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Nelle mani dello Stato
La trattativa
La morte sul lavoro

La mala del Brenta
La quarta mafia


Dopo dieci edizioni di “Blu Notte - Misteri italiani”, Carlo Lucarelli ritorna su Rai Tre con un nuovo programma: “Lucarelliracconta”.

Lo scrittore e conduttore televisivo riprende con il suo appassionante stile narrativo un percorso di indagine e ricostruzione di alcune delle più controverse vicende della società italiana.

Cinque nuovi casi della nostra storia recente: La mala del Brenta, La quarta mafia, La morte sul lavoro, Nelle mani dello Stato e La trattativa, per raccontare fatti che troppo spesso rimangono nascosti o vengono archiviati, dove la storia del crimine inevitabilmente si intreccia alla storia di chi al crimine si contrappone o di chi fatalmente ne rimane vittima.

Ogni puntata avrà un prologo e un epilogo con un’intervista di Carlo Lucarelli a un personaggio che introduce e chiude il tema trattato nella puntata.
Per quella dedicata alla trattativa tra lo Stato e la mafia sarà lo scrittore Andrea Camilleri a introdurci nelle pieghe di una storia di misteri, di stragi sanguinose, di apparati dei servizi segreti deviati. Una storia a cui si aggiungono sempre nuovi elementi, una sorta di mosaico che, giorno dopo giorno, sembrerebbe apparire più definito. Perché soprattutto questa è la storia di un’ipotesi, l’ipotesi di un filo che ha legato e lega Cosa Nostra non solo all’economia, non solo alla politica, ma a una parte dello Stato.

Un’intervista al giallista Massimo Carlotto, invece, ci accompagnerà nelle vicende di una mafia del Nord, “La mala del Brenta” di Felice Maniero, detto “faccia d’angelo”, che con la sua feroce organizzazione criminale dal piccolo paese di Campolongo Maggiore arriva a controllare non solo tutto il Veneto, ma anche altre zone d’Italia e traffici illegali internazionali con i Balcani. La parabola di Felice Maniero sembrerebbe quasi incarnare, da un punto di vista criminale, l’espansione fulminea del Nord-Est, uno dei settori geografici più produttivi del nostro Paese.
Si snoda in Puglia l’inchiesta su “La quarta mafia”, la Sacra Corona Unita. Una mafia autoctona che si ispira alla Camorra e alla ‘Ndrangheta, fatta di estorsioni e di usura, di traffico di stupefacenti, armi e sigarette, di omicidi e di bombe. Ma anche di rituali segreti, di parole arcaiche come formule magiche, immagini sacre bruciate. Forse l’unico esempio in Italia di mafia che è stata sconfitta e sradicata da una terra che, come Don Luigi Ciotti ci racconta, può essere ‘sfruttata’ in maniera positiva.

Non ha invece connotazioni territoriali la puntata su “La morte sul lavoro”che si apre con un prologo di Ascanio Celestini sulla difficoltà di narrare un mondo del lavoro sempre più frammentato e convulso. Carlo Lucarelli cercherà di indagare le ragioni profonde degli incidenti, i problemi della sicurezza sul lavoro, quanto è stato fatto per difenderla e quanto ancora resta da fare per impedire che il lavoro, fondamento nella nostra Repubblica e della nostra Costituzione, invece di portar vita e possibilità di esprimere il proprio talento, porti così la morte.

La puntata “Nelle mani dello Stato” - ­introdotta dall’intervista a un cantautore con un forte interesse per i temi sociali come Daniele Silvestri - racconta di luoghi diversi: caserme, questure, carceri, reparti penitenziari degli ospedali, ospedali psichiatrici giudiziari, centri di identificazione ed espulsione, in cui un cittadino finisce nelle mani dello Stato perché arrestato o fermato, detenuto in attesa di giudizio, condannato, o semplicemente bisognoso di cure. Ci sono leggi, procedure, controlli e persone che regolano questa tutela. Ci sono forme di garanzia che, in una democrazia, spesso funzionano ma altre volte no. Come nei casi di Stefano Cucchi o Federico Aldrovandi, o come in quelli di donne e uomini che stavano dietro le sbarre e che sono morti di morte violenta mentre erano nelle mani dello Stato.