"La donna in nero", progetto teatrale di Gianluca Ramazzotti
(con Bruno Alessandro e Mauro Mandolini),
adattamento di Carlo Lucarelli, dal romanzo
omonimo di Susan Hill. Si tratta di una ghost
story che a Londra è in scena da tredici
anni.
Roma, 15 novembre 2002 - Arriva il Italia
La donna in nero, il thriller di Stephen
Mallatratt (tratto da un romanzo di Susan
Hill), che da 14 anni viene replicato a Londra,
terrorizzando il pubblico inglese. Il 19
novembre debutterà in prima nazionale al
teatro Colosseo, per l'interpretazione di
Bruno Alessandro e Mauro Mandolini, diretto
da Gianluca Ramazzotti.
La trama, inquietante ed avvincente, porta
il pubblico in un vortice di eventi terrificanti,
amplificati da un accurato meccanismo sonoro
e da una scenografia estremamente coinvolgente.
A parlare della vicenda è il regista: "Arthur
Kipps, giovane avvocato, viene mandato in
un villaggio della campagna londinese a gestire
le questioni burocratiche di una vecchia
signora morta circa 60 anni prima. Li, si
scontra con la reticenza mostrata dagli abitanti
del luogo verso la donna e la sua casa. Ma
a quel punto, Kipps comincia a rivivere quegli
eventi che hanno portato a creare l'atmosfera
della maledizione ed incontra il fantasma
della donna".
Articolo e intervista a cura di Simona Rubeis
Dopo "La trappola per topi", La
donna in nero detiene il record di permanenza
sul palcoscenico londinese. Ancora in scena
al Fortunate Theatre, dove è stato visto
da due milione di spettatori, lo spettacolo
è rappresentato in tutto il mondo. Di recente
anche ad Amburgo e a Broadway.
Tradotto da Gianluca Ramazzotti e da Ombretta
Marchetti, il testo è stato adattato per
il teatro da Carlo Lucarelli, che ci parla
del suo lavoro.
Lucarelli, quando un romanzo noir può definirsi
avvincente per un adattamento teatrale?
"Quando ci si accorge che può essere
portato sulle scene. In generale, i motivi
che rendono avvincente un thriller sono gli
stessi per il cinema, per il teatro e per
la narrativa"
Che caratteristiche deve avere un romanzo
per essere portato sul palcoscenico?
"Io credo che si possa adattare più
o meno tutto. L'importante è sganciarsi dal
mezzo letterario e comprendere che le cose
possono essere rimontate. È chiaro che il
teatro ha altri punti di forza. Rappresentare
un romanzo sul palco, ricostruirne lo stile
e riprodurne i ritmi narrativi è sostanzialmente
impossibile. Così come è impossibile gareggiare
con il realismo del cinema. Ma, alla fine,
credo che tutto possa essere realizzato".
È più stimolante rappresentante un testo
scritto per il teatro o un romanzo, che impegna
maggiormente la fantasia?
"Penso che sia meglio il testo scritto
per il teatro. In questo caso, è possibile
fare leva sui suoi punti di forza, senza
porsi limiti".
Cosa le piace rappresentare della realtà?
"Sono tante le cose che mi attirano.
Devo dire che il delitto in se stesso non
mi interessa, proprio perché realmente accaduto.
In questo caso nasce un senso di repulsione
verso di esso. Nella realtà, la gente si
muove, dice, fa cose che non avresti mai
potuto immaginare. E questo è un grande contributo"
Ciò che la ispira è la motivazione che c'è
dietro al fatto?
"Si. È affascinante ciò che è dentro
alla gente"
Cosa l'ha attratta di questo testo?
"Il fatto che mi abbia fatto paura,
già quando l'ho letto per la prima volta.
Trovo affascinante la relazione fra i due
personaggi, la figura della donna in nero,
il gioco dei suoni".
Programmi futuri?
"Fra poco comincerò a scrivere un romanzo"