
Blu Notte - Misteri Italiani (sesta serie
2004) Prima parte
01. La storia delle Brigate Rosse - Prima
Parte (01 aprile 2004)
02. La Storia delle Brigate Rosse - Seconda
Parte (08 aprile 2004)
03. Il Mostro di Firenze (15 aprile 2004)
... è prevista una puntata su La Mattanza
dai silenzi sulla Mafia al silenzio della
Mafia ma la trasmissione viene interrotta.
Viene dichiarato che riprenderà in Ottobre
2004.
Effettivamente riprende:
Blu Notte - Misteri Italiani (sesta serie
2004) Seconda parte
04. La Mattanza dai silenzi sulla Mafia al
silenzio della Mafia - (17 ottobre 2004)
05. La storia della 'Ndrangheta - (24 ottobre
2004)
06. Milano Calibro Nove - (31 ottobre 2004)
07. La storia della Camorra - (7 novembre2004)
08. La Banda della Magliana - (14 novembre
2004)

Blu Notte - Misteri Italiani (settima serie
2005)
Ancora notti blu
Su Rai Tre dall'11 settembre 2005 torna Carlo
Lucarelli con Blu Notte Misteri italiani,
in prima serata
Blu Notte continua con la sesta edizione
a raccontare la parte oscura dell'Italia.
Nel ciclo autunnale Carlo Lucarelli approfondirà
cinque storie fortemente attuali.
01. La strage di piazza Fontana, un processo
senza fine (11 settembre 2005)
12 dicembre 1969: tre bombe esplodono contemporaneamente
a Milano e Roma. Diciassette morti e oltre
100 feriti. E' l'inizio della strategia della
tensione con il preciso obiettivo di condurre
a un colpo di stato autoritario. I bersagli
sono civili, adulti e bambini.
02. OSS, CIA, GLADIO, i rapporti segreti
tra america e Italia (18 settembre 2005)
Quale ruolo hanno avuto i servizi segreti
americani in Italia, in che modo è stata
combattuta la guerra fredda, attraverso quali
patti segreti e innominabili? Questa è una
storia di spie, oscura e misteriosa, che
inizia con lo sbarco alleato in Sicilia nel
'43 e si conclude con la caduta del muro
di Berlino.
03. La violenza negli stadi negli anni '70
(25 settembre 2005)
Che cosa hanno significato gli anni '70 nella
storia d'Italia? Di sicuro la stagione più
controversa della Prima repubblica: anni
di piombo ma anche anni di grandi conquiste,
anni di ideali e speranze, nei quali però
si moriva di politica, a destra come a sinistra.
Anni di scelte estreme, di segreti e misteri,
di morti assurde e inspiegabili, di complotti,
che hanno cambiato per sempre la vita di
due generazioni. Ma davvero tutto è stato
chiarito, analizzato, e riportato alla luce
?
04. Vita e morte di Pier Paolo Pasolini (2
ottobre 2005)
Con le parole, le immagini e i versi, Pier
Paolo Pasolini ha descritto, amato e criticato
l'Italia. A distanza di 30 anni ci rimangono
la vita difficile e straordinaria di un vero
intellettuale, i giudizi sommari di chi non
lo aveva mai amato e le bugie di un giovane
assassino. L'omosessualità dello scrittore,
peraltro mai nascosta, è l'unica spiegazione
di un feroce massacro o la pista politica
può ancora rivelare aspetti poco noti, e
in parte ancora attuali, della storia recente?
Blu Notte - Misteri Italiani (ottava serie
2007)
01. Terra e Libertà. Gli omicidi Miraglia,
Rizzotto e Carnevale (10/03/2007)
02. Anomalia sarda. La criminalità in Sardegna
(17/03/2007)
03. L'armadio della vergogna, le stragi naziste
(02/09/2007)
04. G8 genova (09/09/2007)
05. Strage di Piazza della Loggia (16/09/2007)
06. Trapani, coppole e colletti bianchi (23/09/2007)
07. Il naufragio fantasma (30/09/2007)
08. Una guerra di spie, il rapimento dell'imam
Abu Omar (07/10/2007)
Seguono alcuni articoli apparsi sui quotidiani:
SOSPESA LA TRASMISSIONE BLU NOTTE. CARLO
LUCARELLI DICE LA SUA SU "LA REPUBBLICA":
LA POLEMICA: Ma a chi diamo fastidio se parliamo
di mafia?
CARLO LUCARELLI
Il mio cellulare non prende mai. Ogni volta
che guardo il display vedo la scritta solo
emergenze e nessuna tacca, così quando sono
fuori sono quasi sempre scollegato dal mondo.
Tipo giovedì sera, sono a cena fuori a casa
di amici e aspettiamo di vedere la puntata
di "Blu notte" sulla mafia, che
alcuni di loro non hanno visto e che io rivedo
volentieri. E´ per questo, per il mio teelfono
che non prende, che nessuno riesce ad avvertirmi
e come molti telespettatori mi ritrovo Clint
Eastwood appeso ad un albero invece di Totò
Riina al 41 bis. Non capisco. Poi qualcuno
riesce a raggoungermi e mi dice che ci hanno
sospeso. Sospeso? Non mi era mai successo,
neanche a scuola. Così mi sono guardato Il
Grande Fratello (il film con Clint lo avevo
già visto).
Il giorno dopo ho cercato spiegazioni. E
ho continuato a non capire. Mi hanno letto
una circolare secondo la quale programmi
come il mio violerebbero la legge sulla par
condicio. Perché intervisto alcuni politici
e perché parlo di argomenti che possono essere
ricondotti alla politica.
Non capisco. Ho intervistato politici di
quasi tutti gli schieramenti della prima
e della seconda repubblica, hanno parlato
Mancino che all´epoca dei fatti raccontati
era ministro degli Interni, ha parlato Martelli
che lo era della Giustizia, ha parlato Violante
dei Ds e Battaglia di An, e hanno parlato
solo delle cose che li riguardavano rispetto
alla vicenda.
Correttamente ed esaurientemente direi, visto
che nessuno si era lamentato quando la puntata
era già andata in onda nel giugno del 2003,
come una specie di pilota di questa nuova
serie. E allora perché non siamo andati in
onda?
Parliamo di politica, e siamo sotto le elezioni.
Non è esatto, noi parliamo di mafia, e parlare
di mafia non dovrebbe dar fastidio a nessuno,
a parte la mafia, naturalmente. Parlarne
in modo corretto, intendo, come sono convinto
che avevamo fatto noi e come ci era stato
riconosciuto da più parti (chissà, magari
anche dai mafiosi? non lo so, non frequento).
Secondo la circolare
che mi hanno letto non si può parlare di
politica, non si può parlare con e di politici
coinvolti nelle elezioni, neanche di fatti
che li riguardano, per quanto vecchi o passati
che siano. Forse mi sbaglio, o semplicemente
non capisco, ma fortuna che Giulio Andreotti
è già senatore a vita e non è candidato,
se no non potremmo mandare in onda neanche
una puntata sul caso Montesi, 1953, preistoria
della prima repubblica, perché ad un certo
punto passiamo un´intervista di repertorio
ad Andreotti che ricorda le impressioni lasciate
da quel caso nell´Italia di allora. Unico
modo per andare in onda con la nostra puntata
sulla mafia: passare sotto la responsabilità
di una testata giornalistica. Ma il direttore
generale, mi hanno detto, non ha ritenuto
di dare l´autorizzazzione.
Forse sono io che mi sbaglio. O semplicemente
non capisco. Non lo so.
Vediamo quello che non vedremo sulla Rai
da qui al giorno delle elezioni.
Intanto, l´altra sera mi sono guardato il
Grande Fratello. Per chi avesse visto il
film su Rai3, o Don Matteo o qualcos´altro:
è uscita Carolina, quella carina, che se
la faceva con Tommaso.
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IL MANIFESTO
VESPRI
Telecomando piatto, solo film e censura
di NORMA RANGERI
Film, film, film, Grande Fratello e un altro
film. Prima o poi doveva succedere ed è successo
ieri: sulle sei reti nazionali del monopolio
berlusconiano in prima serata sono andati
in onda cinque film e un reality (La7 trasmetteva
un partita di calcio). Non è la prima volta
che la poderosa macchina televisiva italiana
sforna un palinsesto di repliche cinematografiche,
ma questo menù fisso di solito viene propinato
nei mesi caldi, quando i programmi vanno
in vacanza. Evidentemente i dirigenti della
Rai hanno anticipato i tempi e questa volta
le ferie estive non c'entrano. C'entra, invece,
la scelta di togliere di mezzo l'unico programma,
Blu notte, dedicato alla ricostruzione di
alcune stragi mafiose, a partire da quelle
del '92. Si sarebbe parlato anche dell'assassinio
del giudice Borsellino e probabilmente anche
delle sue accuse al mondo politico. Dunque
sono entrate in azione le forbici, in una
serata in cui il deserto del palinsesto faceva
risaltare l'impossibilità di scelta per il
teleutente. O meglio una scelta c'era, ed
infatti non stupisce se, di fronte al vuoto
di una programmazione che aveva mandato in
soffita informazione e intrattenimento, il
giochino dei reclusi in onda su Canale5 conquistava
uno share altissimo. Giunto alle puntate
finali, il Grande fratello gonfia gli ascolti,
tanto più se è trainato dal nulla delle reti
concorrenti.
L'uso (inutile) del telecomando suggeriva
una guerra senza quartiere alla libertà di
scelta. Come era evidente dalle immagini
di Blob con i volti dei politici coperti
da strisce rosse perché d'ora in poi, per
decisione del direttore generale, Flavio
Cattaneo, anche gli ultimi brandelli di satira
vanno eliminati per la vicinanza della campagna
elettorale. A parte le veline quotidiane
emesse dai telegiornali, di politica si potrà
parlare solo nelle apposite tribune (rifilate
alla moribonda Raidue), mentre i leader saranno
esclusivo appannaggio di Porta a Porta. Una
televisione per stomaci forti.
-------------------
IL BARBIERE DELLA SERA
23.04.2004
La Mafia? Impiccala più in alto
di Madame Psychosis
“La Mattanza”, la puntata dedicata alla mafia
del programma Blu notte di Carlo Lucarelli,
ieri sera non è andata in onda. Bloccata
dalla direzione Rai, ha dovuto lasciare il
posto a Clint Eastwood.
“Sento il dovere di scusarmi con i telespettatori
per l'impossibilità di mandare in onda stasera,
così come annunciato, la puntata del programma
Blu notte dedicata alla mafia, in quanto
il programma non è stato riconosciuto dall’azienda
come una trasmissione informativa riconducibile
alla responsabilità di una testata giornalistica,
come previsto dalla legge sulla par condicio
e dalle disposizioni della Commissione parlamentare
di Vigilanza”, ha spiegato in una nota il
direttore di rete Paolo Ruffini, come riportato
da un’Ansa delle 19.38. Al posto di Rai Notte,
va in onda “Impiccalo più in alto”, western
con Clint Eastwood.
Io che mi ero preparata cuscino comodo e
luce bassa per una serata tivu, quando alle
nove ho visto passare delle vacche sullo
schermo, colori Ferrania, ho capito che qualcosa
non stava andando come previsto.
Carlo Lucarelli, ma tu quando l’hai saputo?
Stasera (ieri sera per chi legge, ndr). Il
mio telefono non prendeva, poi mi hanno raggiunto,
il direttore di rete, e un po’ di gente che
lavora con noi, mi hanno comunicato: “non
andiamo”.
Il motivo te l’hanno detto, immagino.
Si, par condicio. Non sono riusciti a inserire
Blunotte nella lista dei programmi che ricadono
sotto la responsabilità di una testata giornalistica,
e siccome abbiamo in trasmissione dei politici…
E’ pretestuoso?
Non lo so. Non credo abbiano nulla contro
di noi, contro di me, non sono mica Enzo
Biagi. Tutto accade in quest’ottica che c’è,
che fa chiudere tutta una serie di programmi
perché chissà cosa ci potrebbe essere dentro.
Oggi tu domani un altro
Si, come Blob, che è nella stessa situazione.
Con questa logica poi si possono coinvolgere
tutti, i comici se fanno l’imitazione dei
politici… Se si dà un’interpretazione restrittiva
di questa legge, si chiude tutto.
Vengono in mente i cartelli nelle osterie
del Ventennio: “Qui non si parla di politica”.
Esatto. Posso darti una risposta ironica:
io non parlavo di politica, io parlavo di
mafia. Mi stupisce che qualcuno si offenda
se parlo di mafia, non credo si dovrebbe
offendere nessuno, credo sia un bell’argomento
da discutere.
Che tu sappia, prima di decidere hanno visionato
la puntata?
Ma questa era già andata in onda, questa
estate, come esperimento di prima serata
per questa nuova serie. Il primo esperimento
fu appunto la mafia, sai come facciamo noi,
partiamo da uno spunto, che era quello delle
stragi del ’92, e poi raccontiamo, senza
metterci lì a fare teoremi, intervistando
Violante ma anche Battaglia di An, sentendo
tutti quelli che potevano avere qualcosa
da dire. Questo era, niente di speciale,
fatti messi in fila, come al solito.
Tutto sospeso quindi
Noi stiamo comunque lavorando alle altre
puntate, a questo punto credo che andremo
in onda di nuovo dall’autunno. Comunque,
non so, io adesso mi sto guardando il Grande
Fratello, il film con Clint Eastwood l’ho
già visto.
Madame Psychosis
APPROFONDIMENTI:
Blu Notte - Misteri Italiani (quinta serie
2002)
01. Il Caso Salvatore Giuliano: Chi era veramente
Salvatore Giuliano? Un bandito, un capopopolo
separatista, un uomo al soldo della mafia
e dei servizi di sicurezza americani? Il
suo nome rimane indissolubilmente legato
alla prima strage dell'Italia repubblicana:
a Portella della Ginestra, in provincia di
Palermo, il 1 maggio 1947, la banda Giuliano
spara su una manifestazione di contadini,
uccidendo 11 persone tra cui due bambini.
Il movente di quella strage è rimasto oscuro
come la morte del bandito, avvenuta nel luglio
1950. Una morte misteriosa, come quella di
Gaspare Pisciotta, luogotenente di Giuliano,
accusato di averlo venduto ai Carabinieri,
che morirà avvelenato in carcere. Scomodo
testimone di patti inconfessabili tra lo
Stato e la Mafia, la figura del bandito siciliano
rimane ancora avvolta nel mistero.
02. Il Caso Ustica: 27 giugno 1980, un aereo
di linea proveniente da Bologna e diretto
a Palermo esplode precipitando in mare al
largo di Ustica. Delle 81 persone a bordo,
nessuno si salva. Tante sono state le ipotesi
sul disastro: una bomba, un cedimanto strutturale
dell'aereo, un missile sparato nel corso
di una battaglòia aerea. M ala verità, ancora
oggi, non c'è. Carlo Lucarelli cerca di ricostruire
i fatti e l'accidentato percorso delle indagini...
03. Il Caso Wilma Montesi: 11 aprile 1953,
vigilia di Pasqua. Il cadavere di Wilma Montesi,
una bella ragazza romana, viene trovato sulla
spiaggia di Torvajanica, vicino Roma. Il
caso coinvolgerà personaggi altolocati, uomini
politici, giornalisti, giovani donne alla
ricerca della scalata sociale, ma non avrà
mai né un colpevole, né un movente e diventerà
uno dei più emblematici misteri italiani.
04. Il Caso Antonino Agostino, Emanuele Piazza:
5 agosto 1989, l'agente di polizia Antonino
Agostino viene ucciso a Palermo. Emanuele
Piazza, ex agente di Polizia, scompare nel
nulla sempre a Palermo il 16 marzo 1990.
Su quest' ultimo delitto si fara' luce diversi
anni dopo: il ragazzo era un collaboratore
del Sisde e prima di essere ucciso stava
tentando di catturare alcuni boss di Cosa
Nostra, tra cui Salvatore Riina. La morte
di Antonino Agostino, invece, rimarra' avvolta
nel mistero. Ancora oggi si cerca di capire
cosa ha unito queste due tragiche morti.
05. Il Caso Pier Paolo Pasolini: Ostia, 2
novembre 1975, giorno dei morti. Viene trovato
il cadavere martoriato di Pier Paolo Pasolini,
53 anni, scrittore, poeta, regista, intellettuale
scandaloso, personalità unica e certamente
irripetibile della cultura italiana. Del
suo assassinio viene accusato un 17/enne
borgataro, Giuseppe Pelosi. Sembra una nemesi
ineluttabile: Pasolini è stato ammazzato
brutalmente da uno di quei ragazzi di vita
che tanto aveva amato, di cui tanto aveva
scritto, per la cui omologazione sociale
e culturale tanto si era rattristato... delitto
passionale in ambito omossessuale o delitto
'di Stato' su commissione?
06. Il Caso della Strage di Bologna, 2 agosto
1980, la più sanguinosa strage compiuta in
Italia: 80 morti e oltre 200 feriti. In venti
anni si sono susseguite sentenze di colpevolezza
e assoluzione, ma il dubbio è rimasto. Chi
e perché ha voluto quel massacro? Chi e come
ha depistato le indagini? Tre neofascisti
sono stati condannati come gli esecutori
materiali, ma il contesto in cui è maturata
la strage è rimasto sullo sfondo. Si è trattato
dell'ennesimo atto della strategia della
tensione o un atto di terrorismo internazionale
al quale il neofascismo italiano ha dato
il suo appoggio?
07. Il Caso Alceste Campanile: Reggio Emilia.
E’ il giugno del 75. Il corpo di un ragazzo
viene trovato in aperta campagna, ucciso
da due colpi di pistola. E’ Alceste Campanile,
22 anni, militante di Lotta Continua. Per
anni si sono susseguite le ipotesi: pista
rossa che coinvolge nomi eccellenti della
sinistra extraparlamentare o pista nera che
colpisce Campanile come avversario politico?
Alla fine degli anni ’90, il colpo di scena:
un uomo legato a tanti altri misteri della
storia italiana, si autoaccusa del delitto.
Ma le sue confessioni appariranno poco credibili.
08. Il Caso Mostro di Firenze (Prima Parte):
Per oltre dieci anni, il mostro di Firenze
ha terrorizzato l'Italia. Ma il serial killer
non era solo: aveva intorno a sé feroci e
spietati compagni di sangue legati tra loro
da segreti inconfessabili.
09. Il Caso Mostro di Firenze (Seconda Parte):
La storia di questi mostri e dei loro delitti
è, ancora in parte, rimasta oscura. Chi li
proteggeva e ordinava di compiere assurdi
delitti e terribili mutilazioni? Magia, sesso
e folle violenza erano gli unici moventi
degli otto duplici omicidi?
10. Il Caso Giuseppe Beppe Alfano: Barcellona
Pozzo di Gotto (Messina), 8 gennaio 1993.
Il giornalista Beppe Alfano, che da anni
raccontava le lotte a colpi di pistola fra
le cosche mafiose locali, viene ucciso da
alcuni killer. Il corpo del corrispondente
locale del quotidiano di Catania <La Sicilia>,
è riverso nella sua auto, una <Renault
5> di colore rosso, regolarmente parcheggiata
in via Marconi, la strada principale del
paese. A cento metri di distanza, nella vicina
via Trento, una parallela, c'è la sua casa.
Alfano è stato ucciso a colpi di pistola
sparati alla testa, poco dopo le 23, 20.
11. Storie di mafia: dalla morte di Borsellino
ai nostri giorni: Palermo 19 luglio 1992:
in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino
e la sua scorta vengono uccisi da un’autobomba.
Cinquantasei giorni dopo la strage di Capaci,
era difficile pensare ad un nuovo massacro.
Ma Cosa Nostra non rinuncia ai suoi obiettivi
di morte. E pochi mesi dopo, per la prima
volta nella sua storia, colpisce anche fuori
dalla Sicilia: a Milano, Firenze e Roma,
la Mafia cerca le stragi indiscriminate.
A distanza di un decennio, rimangono ancora
oscuri i moventi di quella strategia; così
come rimangono oscure le ragioni dell'improvviso
successivo silenzio che caratterizza ancora
oggi il comportamento di Cosa Nostra.
Blu Notte (seconda serie - 1999):
1. LA GROTTA DELLA CROARA Una donna torna
a casa con la sua macchina, posteggia, prende
la borsa della spesa appena fatta, ma a casa
non salira’ mai. Sparisce nel nulla per diversi
giorni, viene ritrovata uccisa da un colpo
di pistola nella grotta della Croara vicino
Bologna.
2. LUIGIA E ANTONELLA. Genova
3. IL DELITTO DELLA CATTOLICA Simonetta Ferrero
viene trovata uccisa in un bagno all’Universita’
Cattolica di Milano il 24 luglio 1971. Una
ragazza tranquilla, molto per bene, molto
religiosa. Il delitto è totalmente avvolto
nel mistero, si aprono durante le indagini
solo fragilissime piste.
4. IL DELITTO DI LIDIA MACCHI Nel 1987 viene
uccisa a Varese Lidia Macchi, una ragazza
dal carattere forte e solare. E’ una militante
attivissima di Comunione e Liberazione. Le
indagini sono delicate e viene coinvolto
tra gli altri un prete. Una puntata del programma
di Enzo Tortora sul caso della Macchi spinge
la Magistratura a chiedere la prova del DNA.
Ma erano i primi esperimenti e la cosa non
funziona. Le indagini sembrano bloccarsi.
5. UN DELITTO A FIRENZE E’ il 24 marzo del
1995 un tipografo in pensione con una straordinaria
passione per l’arte viene ucciso da 27 coltellate
nel negozio/libreria di articoli religiosi
nel centro storico di Firenze dove lavora
saltuariamente. Questa storia più che un
giallo sembra essere un racconto di fantasmi:
Gianfranco Cuccuini e’ stato ucciso con certezza
tra le 8.30 del mattino e le 8.45 mentre
il negozio era regolarmente aperto, l’entrata
principale e’ rivolta su una strada estremamente
trafficata dov’e’ situata una fermata dell’autobus.
In quel brevissimo lasso di tempo inoltre
un prete dell’adiacente parrocchia era andato
a bussare ad una porticina laterale per ritirare
le ostie per la messa del giorno senza ottenere
risposta. Nessuno vede niente.
6. LA BOTTIGLIA DI ROSOLIO Un’insegnante
di musica, di 80 anni, viene ritrovata uccisa
con il cranio fracassato da una bottiglia
di rosolio e diverse coltellate. La signora
abitava in un vecchio palazzo disabitato
al centro di Milano. Sul tavolo da pranzo
ci sono due piccoli bicchierini da rosolio
con un residuo di liquore...
7. DUILIO. Roma
8. ELISA E PATRIZIO Una giovanissima coppia
di fidanzati, Elisa Marafini e Patrizio Bovi,
viene barbaramente uccisa da 170 coltellate
nell’appartamento del ragazzo. Lei: una ragazza
semplice, studiosa, figlia di un maresciallo
dei Carabinieri in pensione. Lui: un ragazzo
un po’ sbandato, sensibile e con aspirazioni
artistiche. Poco prima del delitto un appuntamento
tra il ragazzo e tre amici per una cena a
cui misteriosamente non si presenta nessuno.
9. MASSIMO. Aosta
10. MARA - IL DELITTO DELLA CAMERA CHIUSA
Viene ripercorsa una vicenda del 15 luglio
1993, quando a Todi una ragazza che stava
dormendo nella propria stanza fu colpita
da una coltellata al petto. La giovane riuscì
ad arrivare nella stanza del padre e a morire
tra le sue braccia. Nessuno sentì nulla,
nessuna traccia fu trovata.
11. MIMMO, GEMMA E ANGELA - Napoli e’ il
21 ottobre 1975, una ragazza di 19 anni sta
scrivendo al fidanzato mentre i genitori
cenano in cucina; poi buio fino a quando
alcuni parenti non riuscendo a mettersi in
contatto con la famiglia chiamano i vigili
del fuoco. Una strage avvenuta, un triplice
omicidio compiuto con un’indecifrabile ritualita’
ossessiva rimasta fino ad oggi avvolta nel
mistero.
12. MARIA LUISA Agosto 1990. Maria Luisa
de Cia, impiegata in una ditta che produce
accessori per calzature, viene trovata su
un sentiero di montagna nei pressi di S.
Martino di Castrozza, nascosta dietro un
masso. E’ stata uccisa da un colpo di pistola.
L’unica testimonianza e’ di una donna che
dice di averla vista salire su una macchina
di grossa cilindrata non molto lontana dal
luogo
Blu Notte (terza serie - 2000):
INTORNO A 'BLU NOTTE' di Carlo Lucarelli
Una volta si pensava che il giallo fosse
evasione, un piacevole passatempo per soddisfare
il piacere enigmistico di sapere chi e' stato.
Non e' vero, e non era vero neanche una volta.
Il giallo e' un bisturi affilato che taglia
e mette allo scoperto quello che sta sotto
la superficie apparentemente tranquilla e
coerente della normalita'. Un omicidio e'
un evento traumatico da sconvolgere completamente
una comunita', un ambiente sociale, una famiglia,
un individuo, e mettere in luce tutte le
contraddizioni anche nascoste. Di fronte
all'omicidio non si puo' fare finta, bisogna
cominciare a fare domande, tante domande
e soprattutto su quella meta' oscura delle
cose che di solito si cerca di dimenticare.
Per questo il giallo e' uno degli strumenti
piu' efficaci per raccontare, e dal momento
che racconta sempre cose che non avrebbero
mai dovuto succedere e' anche uno degli strumenti
narrativi piu' efficaci per denunciare.
E' quello che succede con i casi di BLU NOTTE,
che raccontano misteri, scavano dentro atmosfere,
e situazioni, portano alla luce storie di
provincia spesso non molto conosciute ma
sicuramente degne di riflessione. Gli strumenti
sono quelli del giallo, in tutte le sue forme:
la capacita' di catturare l'attenzione del
lettore e dello spettatore fin dal primo
momento, la forte tensione emotiva che accompagna
le sensazioni di paura, di orrore o sorpresa
e che serve a fare da veicolo per sentimenti
di pieta', rabbia, inquietudine o sollievo
che da queste storie dovrebbero nascere.
Il giallo in tutte le sue forme e in tutti
i suoi sottogeneri. Il classico mistero della
camera chiusa per i casi di Anna Laura Pedron,
uccisa a Pordenone mentre accudiva un bambino
di tre anni, o di Floride Cesaretti massacrata
nello scantinato di un college universitario
ad Urbino. Il thriller fantapolitico di casi
come quello di Christian Waldner, ucciso
con un fucile di precisione in un castello
di Bolzano, il noir metropolitano di Antonella
Di Veroli, uccisa nel suo appartamento alla
periferia di Roma, o quasi il gotico rurale,
come nel caso di Roberta Lanzino, scomparsa
sulla strada che porta al mare brutalmente
uccisa in un campo in provincia di Cosenza.
Ma anche il noir psicologico, come nel caso
di Agata Bornino, annegata nei pressi di
Salo', forse uccisa da qualcuno o forse da
se stessa e dal suo tormento interiore. O
il mistero dei misteri, il viaggio nell'orrore
e nella paura, la storia di un serial killer
lucido, brutale e tuttora enigmatico come
Gianfranco Stevanin. Queste e altre storie,
ognuna con un proprio riferimento letterario
ad aiutare una narrazione che conferma ancora
una volta una verita' tanto evidente da essere
diventata un luogo comune: che la realta'
supera di gran lunga la fantasia.
Rispetto alla passata edizione le differenze
non sono molte. Forse una narrazione piu'
veloce e serrata, con momenti descrittivi
(come la caratterizzazione della città) piu'
contenuti e integrati nella vicenda.
Quello che abbiamo cercato di mantenere intatto,
gelosamente, e' l'eredita delle precedenti
edizioni di MISTERO IN BLU E BLU NOTTE. Come
la squadra che lavora alla realizzazione
delle puntate, che a parte qualche prezioso
acquisto rimane sostanzialmente invariata,
o come la cura minuziosa nella ricostruzione
delle vicende e della loro dinamica, fatta
su atti giudiziari, consulenze di esperti,
interviste dirette e sopralluoghi compiuti
sempre personalmente e da tutti sul campo.
O come il rispetto, che finisce sempre per
diventare affetto, per il personaggio principale
della storia, la vittima, anche se questo
dovesse comportare la rinuncia a particolari
eclatanti e di sicuro effetto. Carlo Lucarelli
INTRODUZIONE
Lo scrittore di romanzi gialli Carlo Lucarelli
torna ad occuparsi di intricati casi di delitti
rimasti insoluti, nell'edizione 2000 di "Blu
notte" che Raitre propone da martedi
3 ottobre alle 23.10.
Anche quest'anno la figura centrale di "Blu
notte" e' Carlo Lucarelli che ci racconta
misteriose storie italiane con grande capacita'
affabulativa, proponendole al telespettatore
con il ritmo incalzante del racconto, fatto
di pause, accelerazioni, musicalita'.
Tredici delitti, tredici casi, tredici percorsi
narrativi originali attraverso i quali Lucarelli
ci conduce all'interno di storie "nere"
irrisolte, per indagarne le motivazioni recondite,
le ipotetiche ma possibili ragioni di gesti,
di fatti, altrimenti destinati a restare
senza spiegazione. Anche se il programma
privilegia i delitti che hanno come sfondo
la provincia italiana, storie che trovano
uno spazio quasi sempre da "trafiletto"
nei mezzi di comunicazione ma che offrono
la possibilita' di mostrare scenari di un'Italia
spesso poco conosciuta, questa nuova serie
e' puntellata da eccezioni che confermano
la regola. E' stata infatti affrontata la
eclatante storia del giovane politico Christian
Waldner, assessore regionale alto-atesino,
che viene trovato morto nel residence dove
vive e lavora e la allucinante vicenda del
serial killer Gianfranco Stevanin che agisce
indisturbato per anni prima di essere arrestato
nel 1994. Una puntata sara' inoltre dedicata
ad una delle storie nere piu' complesse e
inquietanti che gli italiani ricordino, che
inizia nel 1933 con la morte di una cameriera
di un albergo di Alleghe e si conclude nel
1962 con il processo a quattro imputati per
un quadruplice omicidio.
La struttura del programma e' cosi' articolata:
il racconto di Lucarelli, filo conduttore
di ogni puntata, e' sostanziato da sequenze
di fiction che ricostruiscono i momenti salienti
della storia che viene raccontata, da brani
di interviste a parenti e amici delle vittime,
o ai protagonisti delle indagini che sono
state svolte alla ricerca della verita'.
Immancabili naturalmente l'incontro di Lucarelli
con i due giornalisti - investigatori Alessandro
Riva e Lorenzo Vigano' nei luoghi dove e'
avvenuto il delitto e il capitolo dove Silio
Bozzi, il Commissario della Polizia Scientifica,
offre interessanti spunti investigativi,
che il conduttore utilizza per tirare le
fila della vicenda e concludere la puntata.
1. ANTONELLA, UNA DONNA SOLA - Antonella
Di Veroli - Roma 12 Aprile 1994 Una donna
tutta sola Non più giovane, non bella, un
caratteraccio. Ma era tutta qui Antonella
Di Veroli, 47 anni, una vita equamente divisa
tra casa e lavoro? No, non era solo questo.
Gran lavoratrice, appassionata del suo mestiere
di commercialista e consulente del lavoro;
un carattere duro ma solo in superficie;
una fermezza e - forse - un'arroganza di
facciata, a proteggere le fragilità di una
donna sola con n cuore ancora di ragazza,
tutto teso alla ricerca di un equilibrio
affettivo: un amore, una famiglia. Un desiderio,
una speranza un'esigenza destinati a non
compiersi mai perché il destino le riserva
una fine tragica. La ritroveranno proprio
dentro casa sua, sigillata in un armadio
a muro, uccisa con due colpi di pistola.
2. GIANFRANCO STEVANIN - Casello autostradale
di Vicenza Ovest 16 Novembre 1994 Indagine
su un serial killer Vicenza Ovest, 16 novembre
1994. Una macchina con a bordo una coppia
si ferma al casello dell'autostrada; mentre
l'uomo paga il pedaggio, la donna, Gabriele
Muesger, apre la portiera e corre verso la
volante della Polizia che svolge il suo servizio
al casello. Quell'uomo e' Gianfranco Stevanin
e dietro quella sbarra autostradale si spalancano
le porte dell'inferno. Cosa scatta nella
mente di un uomo e fa di lui un serial killer?
Che cosa deve succedere perche’ un giovane
elegante, benestante, mediamente colto, eccezionalmente
acuto e dotato di rigorosa logica, perfino
gentile, si trasformi a tratti in un mostro
omicida completamente privo di emozioni?
Perche’ un uomo che ama le donne, che ricorda
di averle cercate, di essersene perfino innamorato,
poi le uccide, le fa a pezzi e le nasconde
nel giardino di casa?
3. IL DELITTO DI VIA COLVERA Pordenone, 2
febbraio 1999. Al quarto piano di un palazzo
un bimbo piange disperatamente. La sua baby
sitter, Anna Laura, 21 anni e un sorriso
dolcissimo, non può sentirlo. È riversa sul
tavolino del salotto, qualcuno l’ha strangolata
con un mezzo metro di nastro telato....
4. CHRISTIAN WALDNER. DELITTO AL CASTELLO
Bolzano, 17 febbraio 1997. Christian Waldner,
consigliere regionale ed ex giovane promessa
della Suedtiroler Volkspartei, giace supino
sul pavimento del suo studiolo dietro la
reception del residence dove vive e lavora.
A stenderlo sono stati 5 colpi di fucile
calibro 22. Chi l’ha ucciso e perche’? C’e’
un movente politico o va cercata altrove
la ragione di questa morte? Peter Paul Rainer,
amico fraterno e compagno di tante battaglie
ideologiche confessa; ma poi ritratta e le
indagini ripartono da zero. Fino ad un nuovo
colpo di scena.
5. FLORIDE. Urbino
6. SUSY. Siracusa
7. L'ULTIMO VIAGGIO DI ROBERTA Cosenza 26
luglio 1988. E’ piena estate, una ragazza
corre in motorino verso il mare. Ma il suo
destino l’aspetta ad un bivio: sbaglia una
svolta e sparisce nel nulla. La ritroveranno
violata e barbaramente assassinata, in una
scarpata a pochi metri da quella strada che
doveva portarla al mare.
8. I MISTERI DI ALLEGHE. Belluno
9. ENZO. Sabaudia - Latina
10. AGATA. Coglio di Vobarlo - Brescia
11. PROF. KLINGER. Milano
12. LUIGI. Sant'alberto - Ravenna
13. AURORA. Palermo
Blu Notte Misteri Italiani (Quarta serie)
Di Carlo Lucarelli, Giuliana Catamo, Paola
De Martiis Condotto da Carlo Lucarelli Consulenza
di Francesco La Licata, Guido Ruotolo, Vincenzo
Vasile, Nicola Biondo Regia di Daniele Cini,
Stefano Chimisso, Lorenzo Hendel, Alessandro
Patrignanelli, Fabio Sabbioni
Dai delitti rimasti insoluti ai grandi misteri
italiani, Carlo Lucarelli torna su Raitre
per raccontare, come in un libro giallo,
enigmi che hanno segnato la storia del nostro
paese e non hanno ancora trovato risposta.
Blu Notte quest'anno cambia. Ma solo in parte.
Carlo Lucarelli e il suo gruppo di lavoro
hanno applicato il metodo di Blu Notte ai
grandi misteri d'Italia, ad alcune vicende
della storia italiana mai dimenticate ma
mai del tutto chiarite. Si parte da un mistero
concreto, da un delitto eccellente, per scandagliarne
minuziosamente la dinamica, i risvolti investigativi
e processuali attraverso una rigorosa documentazione.
Ma la vicenda umana individuale della vittima
trascina lo spettatore di questa nuova serie
a ricordare, a conoscere, ad approfondire
un periodo storico con le tensioni, i conflitti
e le intrigate problematiche ad esso intimamente
connessi. La tecnica di racconto non è giornalistica
ma narrativa, sono stati infatti utilizzati
tutti gli espedienti del genere giallo come
la suspense, il mistero, il colpo di scena,
per raccontare queste storie con il ritmo
incalzante di un romanzo. Ancora una volta
Carlo Lucarelli proporrà, con la sua straordinaria
capacità affabulativa, le storie dei misteri
italiani seguendo un ritmo narrativo con
la punteggiatura e la musicalità proprie
di un racconto. Tra i casi che il programma
affronterà:
1. Caso Sindona Commercialista, avvocato,
amministratore di enormi beni di dubbia origine,
finanziatore di golpe e spregiudicato finanziere
legato alla CIA e alla P2, la storia di Michele
Sindona attraversa le pagine più oscure della
storia italiana, dallo sbarco alleato in
Sicilia fino agli scandali finanziari degli
anni ottanta. Il mistero della sua morte,
che ancora non è stato svelato, rimane strettamente
legato ai segreti della finanza illegale
italiana ed internazionale e al riciclaggio
dei proventi della mafia siculo-americana.
2. Caso Campagna Il 12 dicembre 1985 Graziella
Campagna, una ragazza di diciassette anni,
viene rapita e uccisa a Villafranca Tirrena,
un piccolo paese in provincia di Messina.
Era l’anno del maxiprocesso alla mafia e
l’omicidio di una ragazza qualunque, non
fece notizia. Graziella, ignara, si e’ trovata
invece al centro di una delle piu’ importanti
connection mafiose che verra’ alla luce molti
anni dopo la sua morte, in una provincia
in cui si credeva che la Mafia davvero non
esistesse: a Messina, la provincia “babba”.
3. Caso Castellari E’ il febbraio del 1993.
L’inchiesta Mani Pulite sta decapitando i
massimi vertici politici ed economici con
arresti, avvisi di garanzia, perquisizioni.
Tra questi c’e’ Sergio Castellari, importante
manager di Stato ed ex direttore generale
del Ministero delle partecipazioni Statali.
Ha gia’ subito un interrogatorio e ha paura
di essere arrestato. Scompare per qualche
giorno e scrive delle lettere ai familiari
e ai giornali. Viene trovato cadavere nei
pressi di Roma il 22 febbraio 1993. Omicidio
o suicidio? Che cos’era che preoccupava cosi’
tanto Castellari da spingerlo alla morte?
4. Caso Gioia Tauro Per quasi trent'anni,
il deragliamento di un treno carico di pendolari
nei pressi di Gioia Tauro, in Calabria, è
stato considerato come un incidente. E' stata
una strage, invece, e non isolata. A tutti
gli effetti, essa, infatti, va ricondotta
nell'ambito della "strategia della tensione"
con l'apporto determinante del neofascismo
e della 'ndrangheta, i veri gestori della
rivolta di Reggio Calabria, scoppiata venti
giorni prima della strage. Ma quel patto
scellerato non doveva essere reso pubblico,
come forse stavano per fare 5 ragazzi anarchici
La loro morte, tuttora avvolta nel mistero,
è forse servita a far tacere uno dei primi
e più riusciti tentativi di "controinformazione"
alla ricerca della verità?
5. Caso Ammaturo Antonio Ammaturo, capo della
Mobile di Napoli, viene ucciso da un commando
delle Brigate Rosse il 15 luglio 1982. Nessuno
dei suoi killer riuscirà mai a spiegare compiutamente
il motivo di quell’agguato.Il poliziotto
aveva tra le mani un’indagine scottante.
Ammaturo era veramente in possesso di un
misterioso plico di cui si sono perse completamente
le tracce?
6. Caso Uno Bianca Chi erano veramente i
componenti della Uno Bianca? Fanatici razzisti,
rapinatori pieni di scrupoli, schegge impazzite?
Dopo quasi dieci anni di terrore scatenato
nell'ex isola felice dell'Emilia Romagna
tra il 1985 e il 1994, quattro processi con
condanne pesantissime, rimangono molti dubbi.
La reale motivazione che ha spinto i fratelli
Savi i loro complici, quasi tutti poliziotti,
a compiere 26 omicidi e più di 100 feriti
per un bottino irrisorio, è rimasta oscura.
Così come le protezioni di cui hanno goduto,
forse troppe per dei semplici rapinatori.
C'era una mente dietro quella follia sanguinaria?
7. Caso Calvi Roberto Calvi riuscì a trasformare,
in pochi anni, una banca di piccole dimensioni
come l’Ambrosiano in una delle più agguerrite
banche d’affari del mondo fino all’inevitabile
crack, il più grave della storia italiana.
Il 18 luglio 1982 il banchiere Roberto Calvi,
presidente del Banco Ambrosiano, viene trovato
impiccato ad una trave sotto il ponte Blackfriars
di Londra: si e’ suicidato per il fallimento
ormai incombente o e’ stato ucciso da qualcuno
che poteva trarre vantaggio dalla sua morte?
8. Caso Mattei Per decenni la morte di Mattei,
che avvenne nell’ottobre 1962, è rimasta
un mistero. Oggi è possibile affermare che
a bordo dell’aereo del Presidente dell’ENI
c’era una bomba assai sofisticata e che le
indagini ufficiali vennero pesantemente inquinate
per accreditare l’ipotesi dell’incidente.
Ma chi era e cosa voleva Mattei? Il suo progetto
principale era quello di sottrarre alla morsa
delle compagnie petrolifere americane i paesi
produttori di greggio del Mediterraneo e
del Medio Oriente, appoggiando i tentativi
di decolonizzazione, anche attraverso colpi
di Stato. Ancora oggi la figura di Mattei
fa discutere: fu davvero un industriale illuminato
e lungimirante o un uomo di potere che per
realizzare i suoi progetti non indugiava
a corrompere il sistema politico ? Ma soprattutto
chi voleva la sua morte e chi ne ha guadagnato?
9. Caso De Mauro Settembre 1970. A Palermo
scompare Mauro De Mauro, uno dei giornalisti
del quotidiano L’Ora, proprio mentre sta
ricostruendo, per conto del regista Francesco
Rosi, le ultime ore di vita di Enrico Mattei.
Sono passati 30 anni e neanche i pentiti
di mafia hanno fatto luce su questa misteriosa
scomparsa.
10. Caso Gioè E’ il 28 luglio 1993. Cosa
Nostra continua la sua strategia terroristica
colpendo al cuore lo Stato. In quelle stesse
ore il mafioso Antonino Gioè,detenuto a Rebibbia
in isolamento, scrive poche righe in cui
annuncia il suicidio:”Io rappresento la fine
di tutto”. Viene ritrovato impiccato alcune
ore dopo. Gioè, legato ai corleonesi, era
accusato di aver preparato la strage di Capaci,
in cui perse la vita Giovanni Falcone. Cosa
significa quella frase e a chi è diretta?
Forse ha preferito uccidersi invece di pentirsi.
Di sicuro era a conoscenza degli aspetti
più segreti della guerra tra Stato e Mafia.
IL LATO OSCURO DELLE COSE
di Carlo Lucarelli
“Diceva Glauser, il Simenon svizzero, che
il giallo è un “ottimo mezzo per dire cose
sensate”. La struttura del giallo, del noir,
del thriller, comunque lo si voglia chiamare,
si è rivelata da tempo una struttura narrativa
efficacissima, una macchina quasi perfetta,
per raccontare la metà oscura delle cose,
dicendo cose sensate in modo appassionante.
Non è detto che questa metà oscura debba
riguardare soltanto un cuore, una casa o
una città, come accade nei “delitti privati”
che i gialli alla Agatha Christie – e le
precedenti edizioni di Blu Notte – hanno
raccontato. Si può applicare il metodo anche
ai grandi misteri, quelli che coinvolgono
una comunità, una nazione, un epoca addirittura.
“American Tabloid” di James Ellroy, ne è
un esempio.
Per questo abbiamo cercato di allargare l’orizzonte
dei casi trattati, applicando il metodo narrativo
del noir –la tensione, la suspense, il mistero-
e quello di Blu Notte –solo quello che è
provato, solo quello che c’è nelle carte,
per quanto è possibile sapere, senza inventarsi
niente- ad alcuni dei più grandi misteri
italiani. Misteri importanti, misteri da
romanzo, nonostante l’abitudine a sentirseli
nominare possa provocare un moto di fastidio
– oddio, ancora quello- a persone di una
certa età, e indifferenza – chi? Mai sentito
- a persone più giovani.
Le solite cose, cose vecchie… non c’è niente
di meno vero. Ci sono misteri nella storia
d’Italia che purtroppo non hanno niente da
invidiare ai romanzi di John Le Carrè o ai
film tratti dai libri di Grisham. Personaggi
incredibili che sarebbero inverosimili anche
in un romanzo di Ellroy. Trame, plot e subplot
che nemmeno ad Hollywood. E assieme a questo,
pezzi di storia, tra i più importanti anche
se tra i meno conosciuti, che hanno contribuito
a fare l’Italia e che devono essere raccontati
non solo perché sono narrativamente “belli”
ed “efficaci” ma soprattutto perché sono
importanti, edificanti o spaventosi.
La sfida era questa, dire “cose sensate”
con l’emozione del giallo su alcuni dei più
incredibili Misteri Italiani
Il Mistero dei Misteri in TV
Carlo Lucarelli – L'UNITA' – 20/12/2001:
Una domanda, ma 'sto cardinale Marcinkus
l'ho sentito nominare in casi sempre loschi,
ma chi è?
Il modo di scrivere è quello veloce e senza
pause di chi è abituato a e-mail, newsgroup
e messaggini telefonici e anche l'indirizzo
di posta elettronica ha uno pseudonimo che
fa pensare ad una persona molto giovane.
E' una delle tante mail che sono arrivate
alla redazione di Blu Notte, e io la considero
una delle più belle, anche se a vederla così,
con quella ammissione di storica e civile
ignoranza, dovrebbe dare paura. A me, invece,
riceverla ha fatto piacere, e mi ha dato
anche un certo conforto.
Quando abbiamo cambiato la formula di “Blu
Notte” in quella di “Blu Notte-Misteri d'Italia”
ci siamo chiesti dove saremmo andati a finire.
In tre anni di efferati delitti irrisolti,
tutti molto importanti ma anche tutti molto
“privati”, ci eravamo costruiti un pubblico
affezionato che nonostante l'ora ci portava
anche al 16%. O meglio, per non ragionare
in biechi termini di audience, un pubblico
che ci scriveva lettere e e-mail di entusiastica
approvazione e che quando riconosceva me,
il commissario Bozzi o Alessandro Riva e
Lorenzo Viganò, ci fermava per la strada
e ci diceva bravi. Ancora di più, un pubblico
formato da parenti delle vittime che poi
telefonava per ringraziarci per quello che
avevamo fatto. Molti dei nostri telespettatori,
lo sapevamo, erano appassionati di giallo,
giallo classico alla Hitchcock, pieno di
quella tensione concentrata che solo un delitto
“privato”, da camera chiusa o da serial killer,
riesce pienamente a dare.
Altri, invece, e sapevamo anche questo, erano
semplicemente appassionati di sangue e forti
emozioni da cronaca vera. Passare ad altri
delitti, altrettanto efferati e irrisolti
ma “pubblici”, che effetto avrebbe avuto?
Un caso come quello di Michele Sindona, per
esempio, o quelli di Roberto Calvi o Enrico
Mattei. Complicati , difficili da raccontare
e da capire. Più lontani dall'esperienza
comune (e quindi da quella dose di identificazione
necessaria per provare paura o inquietitudine)
dell'omicidio di un'anziana signora, di una
comune ragazza o di un semplice impiegato.
Con quel senso di già visto, già sentito
e già nominato che tutte le grandi storie
come queste si portano dietro.
Poi arriva la mail di Ferruccio da Matera:
“Il mio neonato interesse per moltissimi
fatti di cui non conoscevo praticamente nulla
spero sia condiviso da moltissimi italiani”.
Quella di Eugenio, da Reggio Calabria, sulla
strage di Gioia Tauro e i cinque ragazzi
anarchici morti in uno strano incidente stradale:
“Sono rimasto sbalordito proprio perché non
ne avevo mai sentito parlare”. E Davide,
dopo aver visto la storia di Michele Sindona:
“Ho 18 anni e purtroppo appartengo ad una
generazione a cui niente fa più paura. Davanti
ad un film dell'orrore sono frequenti gli
sbadigli, siamo abituati a tutto. Eppure
stasera ho avuto più volte dei brividi. Brividi
di paura”. E tanti altri, come Vincenzo,
di 25 anni, Rossano di 32 (che esprime il
suo interesse per “fatti, risvolti e oscuri
accordi di questo strano paese”), Anna Maria
(che invece di “misteri” li chiama “verità
nascoste”) e di Mau, grande: “Ma 'sto cardinal
Marcinkus, l'ho sentito nominare in casi
sempre loschi, ma chi è?”.
Ne ho citate solo qualcuna, ma sono tante
le mail, le lettere o anche solamente le
strette di mano e le pacche sulla spalla
che ho ricevuto da gente nata prima del 1970.
Gente che le cose non le sa, o non le ha
capite bene, ma che vuole saperle e vuole
capirle. Non colleghi scrittori e giornalisti,
intellettuali o anche solamente cittadini
informati, incuriositi dal mio riassuntone
narrativo di una storia nota e magari un
pò dimenticata, o interessati a quelle a
quelle schegge di verità nuove trovate da
segugi di razza come Francesco La Licata,
Vincenzo Vasile, Guido Ruotolo e Nicola Biondo.
Ragazzi giovani, anche molto giovani, che
hanno aspettato quasi mezzanotte, si sono
visti la puntata e poi hanno scritto. Come
Re Lucertola, che forse sentiva proprio Jim
Morrison quando ci ha scritto “salve sono
una ragazzo di 16 anni vi seguo dall'anno
scorso siete mitici”, anche lui senza virgole
e senza pause.
Anche quasi tutto il resto del pubblico ci
è rimasto fedele, sia quello dei giallisti
(la storia di Enrico Mattei, in fondo, cos'ha
da invidiare ad una trama di Tom Clancy?,
e la Uno Bianca a James Ellroy?) che, in
parte, quello dei “sanguigni”, come Diego,
“appassionato di delitti efferati, stragi
di stato e serial killer”, e di questo siamo
contenti.
L'unica cosa che ci è dispiaciuto, invece,
è che non si è arrabbiato nessuno. Non dico
a livello di querele o di pallettoni contro
la macchina, per carità, va benissimo così.
Però...forse siamo stati così bravi e così
poco faziosi che tutto quello che abbiamo
detto e mostrato era oggettivamente inoppugnabile.
O forse non abbiamo detto niente di così
grosso, costretti da un'autocensura di metodo
(niente che non sia provato, niente che possa
sembrare fazioso) e di forma (le mie esigenze
di ritmo narrativo e quelle della comprensione
della storia). O di così nuovo (anche se
grazie ai sunnominati segugi un po' di cose
inedite le abbiamo dette): in fondo, che
l'attuale ministro per l'Attuazione del programma
fosse amico di Carboni e fosse intervenuto
in Parlamento a favore di una delle banche
legate a Calvi era una cosa che si sapeva
già. Ma che i nostri under '70 non hanno
fatto a meno di notare con il giusto, indignato
imbarazzo: “Scusate, ma Pisanu è quel Pisanu?”.
Da parte degli interessati, invece, nessuna
reazione. Meglio così. Forse.
Qualche settimana fa, per esempio, ero sul
treno che da Roma andava a Bologna, quando
ho visto un tipo strano. Giovane, ben messo,
con gli occhiali scuri e la giacca aperta,
sembrava una guardia del corpo, e più dall'atteggiamento
che dall'aspetto. Guardava a destra e a sinistra
come se cercasse il posto giusto per qualcuno
e infatti era seguito da un signore distinto,
vestito di nero, sulla cinquantina. Il ragazzo
mi supera, il signore mi vede, gli fa cenno
di fermarsi, mi dice “scusi, ma lei è Lucarelli?”,
e poi “ho visto tutte le sue trasmissioni.
Quella su Sindona...bellissima. E poi, è
tutto vero...sono un amico di Licio Gelli”.
Così mi stringe la mano e se ne va.
Che avessimo cambiato pubblico passando da
“Blu Notte” a “Blu Notte-Misteri d'Italia”
lo sapevo, ma che l'avessimo allargato così
tanto non lo avrei proprio immaginato.
Il protagonista di Blu notte e giallista
racconta:
"Via Poma è un caso difficile, con tante
zone d'ombra"
Lo scrittore Carlo Lucarelli: "Così
nasce il delitto perfetto"
E a Siracusa l'assassino di un omicidio irrisolto
ha seminato indizi per la troupe della Rai
di MASSIMO VINCENZI
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ROMA - Se non è un indagatore dell'incubo
come Dylan Dog, Carlo Lucarelli ci va vicino:
si muove più semplicemente dentro i misteri
della cronaca nera italiana, che spesso superano
la fantasia. Sopra ai casi non risolti, lo
scrittore di Parma ha costruito una trasmissione,
Blu Notte su Raitre che riprenderà in autunno
con un nuovo ciclo: indagini parallele, sguardi
curiosi su quei crimini dove la faccia dell'assassino
non si è mai vista. Come quello di Francesca
Alinovi a Bologna o quello della tassista
di Siena. O quello di Simonetta Cesaroni,
la ragazza uccisa in via Poma dieci anni
fa. Il classico delitto perfetto, dove qualcuno
come Dylan Dog avrebbe fatto comodo. L'autore
di "Almost blue" e "Guernica"
non si tira indietro e partendo da quella
storia lontana dell'estate romana prova a
raccontare come un crimine diventa un giallo.
Con alcune scoperte inquietanti.
Tra i tanti casi che lei ha ricostruito nel
suo programma come mai manca quello di via
Poma?
"Non è stato possibile, perchè non abbiamo
potuto accedere alla documentazione necessaria
e per un delitto così complicato come quello,
senza questi dati fondamentali era inutile
ogni sforzo".
Da esterno appassionato però un'idea se la
sarà fatta...
"Con gli elementi che uno ha in mano
leggendo solo i giornali è impossibile formulare
ipotesi: sono tutte possibili. Di certo alcuni
dettagli strani mi hanno colpito".
Per esempio?
"Di che cosa si occupasse esattamente
quell'ufficio, cosa c'era nel computer, cosa
c'era nei minimi dettagli dentro la stanza.
Ci sono alcune anomalie che contribuiscono
ad intorbidire ancora di più le acque".
Cosa trasforma un episodio di cronaca in
un mistero, in un giallo irrisolto?
"Gli elementi sono tanti. Innanzi tutto
i casi sono difficili, intricati, pieni di
zone oscure. Non è come nei romanzi dove
le prove vengono create ad arte e tutto si
risolve come per magia, la realtà purtroppo
è più complessa. Le impronte digitali per
esempio sono difficilissime da rilevare:
basta una superficie zigrinata e tutto è
inutile. Ci sono poi i costi economici delle
indagini: l'esame del Dna è carissimo, attorno
ai due milioni, e gli investigatori non lo
possono usare in continuazione. Poi qualche
volta la polizia sbaglia oppure l'assassino
ha fortuna".
In via Poma secondo lei ha sbagliato la polizia?
"Difficile da dire, ma mi sembra che
qualche errore sia stato compiuto, soprattutto
nella prima fase dell'inchiesta, quella del
sopralluogo dell'appartamento. Ma queso è
un problema generale in Italia, perché manca
la cultura del congelamento del luogo del
crimine. In Inghilterra, per esempio, questo
è un principio sacro, da noi invece attorno
al cadavere si muovono mille persone e tutto
è più difficile. Dopo tutto i nostri carabinieri
e poliziotti sono più bravi nel controllo
del territorio, dipende proprio dalla cultura
dell'indagine".
Come mai alcuni delitti restano impressi
nella memoria collettiva?
"Ne parlavo in questi giorni con i miei
amici a proposito proprio di via Poma. Una
spiegazione razionale non c'è: entrano in
gioco elementi come la vita della vittima,
la scena del delitto, il contesto generale.
Per esempio conta molto se un omicidio irrisolto
avviene dove non te lo aspetti: nel centro
di una metropoli, in un tranquillo paese
di provincia, in una stanza chiusa. Soprattutto
la stanza chiusa colpisce perché dentro dovrebbe
esserci tutto quello che serve per scoprire
il colpevole invece il suo volto è l'unica
cosa che manca".
Quali sono i casi che l'hanno colpita di
più?
"Di sicuro quello di Francesca Alinovi,
la ricercatrice del Dams assassinata a Bologna
negli anni Ottanta, proprio perché ha quasi
tutti gli elementi che dicevo prima. Poi
quelli di Lidia Macchi e Annalisa Pedron
due ragazze di Varese e Pordenone".
Nelle sue indagini parallele hai mai risolto
il rebus?
"Io e i miei collaboratori, alcuni sono
poliziotti, in tre situazioni abbiamo trovato
indizi tali che la magistratura ha riaperto
le inchieste".
Quali sono?
"Non posso dirlo perchè c'è il segreto
istruttorio e ci hanno chiesto di non svelare
niente. Nell'ultima serie però ci è successo
qualcosa di ancora più inquietante...".
Cioè?
"A Siracusa stavamo ricostruendo un
delitto di una ragazza e l'assassino ci ha
fatto ritrovare gli indumenti della vittima
che erano scomparsi. La polizia li cercava
da tempo e sono stati trovati in un pascolo
proprio il giorno che noi siamo andati là
per le riprese. Qualcuno sapeva che saremmo
andati là e ha voluto darci, in particolare
dare alla televisione, questa traccia, questo
segnale".
(7 agosto 2000)
Riportiamo qui di seguito la sceneggiatura di un caso trattato nella prima serie.
Francesca (Il caso "Alinovi")
Bologna - 12 giugno 1983
Lucarelli, in studio:
ci sono casi, nella cronaca, che anche a
distanza di anni,
anche quando sembrano risolti e non c’è più
niente da fare, restano nella testa
della gente e di un’intera città e continuano
a bruciare con le stesse domande
di allora: chi è stato? come? e perché?
Il caso che raccontiamo questa sera, il Caso Alinovi, è
uno di quelli. A distanza di anni, poliziotti,
avvocati e testimoni, quando ne
parlano, si scaldano e urlano come se fossero
ancora in questura o in corte
d’appello, con lo stesso coinvolgimento emotivo
di allora, la stessa passione.
E lo stesso mistero.
In teoria il caso Alinovi è risolto, esiste
un colpevole,
condannato in varie istanze, che deve scontare
dodici anni per omicidio
preterintenzionale, eppure, eppure… ecco,
se fosse un giallo, il caso Alinovi
sarebbe come "Prima di Mezzanotte" di Andrew
Klavan o "Io ti salverò" di Alfred
Hitchock… abbiamo un colpevole, tutto è chiaro,
il caso è chiuso, però, però…
c’è qualcuno che non è convinto. C’è qualcosa
che non torna.
Proviamo a raccontarlo. Facciamo un passo
indietro e andiamo là
dove è iniziato tutto. Nel cuore di Bologna.
In uno dei vicoli del centro.
FILMATO N.1 : ARRIVO IN VIA DEL RICCIO.
15 giugno 1983.
Sono le sette di sera e fa caldo perché
il pomeriggio è stato
afoso, uno di quei pomeriggi in cui il calore
sale dalle pietre delle case e
ristagna sotto i portici fino a tardi, troncando
il respiro.
Via del Riccio numero 7, poco più di un
vicolo, nel centro di
Bologna.
Un’auto dei Vigili del Fuoco si ferma all’imboccatura
della
strada. Osservati da un gruppetto di curiosi,
i pompieri appoggiano la scala al
muro di una casa, salgono fino al secondo
piano ed entrano da una finestra
aperta. Attraversano la camera da letto ed
entrano nel salotto, poi,
all’improvviso, uno di loro torna indietro,
corre alla finestra, si affaccia sul
vicolo e grida di chiamare il 113.
FILMATO NUMERO N.2: luogo del delitto
lUCARELLI IN STUDIO (F.C)
A terra, davanti ad una poltrona, in un
salotto pieno di
quadri, libri e dischi, c’è una donna. E’
vestita, indossa scarpe rosse,
pantaloni, una maglietta a righe e un giubbetto,
anche se è estate. E’ coricata
su un fianco, sulla moquette e ha la testa
coperta da due grandi cuscini.
C’è sangue, non molto ma ce n’è: a terra,
sullo schermo di un
televisore, su un muro lontano, attorno ad
un interruttore. E sulla
moquette.
Perché la donna è morta, trafitta da quarantasette
coltellate.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Sul posto, come nei romanzi gialli, arriva
il capo della Mobile
di Bologna, il commissario Gaetano Chiusolo,
con gli agenti della Omicidi e
arrivano anche i fotografi della scientifica
e il medico legale che esamina
subito quello stranissimo, impressionante
massacro.
Sì perché la donna è stata uccisa con 47
pugnalate, ma sono
pugnalate microscopiche, piccoli colpi, profondi
poco più di un centimetro e
nessuno mortale, a parte uno, al collo, che
ha reciso la giugulare. Sono colpi
strani, quasi tutti concentrati sul lato
destro del corpo, soltanto il destro,
alla gamba, al braccio, al collo e qualcuno
sulla schiena, inferto da
angolazioni diverse, a raggera, secondo una
logica apparentemente assurda, da
film del terrore. Perché?
A parte i colpi, nell’appartamento non ci
sono segni di lotta.
Neppure i vicini, nonostante via del Riccio
sia solo un vicolo e le finestre
fossero tutte aperte per il caldo, hanno
sentito niente. La porta è chiusa,
anche se con il semplice scatto della serratura
e non presenta tracce di
efrazione. Dall'appartamento non manca nulla
di importante, tranne un piccolo
asciugamani, qualche spicciolo, uno specchietto
e un coltello da
cucina.
Nel bagno, invece, c’è qualcosa di strano.
Un paio di occhiali, un paio di rayban a
goccia come andavano
allora, graduati, a specchio, con una lente
sfilata.
FILMATO NUMERO 3: LA SCRITTA SUL VETRO.
VOCE LUCARELLI (F.C.)
E soprattutto, scritta sul vetro di una
finestra, con un
pennarello, c’è una frase: Your not alone,
anyway. L'inglese è scorretto, ma la traduzione
suona in modo inquietante:
comunque non sarai mai sola.
Sì, però quella scritta… no, dopo. Vediamoli
dopo i però. Per
adesso seguiamo le indagini.
Anche il nome della vittima, che gli agenti
della prima
radiopattuglia intervenuta leggono sul tesserino
ferroviario trovato in una
borsa, contribuisce a complicare le cose.
Perché la vittima non è una persona
qualunque è "Alinovi Francesca, nata a Parma,
di anni trentacinque", bella e
stravagante intellettuale d'avanguardia,
critica di fama internazionale e
assistente di Estetica al DAMS di Bologna.
FILMATO N. 4: FRANCESCA.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Francesca Alinovi vive tra Bologna e New
York, dove porta le
suggestioni colorate dei Graffitisti americani
e coordina un gruppo di giovani
artisti, gli Enfatisti, che fanno capo alla
galleria d’arte Neon. La ricordano
due artisti del gruppo, Valeria Modica e
Gino Giannuizzi e il gallerista
Bartolomeo Maria Di Gioia, uno dei fondatori
del Circolo Artistico di
Bologna.
FILMATO N.4bis: INTERVISTE E RITRATTI DI
FRANCESCA
LUCARELLI, IN STUDIO:
"Uno dei migliori critici della sua generazione",
come la
definisce il critico d’arte Renato Barilli,
attiva e controcorrente, docente in
una facoltà un po’ maledetta come quella del Dams di Bologna, dove si
insegna a diventare critici, attori, pittori,
artisti...
FILMATO N.5: FOTOGRAFIA DI FRANCESCA.
VOCE LUCARELLI (F.C.)
una tipa strana, con i capelli sparati in
un taglio dark, come
si usava allora, lo sguardo curioso, all’angolo
degli occhi truccati di nero e
quel sorriso ironico che ha sempre nelle
foto. Inquieta e tormentata.
Bellissima, Francesca.
La vittima ideale per un romanzo giallo.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Francesca Alinovi è il primo personaggio
della nostra storia.
Adesso ci vuole il secondo. C’è stato un
omicidio. C’è una donna assassinata. Ci
vuole un assassino.
Le indagini della polizia si orientano subito
sull’ambiente che
frequentava la vittima. Tra l’altro, Francesca
Alinovi non ammetteva facilmente
degli estranei nel suo appartamento, lei
che si affacciava alla finestra sulla
strada quando suonavano il suo campanello
e quindi è facile che ad ucciderla sia
stata una persona conosciuta.
Dalle prime testimonianze, per esempio quella
di Marcello Iori,
un pittore amico di Francesca, l’uomo che
quel giorno aveva chiamato i vigili
del fuoco dopo che lei non aveva risposto
nè alla porta nè al telefono, salta
fuori subito lo strano rapporto che legava
Francesca Alinovi ad uno dei suoi
studenti,
FILMATO NUMERO 5bis: FOTO CIANCABILLA E QUADRI.
VOCE LUCARELLI (F.C.)
un pittore di ventitrè anni, dalla personalità
complessa e
affascinante, fragile e aggressiva, con problemi
di tossicodipendenza. Insomma,
un tipo strano, anche lui.
Francesco Ciancabilla.
Marco Girella, un giornalista di Bologna
che ha seguito il caso
per noi, ha intervistato Gaetano Chiusolo,
il commissario della Squadra Mobile
che condusse le indagini sull’omicidio.
FILMATO NUMERO 6: INTERVISTA CHIUSOLO.
LUCARELLI, IN STUDIO:
A Bologna, Francesco Ciancabilla viene trattenuto
come
testimone negli uffici della Questura. Straordinariamente
calmo e impassibile,
parla per due giorni con il magistrato e
il commissario Chiusolo, che lo porta
anche sul luogo del delitto. E’ l’ultima
persona conosciuta ad aver visto
Francesca Alinovi da viva, dato che la perizia
del medico legale ne fa risalire
la morte a tre giorni prima del ritrovamento,
alla domenica del 12 giugno, tra
le diciassette e le ventidue.
FILMATO N.7: PARTENZA TRENO.
Con Francesca, dice Ciancabilla, ha passato
quasi tutto il
pomeriggio di domenica, fino alle diciannove
e trenta, quando è andato alla
stazione a prendere il treno delle 20 per
Pescara.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Alla stazione ha incontrato una sua amica,
Anna Agari, una
morettina con gli occhiali e un neo sul mento,
all'angolo delle labbra, a cui
aveva dato appuntamento chiamandola da casa
della Alinovi. Anna, infatti, doveva
andargli a prendere due dosi di eroina, una
per se e una per lui, da farsi in
Treno. A Pescara, poi, era arrivato puntuale
per incontrare un'altra amica,
Franca Memmo, che lo aveva portato a casa.
Alle sette e mezzo, quando aveva
lasciato via del Riccio, dice Ciancabilla,
Francesca era viva.
Ma per tutti, per il commissario Chiusolo,
per Marcello Iori e
gli amici di Francesca, per il giudice istruttore
Daniela Magagnoli, l’assassino
è Francesco Ciancabilla. Anche per l’avvocato
della parte civile, Achille
Melchionda.
FILMATO N. 8: INTERVISTA MELCHIONDA.
LUCARELLI, IN STUDIO:
A inchiodarlo è una serie di indizi, strettamente
connessi tra
loro. Intanto il rapporto che lo legava a
Francesca, un rapporto torbido e
morboso, che durava da più di due anni e
che lei raccontava in un diario.
FILMATO N.9: I DIARI.
VOCE LUCARELLI (F.C):
4 marzo 1981: "Sono innamorata di Francesco.
Sono
incredibilmente innamorata del sosia di me
stessa. Gemelli. Lui è la versione di
me al maschile".
16 settembre: "Francesco non lo vedo più
e fra poco lo lascio.
Una cosa destinata a finire, anzi, mai iniziata".
2 agosto 1982: "Sono perdutamente innamorata.
Perdutamente, che
significa: perdersi".
12 settembre: "Dire che sono infelice è
anche poco per
esprimere la mia infelicità. Continuare ad
amare Francesco quando lui non può
amarmi. Sola, sola, sola, io da sola, io
che amo e non posso essere
riamata".
E prima, il 20 dicembre 1981: "Faccio il
mio testamento di
amore e di morte perché ho sempre sentito
l'amore come morte (e la morte come
amore?). Non voglio morire... non posso amare...".
Brillante e volitiva come una grande critica,
ma anche fragile
e triste come una sedicenne, Francesca.
Con lui, con Ciancabilla, più giovane di
dodici anni, curato e
lanciato da lei come pittore a livello internazionale
e sicuramente invidiato da
molti, Francesca non aveva mai fatto l'amore,
nonostante ci avesse provato in
tutti i modi. Litigano sempre, tutte le volte
che lei cerca di averlo, quando
insiste perché smetta di drogarsi. Litigano
sempre ma non riescono a lasciarsi.
FILMATO N.10: ritratto di ciancabilla
lucarelli in studio:
La polizia scopre anche qualche brutto precedente,
che da alla
relazione una sfumatura violenta, conflittuale.
Ciancabilla aveva rincorso
Francesca con un paio di forbici, una volta
le aveva fatto un occhio nero, si
era fermato con l'auto sull'orlo di un burrone,
minacciando di uccidersi
insieme.
Brutti precedenti, però… dopo. I dubbi dopo.
Seguiamo le
indagini.
Ma soprattutto ci sono gli orari, perché
in questo caso, come
nel più classico romanzo giallo, gli orari
sono fondamentali. L’ora della morte,
innanzitutto.
La perizia del medico legale stabilisce
che Francesca Alinovi è
morta tra le 17/18 e le 23/24 di domenica
12 giugno. Morte per annegamento
interno dovuto al sangue della giugulare
recisa. Una brutta morte che le ha
causato un’agonia di almeno una decina di
minuti. L’arco di tempo stabilito
dall’autopsia è ampio, ma il cadavere è stato
ben tre giorni al caldo
dell’estate, sulla moquette, che riscalda
ancora e accelera il processo di
decomposizione. Non è facile stabilire un’ora,
ma il medico legale, il professor
Ricci la circoscrive a quell’arco di tempo:
17.00 – 24.00.
Sappiamo che Francesco Ciancabilla è stato
con Francesca fino
alle 19 e 30. Se Francesca è morta prima,
Ciancabilla è incastrato. Se è morta
dopo è salvo.
Cosa lo incastra?
Il fatto che Francesca riceva e faccia telefonate
fino alle
cinque di domenica pomeriggio e poi silenzio
completo fino alla chiamata di
Ciancabilla ad Anna Agari, per l'incontro
alla stazione.
Ancora, Francesca aveva promesso di andare
ad una mostra alle
diciannove e trenta, alla quale non va, non
accompagna neppure Ciancabilla al
treno, come faceva sempre, viene trovata
vestita come era stata vista alle due
del pomeriggio, quando era andata a prendere
Francesco, come dice in una
telefonata entusiasta alla sorella, seguita
due ore dopo da un'altra, tesa e
turbata, ad una amica di Parma.
E poi c’è l’orologio.
L'orologio è un Rolex automatico, che Francesca
Alinovi portava
al polso al momento del delitto. E’ uno di
quegli orologi che si caricano col
movimento, per cui si potrebbe, attraverso
un calcolo complesso e una accurata
perizia, stabilire il periodo di massima
carica, sottrarla all’ora indicata
dalle lancette del rolex fermo e stabilire
l’ultimo momento in cui Francesca ha
mosso il polso. E’ un calcolo complesso,
però, perché nel frattempo è successo
che… ma no, questo dopo. I dubbi dopo. Seguiamo
le indagini.
Filmato n. : rolex
La perizia dell’accusa stabilisce che l’ora
segnata dal rolex
insanguinato di Francesca è quella delle
5.12 del 14 giugno. Meno 35 fa le 18 e
12 del 12 giugno. Quando Ciancabilla era
ancora in via del Riccio.
E’ fatta, Ciancabilla è incastrato.
A questo punto, per il giudice istruttore
Daniela Magagnoli e
per il commissario Chiusolo è tutto chiaro:
Francesco Ciancabilla ha ucciso
Francesca Alinovi. In un raptus violento
seguito ad un litigio, oppure durante
un gioco erotico o uno scherzo macabro: intontito
dagli stupefacenti l’ha
colpita con la punta di un’arma occasionale,
un temperino che aveva con se e che
usava a volte per dividere la cocaina o quel
coltello da cucina che manca, l’ha
presa alla gola con quel colpo fatale e poi
ha continuato, incapace di fermarsi.
Resosi conto di quello che aveva fatto, l’ha
coperta con i cuscini, forse per
pietà, poi si è pulito con l'asciugamano
mancante, ha telefonato all'amica per
crearsi un alibi e se ne è andato.
Lo dicono gli indizi, lo dicono i precedenti,
lo dicono i
testimoni e le perizie e lo dice l'orologio.
Al primo processo, il 31 gennaio 1985, Francesco
Ciancabilla
viene assolto per insufficenza di prove.
FILMATO N. 11: TRIBUNALE E 500.
VOCE LUCARELLI (F.C)
In appello, i giudici restano per sette
ore in camera di
consiglio. Alle diciassette e quindici del
3 dicembre 1986 il presidente legge
il verdetto che "condanna Francesco Ciancabilla,
per omicidio volontario, alla
pena di anni quindici di reclusione, all'interdizione
perpetua dai pubblici
uffici e ad almeno tre anni di casa di cura
e di custodia...".
In quel momento Ciancabilla è a bordo di
una 500 e viaggia da
almeno due ore verso la frontiera svizzera.
Da lì passerà in Francia e poi in
Spagna, dove è stato rintracciato quest’anno.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Adesso è in carcere a Opera, vicino a Milano,
dove dovrà
rimanere per dodici anni, secondo il verdetto
della Cassazione che il 9 maggio
1988 declassa il delitto da volontario a
preterintenzionale.
Dodici anni. Dodici anni per l’omicidio
di Francesca Alinovi.
Caso chiuso.
Se fosse un giallo a questo punto ci sarebbe
qualcuno che non è
convinto. Qualcuno che scuote la testa di
fronte al colpevole dietro le sbarre,
pensa che c’è qualcosa che non quadra e si
chiede:
ma è stato davvero Francesco Ciancabilla
ad uccidere Francesca
Alinovi?
I genitori di Francesco Ciancabilla, per
esempio.
FILMATO N. : I GENITORI DI CIANCABILLA.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Torniamo indietro, allora. Torniamo a tutti
quei però seminati
e abbandonati durante il racconto della nostra
storia.
La scritta.
C’è qualcosa che non va in quella scritta.
Ricordate: Your
not alone, anyway... comunque non sarai mai sola, scritto
con un pennarello
sulla finestra del bagno. Ci sono due persone,
due artisti che hanno dormito a
casa di Francesca Alinovi in quei giorni.
I due ragazzi affermano che fino alla
mattina di quella domenica, quando se ne
sono andati, la scritta non c’era.
Certo, potrebbero non averla vista e infatti
alla polizia dicono che non possono
proprio giurare che non c’era… però il bagno
è piccolo, appena 1 e 20 per 1 e 90
e la finestra viene anche riflessa dallo
specchio che sta sopra al bagno. E di
solito è chiusa, perché se no ci si può guardare
dentro, nel bagno. C’era o non
c’era quella scritta? E’ importante perché
la perizia calligrafica ordinata dal
tribunale stabilisce che quelle parole non
sono state scritte né da Francesca
Alinovi né da Francesco Ciancabilla ma da
una terza persona.
Le ricerche della polizia portano in Tribunale
un altro
testimone, un pittore di Trento, Umberto
Postal, amico di Francesca. Postal, un
uomo magro, con gli occhiali rotondi dalla
montatura leggera, ammette di aver
scritto una frase nel bagno di Francesca,
una frase identica e infatti quando
prova a riscriverla al processo commette
lo stesso errore di ortografia. Ma non
l’ha scritta sul vetro della finestra, l’ha
scritta sullo specchio del bagno,
con un rossetto e dopo è stata cancellata.
E poi l’ha fatto tanti giorni prima
perchè lui era a New York per una mostra
ed è tornato in Italia solo quella
mattina. Allora chi ha scritto quella frase?
Quando? E perché?
Your not alone, anyway... comunque non sarai mai sola… che
in gergo, nello slang newyorkese significa
anche finalmente ti ho
fregato.
FILMATO N. :SCRITTA NEL BAGNO.
LUCARELLI, IN STUDIO:
Gli occhiali nel bagno. Quei rayban a specchio
con una lente
sola.
Francesca portava le lenti a contatto ed
erano di una
gradazione superiore a quella degli occhiali.
Forse erano suoi, di qualche tempo
prima, di quando ci vedeva meglio… ma se
non erano i suoi di chi erano quegli
occhiali nel bagno?
Altro dubbio: l’ora della morte.
La difesa di Ciancabilla e i suoi periti
mettono in dubbio la
precisione della perizia del professor Ricci.
Era estate, era caldo, c’era la
moquette, c’erano tante difficoltà che potevano
spostare quell’arco di tempo in
avanti, oltre le 24 della domenica.
FILMATO N. : LE FOTO DELLA FESTA
VOCE LUCARELLI (F.C)
E poi, lo dicono i testimoni, Francesca
Alinovi aveva sniffato
cocaina la sera prima, verso le undici. Lei
e Ciancabilla si erano fatti un
quarto di dose, per festeggiare la riuscita
di una mostra. La cocaina ci mette
un po’ a metabolizzarsi e ad essere assorbita
dall’organismo, un processo che
naturalmente si arresta con la morte. Durante
i vari dibattimenti c’è un’altra
guerra di perizie su questo argomento che
sposta avanti e indietro l’ora della
morte.
E l’orologio? Quel rolex insanguinato che
segnava con certezza
l’ora del delitto?
C’è qualche problema riguardo all’orologio.
L’ora segnata dalle
lancette non viene rilevata subito.
Nel frattempo l’orologio è stato mosso dai
necrofori che hanno
rimosso il cadavere, è stato tolto dal polso
di Francesca dal medico legale che
lo ha consegnato alla famiglia, che lo porta
da Bologna a Parma. Il cognato di
Francesca lo tiene in tasca per alcune ore,
poi lo toglie per lavarlo, perché è
ancora sporco di sangue, si accorge delle
lancette IN MOVIMENTO e chiama la
questura di Bologna per segnalare il fatto.
Viene rilevata l’ora, le 11 e 20 di
mattina o le 23 e 20 di sera, perché è un
orologio così, come questo e in quel
momento nessuno pensa a far scattare il datario,
perché non sembra ancora
importante. L’orologio, intanto, ha ripreso
a camminare e il giorno dopo ci si
accorge che il datario e scattato dal 14
al 15 giugno.
Le perizie dell’accusa e della difesa cercano
di calcolare in
quanti minuti di carica aggiuntiva si possano
tradurre questi movimenti per
arrivare a quell’ora a cui sottrarre le 35
di massima carica. L’ora a cui
arriviamo è ambigua… è un orologio come questo:
sono le 5 e 12 del mattino o le
17 e 12 di sera? Sottratte trentacinque ore,
sempre che davvero l’orologio fosse
a massima carica e perfettamente funzionante,
Francesca è morta alle 18 e 12 del
12 giugno o alle ***? Le 18 e 12 concorderebbero
con la perizia del medico
legale, ma la perizia è così precisa? E’
un serpente che si morde la coda…
fermiamoci alle cose concrete. Ai fatti.
Chiediamoci: come è stata uccisa veramente
Francesca Alinovi.
C’è qualcosa che può dircelo.
FILMATO N. :LA SCIENTIFICA
LUCARELLI, IN STUDIO:
Lo studio delle ferite compiuto dal commissario
Bozzi con due
medici legali parla chiaro:
L’assassino di Francesca Alinovi ha colpito
per uccidere. Non
si è trattato di un incidente o di un gioco
erotico finito male, ma di un
omicidio intenzionale. 47 colpi inferti per
uccidere e tanti sulla schiena,
mentre Francesca è a terra che rantola, perché
non si decide a morire, tanto che
l’assassino deve girarla su un lato per vedere
cosa succede e poi coprirla con
due cuscini, perché fa rumore e ci sono le
finestre aperte. Forse se ne va
dall’appartamento senza neanche sapere se
è morta davvero la povera
Francesca.
E’ Ciancabilla questo assassino?
Forse… però… l’assassino si è sporcato,
almeno sulle gambe. Ma
quando è uscito di casa Ciancabilla non era
sporco di sangue, lo dice Anna
Agari, la ragazza che lo incontra alla stazione
e che lo aveva visto all’inizio
del pomeriggio, con gli stessi vestiti addosso.
Certo, Anna Agari potrebbe non
essere attendibile, però… c’è un altro però.
L’interruttore. Quell’interruttore sporco
di sangue. Perché
l’assassino avrebbe dovuto accendere o spegnere
la luce alle 19 e 30 del 12
giugno, quando sicuramente c’è ancora il
sole?
Mistero. Il caso Alinovi è sicuramente un
caso misterioso. Ma
non è l’unico.
Nel 1983, quando viene uccisa Francesca
Alinovi il DAMS,
Discipline delle Arti, della Musica e dello
Spettacolo, corso di Laurea della
Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna,
ha appena tredici anni, ma il "corso
più moderno e progressista dell'università
più antica del mondo", la "scuola che
insegna a diventare artisti", in cui lavorano
Umberto Eco e Renato Barilli, ha
già fatto parlare molto di sè. E non solo
in senso culturale.
La sera del 30 dicembre 1982, Angelo Fabbri,
uno studente di
Cervia di ventisei anni, uno studente modello,
uno dei preferiti da Umberto Eco,
esce dal suo appartamento di Bologna e lì,
in via Mirasole, in pieno centro,
scompare. Viene ritrovato la mattina dopo
da due cercatori di tartufi, in un
burrone in Val di Zena, ucciso da dodici
pugnalate alle spalle.
Il DAMS torna nelle cartelline color panna
della Questura già
nel luglio 1983, quando Liviana Rossi, studentessa
di Ferrara, viene uccisa in
Calabria, ma soprattutto il 3 dicembre, quando
viene ritrovata Leonarda Polvani,
di vent'otto anni, iscritta al DAMS da due
settimane. Anche lei scompare
all'improvviso: parcheggia sotto casa e si
dissolve nello spazio tra l'auto e il
portone, mentre il marito l'aspetta di sopra,
per riapparire cinque giorni dopo
in una grotta fuori Bologna, nuda, con un
laccio legato al collo, uccisa da un
colpo di pistola al cuore. Quattro delitti
in otto mesi: nasce l'ipotesi che
siano maturati tutti nell'ambiente "torbido
e malato" del DAMS, che l'autore sia
uno solo, una specie di "killer degli intellettuali".
L’ambiente è comunque
morboso: nei giorni successivi all’assassinio
di Francesca Alinovi sui muri del
quartiere universitario, appare un manifesto
agghiacciante: il volto di Antony
Perkins, nell'espressione folle di "Psycho",
reso più allucinato da un occhio
enorme, da cartone animato e sotto, assieme
alla scritta Cadaveri
squisiti, il volto di Francesca Alinovi, ripetuto
più volte.
Ma di effettivi legami non se ne trovano,
a parte l’iscrizione
alla stessa facoltà che potrebbe essere spiegata
semplicemente con un calcolo
statistico. E così i delitti del DAMS perdono
la loro etichetta e restano
soltanto casi insoluti.
Altri misteri di una città che non è come
le altre città.
Bologna.
Se fosse un romanzo giallo, il caso Alinovi
non potrebbe che
essere ambientato in una città così: bellissima,
ambigua e misteriosa.
FILMATO N. : BOLOGNA.
Se fosse un romanzo giallo, a questo punto
ci sarebbe la
scoperta dell’assassino. Se fosse un romanzo
di Klavan, qualcuno correrebbe dal
magistrato con la prova che scagiona Ciancabilla
e lo tira fuori dal carcere
inchiodando il vero assassino. Oppure salterebbe
fuori l’indizio imprevisto, la
testimonianza dimenticata e come in "Testimone
d’accusa" di Alfred Hitchcock
scopriremmo che, colpo di scena, è stato
davvero Francesco Ciancabilla quando
tutto sembrava dimostrare il contrario.
Vediamo.
Prima ipotesi: è stato Francesco Ciancabilla.
Era con lei quel
pomeriggio, litigano come al solito ma questa
volta con un’intensità diversa.
Lui scatta, esplode in un raptus violento,
magari aumentato dagli effetti della
cocaina e la uccide. Poi si cambia con i
vestiti che ha nella valigia, va alla
stazione e parte. Forse, però…
Vediamo: seconda ipotesi. Ciancabilla se
ne va, esce
dall’appartamento di Francesca e lei è ancora
viva. Sono le 19 e 30 e lei è
ancora viva. Forse esce anche lei e poi ritorna,
oppure sta per uscire ed ecco
perché indossa quel giubbetto anche se è
in casa… ma in quel momento arriva
qualcuno. Un altro artista del suo giro,
un collega di lavoro, un amico, anzi
no… un nemico, qualcuno che ce l’ha con lei
per qualche motivo. E’ andato a
trovarla per discutere, per rimproverarle
qualcosa, uno sgarbo sul lavoro o
forse è un innamorato respinto da lei che
guardava solo quell’altro, solo
Ciancabilla. Lei lo fa sedere nel divanetto
accanto alla potrona di vimini.
Siede anche lei, lo ascolta, forse risponde,
forse risponde male e lui scatta.
La colpisce selvaggiamente con la prima cosa
che si trova in tasca, un
coltellino, come quello che gli artisti usano
per aprire i colori o tagliare il
cartone. 47 volte, in quel modo brutale e
tremendo che abbiamo visto prima. Poi
scappa. In prigione ci finsce quello sfortunato
di Francesco Ciancabilla e lui è
fuori. Nascosto. Nell’ombra. Forse.
Vediamone un altro. Terza ipotesi. Gira
molta droga in quegli
anni all’Università, soprattutto al Dams,
soprattutto in un ambiente come quello
di Francesca. Ne fa uso anche lei, un po’,
lo sappiamo. Nei suoi diari c’è una
cosa strana, una notazione. Qualche tempo
prima di morire Francesca va in
Turchia, in vacanza. Conosce un uomo, l’unica
distrazione che si concede in tre
anni dal suo amore per Ciancabilla. L’uomo
è un uomo ambiguo, immischiato in
traffici strani. Lei lo chiama "il boss della
droga" e forse esagera, ma forse
non tanto. Comunque la droga c’è in quegli
anni e in quegli ambienti. E se
Francesca Alinovi fosse rimasta coinvolta,
magari involontariamente, magari solo
sfiorata di striscio, come utente occasionale,
con un brutto traffico? Se quella
persona che è andata a trovarla la sera,
dopo Ciancabilla, era uno spacciatore
violento, un pusher che voleva qualcosa da
lei e ha finito per ucciderla con uno
di quei temperini che spesso i tossicodipendenti
si portano dietro?
Ipotesi, ipotesi da romanzo giallo. Ma questo
non è un giallo,
questo è un caso di cronaca e chi abbia ucciso
Francesca Alinovi noi non lo
sappiamo. E’ l’Uomo Ombra, come si usava
dire nei vecchi gialli degli anni
trenta per indicare un assassino misterioso.
L’uomo ombra.
Appuntamento la prossima settimana, alla
stessa ora, su RAI 2
per raccontare un altro mistero.